SA 29 maggio e CdA 30 maggio 2018

Resoconto istituzionale delle sedute di SA del 29 maggio 2018 e del CdA del 30 maggio 2018.

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Candidatura di Caterina Mele al CdA

Elezioni Suppletive del CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE – Scorcio di mandato 2016-2020

Candidatura di Caterina Mele
Per un Ateneo democratico, libero, cooperativo e resiliente

Chi sono in breve

Sono Professore Associato di Architettura Tecnica in servizio presso il Dipartimento di Ingegneria Strutturale Edile e Geotecnica. Mi sono laureata con lode in Architettura presso questo Politecnico (1988) e sono Dottore di Ricerca in Ingegneria Edile (1998). Dopo la laurea ho fatto parte per alcuni anni dell’équipe di ricerca della Missione Archeologica Italiana del Politecnico a Hierapolis di Frigia in Turchia. Ho iniziato la carriera universitaria come ricercatore non strutturato nel 1992 grazie ad una borsa di ricerca CNR svolta presso il Dipartimento di Ingegneria dei Sistemi Edilizi e Territoriali della I Facoltà di Ingegneria di questo Ateneo. Dopo il dottorato, borse di ricerca post-doc e un assegno di ricerca quadriennale, nel 2003 ho vinto il concorso come Ricercatore a Tempo Indeterminato nella mia area disciplinare, anche se il mio ingresso in ruolo è avvenuto solo nel 2004, a causa del blocco delle assunzioni del pubblico impiego attuato dalle politiche governative di quegli anni. Ho quindi una lunga esperienza di “gavetta” dal basso che mi permette di comprendere bene le problematiche del personale precario, docente e non. Il mio campo principale di ricerca riguarda gli aspetti progettuali e tecnologici dell’intervento sul Costruito, storico e moderno. Su questi temi ho partecipato a numerosi progetti cofinanziati nazionali ed internazionali. Nei primi anni duemila sono stata eletta rappresentante italiano del Board International Specialist Commitee of Technology (ISC/T) di DOCOMOMO International, che si occupa della salvaguardia e della valorizzazione delle opere di architettura del Movimento Moderno a livello internazionale. Più di recente ho volto una consistente parte delle mie attività di ricerca e di didattica ad approfondire i temi della sostenibilità, applicata al campo architettonico ed edilizio nelle sue valenze tecniche, ma anche etiche e ambientali, e su questi temi sto attualmente conducendo come responsabile scientifico un progetto internazionale. Ho fatto parte del Collegio Docenti del Corso di Dottorato in Innovazione Tecnologica per l’Ambiente Costruito, e partecipato al Collegio del Corso di Dottorato in Beni Culturali (ora Beni Architettonici e Paesaggistici) della Scuola di Dottorato del nostro Ateneo. Ho svolto come coordinatrice attività formativa di terzo livello sui temi della riqualificazione edilizia per il personale della Pubblica Amministrazione per la scuola Master del Politecnico. Ho collaborato a numerose iniziative di divulgazione culturale in collaborazione con la Città di Torino e la Regione Piemonte, tra cui mostre e conferenze sui temi dell’architettura e della sostenibilità. Le mie esperienze gestionali riguardano la partecipazione a commissioni e giunte dipartimentali e, come rappresentante dei Ricercatori di Ruolo a Tempo Indeterminato (RTI), al Senato Accademico (mandato 2015-2019, cessato per progressione al ruolo PA).

Motivazioni alla candidatura

Come avevo già scritto due anni fa nel documento di presentazione della mia candidatura per il Senato Accademico, credo nell’impegno civile, personale e diretto. Per questo negli anni ho cercato concretamente di dare il mio contributo alle politiche dell’Ateneo, dentro agli Organi di Governo come Rappresentante in Senato dei Ricercatori RTI e al di fuori di essi, insieme a molti altri (Coordinamento Polito) di ruoli diversi, strutturati e non, uniti da una visione comune che mette al centro il ruolo pubblico dell’Università, cercando di favorire il più possibile un’ampia e democratica partecipazione alle scelte della nostra comunità accademica. Continuo a credere nei valori fondanti della Costituzione secondo la quale (art. 9) “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” e per questo credo nel diritto allo studio come strumento imprescindibile di libertà e uguaglianza tra i cittadini, così come recita l’art. 34 del dettato costituzionale “la scuola è aperta a tutti. I capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Ritengo quindi che l’Università, in quanto espressione del più alto grado di istruzione pubblica, debba avere un ruolo chiave e non subalterno, come accade ormai da tempo, nel guidare e indirizzare lo sviluppo della società. Credo poi che l’Università oggi abbia necessità di promuovere ricerca “buona” al servizio della collettività, piuttosto che ricerca “eccellente” al servizio di interessi di pochi, elemento che contribuisce a esacerbare il conflitto tra ricercatori e aree disciplinari, con classificazioni aleatorie sul livello di importanza di studi e settori in funzione della loro remuneratività nel mercato della conoscenza. Come appartenente ad una Università tecnologica condivido i principi esposti nella Carta delle Università Tecniche di Grenoble nel 2000 (Manifeste Pour la Technologie au Service De L’Homme, Grenoble, 2000), che riguardano la non esclusività della conoscenza ai ristretti circoli del sapere, ma la loro divulgazione alla società civile, l’esigenza di obbiettività e onestà nella ricerca di natura scientifica e tecnologica, nel principio di Responsabilità e Precauzione, nella ricerca finalizzata al bene comune, nella formazione rivolta ai giovani secondo criteri scientifici, principi etici e di servizio nei confronti della società. Ritengo anche che molti di questi principi siano in realtà parte integrante degli elementi fondativi della nostra Cultura Politecnica delle origini, verso la quale occorrerebbe guardare con rinnovata attenzione per riportare ad un sapere federativo delle scienze, nel solco del pensiero di Carlo Cattaneo, fondato sulla capacità di comprendere l’insieme dei fenomeni complessi della realtà grazie ad una formazione realmente inter e transdisciplinare. Attitudini e capacità di cui la società ha oggi estremamente bisogno, dal momento che la contingenza storica ci costringe a confrontarci con sfide epocali che riguardano gli squilibri ambientali e geopolici provocati dal nostro modello di sviluppo.

Consapevolezza del ruolo delicato e strategico del CDA

Nell’assetto delle Università italiane conseguente all’attuazione della L.240 il Consiglio di Amministrazione è l’organo a cui sono attribuite le funzioni più delicate e strategiche, per quanto attiene alla programmazione finanziaria e del personale, e per l’approvazione del bilancio. Nella stesura del nuovo Statuto a norma della 240, la nostra comunità accademica ha scelto la modalità dell’elezione diretta per i membri appartenenti ai ruoli dell’ateneo, senza distinzione di fascia. Credo che ciò costituisca un indispensabile requisito di democrazia e al tempo stesso elemento di garanzia per le diverse componenti e aree della nostra Istituzione. Penso inoltre che ciò debba costituire per gli eletti un forte movente ad indirizzare le scelte programmatiche secondo valori responsabili, condivisi nella direzione del massimo bene comune.

Note programmatiche

Sono consapevole che in questo caso, trattandosi di una elezione suppletiva per uno scorcio di mandato, il compito di chi sarà eletto sarà ancora più delicato, dovendosi affiancare in corso d’opera a chi nel CDA opera da tempo secondo linee e modalità consolidate. Mi prefiggo quindi un atteggiamento propositivo, costruttivo e di ascolto nei confronti delle diverse istanze provenienti da tutte le componenti della nostra comunità accademica, personale tecnico amministrativo, docente e studenti. In quest’ottica ritengo utile portare all’attenzione alcuni elementi che mi paiono fortemente critici per il futuro assetto dell’Ateneo, conseguenti al superamento della prima fase di attuazione della legge Gelmini da cui sono ormai trascorsi 8 anni.

Vecchi e nuovi ricercatori. Situazione attuale e tendenze evolutive

La legge 240 ha trasformato profondamente la figura del ricercatore. L’art. 24 istituisce due figure di ricercatori a tempo determinato, RTDA ed RTDB, che sostituiscono il ricercatore di ruolo (RTI), messo in esaurimento già dalla legge 230/2005. Le due figure sono differenti sia dal vecchio ricercatore RTI sia tra di loro. L’RTDA è una figura precaria, con un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, attivabile su fondi propri di bilancio al di fuori della programmazione ordinaria per gli atenei cosiddetti “virtuosi”, ovvero con i conti in ordine. Può avere un contratto triennale rinnovabile per altri due. L’RTDB invece, pur avendo anch’esso un contratto a termine triennale, può essere attivato solo in tenure tracked i suoi POM attengono alla programmazione ordinaria, è simile di fatto ad un Associato in attesa conferma. La relazione tra le due figure non è normato, o meglio, la legge non istituisce rapporti numerici da rispettare da parte degli Atenei tra le due figure.

Il nostro Ateneo ha programmato nel triennio 2016-19 un grande numero di posizioni RTDA. Attualmente ci sono in servizio 122 RTDA e 61 RTDB (Numeri tratti dal Documento della Commissione Istruttoria sulla Programmazione RTDA/RTDB: analisi dello stato attuale e delle previsioni future, maggio 2018), il rapporto tra loro è quindi di 2:1. La proiezione a giugno del 2019 (tenendo conto dei bandi in corso e delle posizioni già assegnate ai dipartimenti secondo l’attuale programmazione e a meno di nuovi piani straordinari) vedrebbe tale rapporto salire a 2,71 (264 RTDA e 98 RTDB). L’assetto della nostra comunità accademica, quale sta dunque emergendo, vede crescere il divario tra il numero di ricercatori (pochi) con prospettive di stabilizzazione e carriera e quelli che (molti) tale prospettiva non avranno. Il problema del precariato crescente riguarda similmente anche il personale tecnico amministrativo. Tale assetto è coerente con gli obbiettivi della legge 240 che tende ad un modello di Università in cui, scomparsi per pensionamenti e per progressioni di carriera gli RTI, il ruolo del ricercatore viene sostituito interamente da figure precarie, sostituibili e subordinate a risorse e progetti. D’altro canto a livello di sistema universitario italiano, i numeri complessivi di posizioni attualmente accese per RTDA ed RTDB appaiono insufficienti a coprire il fabbisogno di personale docente e ricercatore (circa 3200 RTDA e 1085 RTDB in servizio al 2016, in tutto il sistema universitario italiano; numeri sull’andamento del reclutamento dei ricercatori a tempo determinato 2006 -2016 nelle università italiane tratti da P. Rossi, Evoluzione della docenza universitaria 1998-2016, Convegno sul reclutamento universitario, 2016, 12 ottobre 2016, Consiglio di Stato, Roma).

Emergono quindi due elementi in forte contrasto: da un lato la necessità di reclutare nuovo personale docente per mantenere ed accrescere la qualità della didattica erogata e della ricerca del nostro Ateneo, e per il corretto ricambio generazionale, dall’altro la necessità di coniugare il reclutamento secondo un rapporto tra ricercatori di tipo A e B, eticamente sostenibile (che personalmente ritengo dovrebbe tendere 1:1). La soluzione non è facile perché condizionata da contingenze sia interne che esterne all’ateneo, queste ultime dovute a scelte politiche che, soprattutto dal 2009-10, hanno visto una continua sottrazione di risorse al sistema universitario pubblico italiano e che, contemporaneamente, ne stanno mutando profondamente struttura ed assetti, generando eterni transitori difficili da gestire. Tra questi transitori vi sono anche le prospettive di carriera degli RTI con ruolo ad esaurimento. Personalmente ritengo necessario continuare a garantire, come si è fatto in questi ultimi anni, risorse per concorsi di II fascia per gli RTI abilitati interni.

Due fasce di docenza: PA e PO. Problematiche attuali e prospettive future

Strettamente collegato al punto precedente è il crescente aumento di Professori Associati e la consistente diminuzione di Professori Ordinari. La legge 240 infatti istituisce a regime solo due fasce di docenza PA e PO. Nel 2007 erano in servizio in tutto il sistema universitario italiano 19618 Professori Ordinari, 10 anni dopo nel 2017 i Professori Ordinari risultano essere 12000. Nello tempo stesso nel 2007 i Professori Associati erano 18732, nel 2017 risultano essere 20000 (P. Rossi, op. cit.). Coerentemente con l’andamento nazionale, al Politecnico oggi risultano in servizio 231 PO e 398 PA (gli RTI sono circa 113) (Numeri ricavati dalla pagina web del portale swas). L’assetto verso cui ci stiamo dirigendo oltre a prevedere alla base un numero più o meno alto di ricercatori a tempo determinato, con una ampia forbice tra non strutturati e in tenure track, tende ad avere molti Associati e pochi Ordinari. La fascia degli Associati attuali inoltre è di provenienza eterogenea, per età ed esperienza, costituita da personale proveniente sia da posizioni RTI sia da posizioni RTDB. La legge dunque, su sole due fasce, ripropone l’ambiguità che ha connotato la figura del vecchio ricercatore, chiamato spesso ad assumere funzioni di docenza e di responsabilità propri della I e della II fascia, con poche prospettive di avanzamento di carriera e a minori costi economici. Ritengo quindi che su questi punti il ruolo dell’Ateneo e degli Organi di Governo debba essere duplice: tenendo conto dei vincoli di bilancio e della necessità di nuovo reclutamento, la programmazione dovrebbe dare ragionevoli possibilità di carriera agli abilitati interni, valorizzandone le competenze e l’esperienza nei diversi ambiti, tra cui la didattica (attualmente poco o nulla riconosciuta dai sistemi di valutazione) e nello stesso tempo promuovere in sede nazionale un confronto (come in passato è già stato fatto, con più iniziative, tra cui un convegno sul Ruolo Unico Il Ruolo Unico: una rivoluzione necessaria? e documenti congiunti tra Senato e CDA Il Politecnico di Torino contro la nuova ASN ) per il superamento dell’attuale riforma universitaria e dell’attuale sistema di abilitazione (intesa ora non come il riconoscimento di necessari requisiti di maturità scientifica ma come un vero esame concorsuale che va ad aggiungersi al concorso che dovrà essere sostenuto per il passaggio di ruolo), auspicabilmente per separare come accade in quasi tutte le università del mondo, il momento del reclutamento dalla progressione di carriera. Nel frattempo ritengo necessario continuare a sollecitare il nostro Ateneo a proseguire le politiche di massima condivisione delle responsabilità non soggette a vincoli di legge, così come è stato fatto per l’allargamento alle commissioni concorsuali dei PA ed RTI e per la numerosa presenza dei PA nella squadra di Governo dell’attuale Rettore.

Finanziamento della ricerca

Le articolate misure di finanziamento della ricerca attualmente vigenti al Politecnico, deliberate dal Consiglio di Amministrazione, riguardano principalmente tre grossi capitoli: ricerca strategica (essenzialmente i centri interdipartimentali), dipartimenti, finanziamento di base o diffuso. Ritengo che queste misure siano nel complesso equilibrate, per tipologia ed entità di finanziamento. Tra queste tuttavia mi pare di essenziale importanza l’istituzione del Finanziamento Diffuso, misura coraggiosa ed in controtendenza nel panorama universitario nazionale, che ha posto fine al disagio inaccettabile di chi ha svolto per anni, con competenza e dedizione, senza alcun tipo di riconoscimento e risorsa, il suo ruolo di docente e ricercatore di una grande università pubblica, e che ritengo debba essere mantenuta in forma strutturale e permanente, in relazione alla disponibilità di bilancio per il capitolo ricerca almeno nella misura attuale (circa il 20 per cento del finanziamento totale della ricerca7). Per una corretta gestione delle risorse tutte le misure attuate debbono ovviamente essere monitorate e valutate dopo un adeguato periodo di tempo. Auspico che tutti i processi di valutazione delle attività di ricerca, nelle loro diverse forme, siano definiti in modo trasparente e con regole omogenee per tutto l’Ateneo.

Questioni di welfare e di pari opportunità

Sono già state attuale diverse misure di welfare in Ateneo e altre se ne stanno studiando. Credo che ciò sia molto importante per permettere a tutti di conciliare con maggiore serenità la vita e il lavoro. La spinta competitiva, già propria dell’ambiente universitario, a causa delle ultime riforme e della riduzione dei finanziamenti pubblici, ha avuto in questi ultimi anni una forte accelerata creando molto stress, rendendo più difficili le relazioni tra colleghi, la gestione della vita famigliare e il lavoro. Privilegiare un modello di sviluppo della nostra comunità accademica meno competitivo e più cooperativo significa secondo me dare maggiore sostegno alla qualità della vita lavorativa e non. Ritengo quindi che si debbano incentivare e rafforzare quelle iniziative, già esistenti, ma ancora insufficienti, che permettono di sostenere il reddito per venire incontro a particolari necessità legate ai diversi momenti della vita, come ad esempio l’asilo nido e l’assistenza agli anziani. Particolare attenzione dovrebbe essere posta nei confronti dei redditi più bassi, siano essi docenti, personale PTA o studenti, perché ritengo che le pari opportunità, non siano solo questioni di genere ma questioni di reddito.

Una proposta per un Politecnico più sostenibile

La sfida della sostenibilità è più che mai difficile ed aperta. Nel nostro Politecnico la sensibilità nei confronti della questione della sostenibilità si esprime in diversi modi e molta parte della ricerca è ormai orientata ad essa, tuttavia c’è ancora moltissimo da fare. Per coinvolgere maggiormente e concretamente i singoli si potrebbe istituire la figura di un referente dipartimentale che, in sinergia con il Green Team dell’Ateneo, proponga, monitori e incentivi azioni concrete per migliorare la sostenibilità dei dipartimenti. Come misura ulteriore si potrebbe anche prevedere di premiare ogni anno, con modalità da definire, il dipartimento più sostenibile.

Per concludere

Agli Organi di Governo, in particolare al CDA spetta una sintesi in grado di dare risposte concrete ed efficaci ai diversi problemi che riguardano la vita e la crescita del Politecnico. Mi paiono  strumenti fondamentali processi decisionali trasparenti, regole condivise e omogenee in tutto l’Ateneo, l’ascolto e il dialogo con e tra le diverse componenti e realtà, attuabili anche attraverso la costruzione di momenti di dibattito allargati a tutta la comunità accademica, perché ci si interroghi criticamente quale Politecnico tutti insieme stiamo andando a costruire. Io vorrei un Ateneo democratico, libero, cooperativo, sostenibile e dunque resiliente (quali che siano le politiche governative in essere) e se sarò eletta, in questa direzione andrà il mio impegno.

Grazie per l’attenzione

Caterina Mele

CdA 7 maggio 2018

Visto l’usuale tempestivo resoconto istituzionale, aggiungo solo alcune mie osservazioni puntuali.

Bilancio di esercizio: nella seduta del Consiglio di Amministrazione è stato presentato il bilancio di esercizio 2017 e si è confermata ancora una volta la solidità del nostro bilancio. In particolare, il Collegio dei Revisori ha riconosciuto l’adeguata gestione degli anni passati, che ha portato alla situazione attuale di tutta tranquillità e a rosee prospettive per il futuro. Per chi volesse entrare nel merito e fare confronti con gli anni precedenti può trovare tutti i dati nella cartella Bilanci. Il dubbio che personalmente continuo ad avere è sulla nostra non ancora del tutto matura capacità di investimento e di spesa. Nonostante l’impegno profuso dal CdA negli anni scorsi per portare avanti grandi investimenti ragionevolmente equilibrati tra ricerca (con equilibrata ripartizione tra i vari capitoli), didattica, e terza missione, continuiamo a fare grandi disavanzi positivi ogni anno e soprattutto continua a crescere il nostro patrimonio netto. A tale proposito devo però dire che entrando progressivamente a regime gli investimenti più ingenti (centri interdipartimentali, finanziamento diffuso, FFD ai Dipartimenti, nuove aule e spazi…) si dovrebbe riuscire, in tempi non troppo lunghi, a fermare o almeno rallentare questa tendenza.

Per quanto riguarda il finanziamento diffuso e l’FFD credo che un certo freno all’utilizzo, almeno in questi ultimi mesi, sia stato dovuto a voci prive di fondamento su possibili difficoltà economiche dell’Ateneo che avrebbero potuto portare a una riduzione degli investimenti. In una situazione di incertezza è comprensibile che i singoli e i Dipartimenti tendano a ridurre gli investimenti per fare fronte a possibili periodi di contrazione, periodi che però non sembrano all’orizzonte in una prospettiva a breve-medio termine. Sulla prospettiva lunga non mi esprimo, anche perché come è ben noto nel lungo periodo saremo tutti morti…

Mi auguro che la pubblicazione del bilancio del 2017 possa aver tranquillizzato anche i più timorosi e possa quindi prendere del tutto avvio la fase di rilancio della nostra ricerca, sperando che si riesca ancora ad avere un significativo impatto sulla prossima VQR.

Politica di Ateneo sul precariato: sono molto felice della discussione che è avvenuta e sta continuando nell’Ateneo sulle questioni del precariato della ricerca, e non solo. È stata istituita una apposita commissione e sono stati coinvolti direttamente anche i direttori dei Dipartimenti, i coordinatori dei Centri Interdipartimentali e ovviamente il Senato Accademico. A seguito di questa discussione si è condiviso di proseguire con l’investimento in personale precario della ricerca (in particolare RTDa) in modo più misurato, per evitare di tendere a una situazione di difficile gestione di un Ateneo con tanti RTDa che avrebbero poi a fine contratto una molto bassa possibilità di reclutamento come RTDb e quindi come PA. Naturalmente si cercherà di lavorare su due fronti, la ragionata riduzione del numero degli RTDa e l’aumento dei possibili numeri di RTDb futuri. C’è la speranza che i piani straordinari di reclutamento di RTDb (piccoli, ma ripetuti già due volte) possano diventare regolari, si spera con numeri maggiori, e aumentare lo spazio per invertire il crollo del numero dei docenti di ruolo subito in questi ultimi anni, condizione necessaria per il mantenimento di un livello adeguato della didattica. Sono sicuro che una adeguata e condivisa policy sulle forme di contrattualizzazione del personale non di ruolo, di ricerca e TA, emergerà in modo chiaro a seguito della imminente definizione del nuovo piano strategico e che sarà prontamente comunicata in modo trasparente all’intero Ateneo e soprattutto agli interessati.

Danilo Bazzanella

CdA 20 marzo 2018

Visto l’usuale tempestivo resoconto istituzionale, aggiungo solo alcune mie osservazioni puntuali.

Dopo le comunicazioni e le chiamate, il resto della seduta è stato dedicato soprattutto a raccogliere idee e osservazioni sulle questioni più urgenti da affrontare nelle prossime sedute. Le principali questioni che ho posto all’attenzione del CdA sono state:

  • RTDa: Stanno per arrivare a scadenza del triennio i primi contratti da RTDa fatti senza l’utilizzo dei POM. È necessario stabilire una policy di Ateneo per il rinnovo di ulteriori due anni e ho proposto che si prosegua in modo analogo alla linea seguita in questi anni per il rinnovo degli assegni, cioè di approvare la richiesta di proroga del Dipartimento solo se sono stati messi in programmazione dei concorsi da RTDb nel settore. Prorogare una figura precaria per ulteriori due anni, avendo già deciso di non dare alcuna possibilità di entrata in ruolo, mi pare poco rispettoso nei confronti dei nostri colleghi RTDa e poco giustificabile dal punto di vista gestionale e umano. Per iniziare a ragionare sul tema, il rettore ha proposto l’istituzione di un gruppo di lavoro coordinato dal rettore stesso, comprendente Pierluigi Poggiolini e me come membri del CdA e Francesco Laviano, in quanto esperto della questione.
  • Pagamenti didattica complementare: Ho raccolto e riportato in Cda la segnalazione di alcuni colleghi impegnati nella didattica esclusivamente nel primo semestre, che fanno osservare che il pagamento della didattica complementare avviene normalmente a posteriori della fine dell’anno accademico (spesso a dicembre) e quindi quando oramai gli interessati hanno già tenuto quasi interamente i corsi dell’anno accademico seguente, con quindi un intervallo di tempo di quasi un anno tra il lavoro svolto e il pagamento. Ho chiesto al DG e al rettore di valutare fattibilità e costi /benefici di una eventuale semestralizzazione dei pagamenti della didattica complementare.
  • Una tantum: La legge di stabilità prevedeva il pagamento di un importo una tantum di recupero parziale degli scatti persi in questi anni di blocco da pagare in due rate entro febbraio 2018 e febbraio 2019. L’Ateneo non ha potuto rispettare la legge perché il ministero non ha approvato il necessario decreto attuativo. Il decreto ora è stato approvato (DM n. 197 – 2018 , trasmesso alla Corte dei Conti per la registrazione il 2 marzo 2018) ma manca ancora la tabella con gli importi assegnati ad ogni Ateneo e quindi ancora non siamo in grado di procedere al pagamento. Si spera che al più presto la Corte di Conti dia l’ok sulla ripartizione e si possa procedere. Ho proposto di valutare l’invio di una informativa a tutti i docenti per spiegare la situazione e le ragioni del ritardo.
  • Commissioni: Ho rimesso il mio mandato per tutte le commissioni di Ateneo di cui faccio parte, ribadendo la mia disponibilità a continuare a seguirne i lavori nel caso il nuovo rettore e il CdA nella nuova configurazione lo ritengano opportuno. Il rettore ha risposto che nelle prossime sedute confermeremo o eventualmente modificheremo la composizione di tutte le commissioni, istituendone anche di nuove, come indicato nel resoconto istituzionale.

Non ne abbiamo parlato ancora in CdA, ma una delle questioni che a breve dovranno essere affrontate è quella della ripartizione tra i Dipartimenti degli RTDb del piano straordinario 2018. A titolo informativo vi allego il testo del  Decreto Ministeriale 168 – 2018.

Danilo Bazzanella