Candidatura di Francesco Laviano al Senato Accademico

Elezioni Suppletive del SENATO ACCADEMICO – Scorcio di mandato 2015-2019

Candidatura di Francesco Laviano (DISAT, settore concorsuale 02/B1, SSD FIS/01 – Fisica sperimentale) come rappresentante dei Professori Associati

La decisione di candidarmi nasce dal sincero desiderio di contribuire alla gestione ed al miglioramento del nostro Ateneo. Frequento il Politecnico da 25 anni e conosco la composizione delle discipline che divulghiamo, che sviluppiamo e che cerchiamo di applicare sul territorio. Ho dimestichezza con il diritto amministrativo e con i meccanismi di governo dell’Ateneo, principalmente grazie alla precedente esperienza che ho acquisito come Senatore nello scorcio di mandato del Senato Accademico 2011‐2015 (20/4/2014 ‐ 30/9/2015): con lo stesso spirito corale che ha caratterizzato la mia precedente esperienza come rappresentante degli Assegnisti di Ricerca, mi propongo oggi come rappresentante dei Professori Associati (I Professori Associati oggi sono la fascia più numerosa dei docenti a tempo indeterminato (392), e seconda solo agli Assegnisti di Ricerca (480), considerando tutto il personale della ricerca presso il Politecnico).

I compiti, la responsabilità e l’azione di un Senatore sono molto ampi, perché riguardano tutti i lavori che spettano all’organo di appartenenza, che, come recita testualmente il nostro Statuto, “promuove sedi di discussione e confronto scientifico e culturale dell’Ateneo e contribuisce a delineare la strategia di medio e lungo periodo per la ricerca e per la formazione” (Art.11).

In particolare, tutti i regolamenti, a partire dallo stesso Statuto, dal Regolamento Generale e dai regolamenti dei Dipartimenti, sono discussi e approvati proprio dal Senato. Su questo tema, se mi concederete la vostra fiducia, mi impegnerò per la formulazione di un regolamento unico di Ateneo per gli acquisti e la gestione dei fondi, in modo da avere regole chiare, semplici (cioè entro i minimi limiti stabiliti per legge) e, soprattutto, uniformi tra i Dipartimenti.

Riguardo alla programmazione del personale, in continuità con il lavoro recentemente intrapreso con la commissione del Consiglio di Amministrazione, cercherò di contribuire affinché la distribuzione delle risorse sia coerente con le legittime prospettive di carriera del personale e non sia in conflitto con le esigenze di reclutamento.

Inoltre, porrò massima attenzione alla revisione della nostra prima missione, cioè la didattica, sotto tutti i punti di vista, facendo tesoro dell’esperienza che ho cumulato sia nelle discipline di base (sono titolare da quattro anni di un corso di Fisica 1, con una media di studenti serviti pari a 600), sia in quelle specialistiche (ho insegnato in corsi di Laurea Magistrale e di Dottorato di Ricerca).

Sicuramente, per quanto riguarda la logistica della didattica, sarà importante acquisire nuovi spazi e sfruttare al meglio quelli esistenti, attraverso una strategia di revisione degli orari di lezione, del rapporto crediti formativi/ore erogate e della distribuzione dei corsi tra i periodi didattici.

Per quanto riguarda l’ampliamento interdisciplinare dell’offerta formativa, potrò condividere i metodi che ho appreso attraverso l’esperienza del Coordinamento Nazionale Ricercatori Non Strutturati Universitari ‐CRNSU, nel triennio 2015‐2017, in cui ho spesso affrontato discussioni tecniche e preparazione di elaborati con colleghi di altri Atenei ed appartenenti ad altri settori, soprattutto scienze umane e discipline umanistiche.

Termino questa breve nota elettorale specificando che i principi che hanno caratterizzato il mio impegno politico degli ultimi cinque anni in Ateneo, come membro attivo del Coordinamento PoliTo, rimarranno sempre i medesimi, pertanto sarò sempre disponibile con tutti i colleghi per l’ascolto, il confronto e la condivisione, che credo siano le basi da cui partire per praticare correttamente il ruolo di rappresentanza.

Francesco Laviano

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Contributo alla discussione elettorale

Cari candidati alle imminenti elezioni per il rinnovo del Senato Accademico e del CdA, vi scriviamo per dare il nostro contributo alla discussione elettorale.

Vi proponiamo solo tre domande, tra di loro strettamente connesse:

  • Ritenete che il nostro Ateneo debba tendere a diventare sempre più una comunità accademica, basata sulla collaborazione, la condivisione e una figura unica di docente universitario, oppure ritenete che sia preferibile mantenere una organizzazione di natura più gerarchica, che responsabilizzi i ruoli di vertice, basata sulla competizione meritocratica?
  • Cosa ne pensate dell’attuale entità del finanziamento diffuso? È sufficiente, eccessiva, troppo limitata? Aggiungereste vincoli di merito a priori, maggiori controlli dall’alto… ?
  • A riguardo del reclutamento, quale rapporto numerico tra RTDa e RTDb pensate sia ottimale e perché?

Ringraziandovi anticipatamente per le risposte che vorrete dare a queste domande (e che come sempre siamo disponibili a pubblicare sul nostro blog e diffondere sulla lista di discussione di Ateneo), vi salutiamo cordialmente e vi ringraziamo per l’impegno che avete voluto esprimere nei confronti dell’Ateneo proponendo le vostre candidature.

Coordinamento PoliTo

 

Risposte di Caterina Mele (candidata per il CdA)

Risposte di Raffaella Sesana (candidata come rappresentante degli RTI in Senato Accademico)

Candidatura di Raffaella Sesana al Senato Accademico

Elezioni Suppletive del SENATO ACCADEMICO – Scorcio di mandato 2015-2019

Candidatura di Raffaella Sesana
come rappresentante dei Ricercatori a tempo indeterminato

 

Qualche notizia su di me

Mi sono laureata in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano nel 1993, per un anno ho lavorato in una azienda privata come tecnico, tra l’ufficio progettazione e l’officina. Sono quindi arrivata al Politecnico di Torino nel 1995 per il dottorato in Progettazione e Costruzione di Macchine. Nel 1998 sono diventata Tecnico di Laboratorio presso il Laboratorio di Meccanica. Nel 2003 sono diventata ricercatore a tempo indeterminato nel Dipartimento di meccanica, oggi Dimeas.

Sono referente del progetto Dexpilab, laboratori didattici sperimentali per i corsi base di Meccanica.

Svolgo attività didattica sugli argomenti di base della meccanica. Come attività di ricerca mi occupo prevalentemente di attività sperimentali, in Laboratorio. Seguo molti studenti che svolgono attività di tirocinio e di tesi aziende medio piccole.

Sono infatti convinta che il trasferimento delle conoscenze sia bidirezionale e si esplichi in modo privilegiato attraverso la collaborazione continua su progetti concreti che nascono dal quotidiano ma possono dare grandi spunti per la ricerca scientifica.

Prediligo in genere i temi di ricerca e di applicazione meno caratteristici della meccanica e con particolar attenzione per gli aspetti legati all’ambiente. Con altri due colleghi, uno di Polito e uno di Polimi, e un gruppo di studenti nazionali e non dei due Atenei abbiamo sviluppato un progetto multidisciplinare legato all’arrampicata indoor con applicazioni tanto all’attività agonistica quanto al recupero funzionale e psicomotorio.

Sono socia fondatrice e membro attivo di una associazione che si occupa dei diritti di una delle fasce più vulnerabili della nostra società: le donne sole o con bambini, disoccupate in generale e in particolare delle donne rifugiate e richiedenti asilo.

Mi muovo prevalentemente in bicicletta, ho 4 figli e vivo a Torino.

I motivi per candidarmi

Ho accettato la proposta a candidarmi da un gruppo di colleghi, il Coordinamento Polito, con cui condivido la visione di una Università pubblica e democratica, al servizio di tutta la società, degli studenti che ci frequentano, dei lavoratori che ne garantiscono il funzionamento, della città e del territorio che direttamente scambiano con noi conoscenze ed esperienze e della Nazione, l’Italia e l’Europa, in cui viviamo.
Credo nella necessità di distribuire in modo uniforme le risorse in modo da dare a chi parte con meno mezzi, siano gli studenti o i ricercatori, la possibilità di sviluppare il proprio potenziale.

Credo nella necessità di confrontarsi con realtà diverse dall’ambito ristretto del Politecnico e favorire gli scambi con le altre realtà.

Credo nella conoscenza, nella formazione, nell’educazione come strumento di libertà e di emancipazione.

Credo la conoscenza sia un bene comune e come tale vada difeso, coltivato, diffuso e condiviso

Credo in particolare nel valore della conoscenza (e della divulgazione) scientifica e tecnica, necessario per una cittadinanza attiva e preparata e quindi libera.

Credo che al Politecnico si debbano valutare le persone in base alla loro competenza, al loro impegno e avendo come obiettivo il massimo sviluppo delle potenzialità di ognuno, e non limitarsi alla scorciatoia delle appartenenze, siano di fascia o di categoria.

In questo momento difficile per la nostra società, intendo dare il mio contributo per tutelare in primis il diritto allo studio e alla formazione di qualità degli studenti e la tutela di chi lavora nell’Università, obiettivi che non ritengo assolutamente in contraddizione.

Se sarò eletta, mi impegno a portare queste istanze nella discussione del Senato Accademico.

Raffaella Sesana

 

Candidatura di Caterina Mele al CdA

Elezioni Suppletive del CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE – Scorcio di mandato 2016-2020

Candidatura di Caterina Mele
Per un Ateneo democratico, libero, cooperativo e resiliente

Chi sono in breve

Sono Professore Associato di Architettura Tecnica in servizio presso il Dipartimento di Ingegneria Strutturale Edile e Geotecnica. Mi sono laureata con lode in Architettura presso questo Politecnico (1988) e sono Dottore di Ricerca in Ingegneria Edile (1998). Dopo la laurea ho fatto parte per alcuni anni dell’équipe di ricerca della Missione Archeologica Italiana del Politecnico a Hierapolis di Frigia in Turchia. Ho iniziato la carriera universitaria come ricercatore non strutturato nel 1992 grazie ad una borsa di ricerca CNR svolta presso il Dipartimento di Ingegneria dei Sistemi Edilizi e Territoriali della I Facoltà di Ingegneria di questo Ateneo. Dopo il dottorato, borse di ricerca post-doc e un assegno di ricerca quadriennale, nel 2003 ho vinto il concorso come Ricercatore a Tempo Indeterminato nella mia area disciplinare, anche se il mio ingresso in ruolo è avvenuto solo nel 2004, a causa del blocco delle assunzioni del pubblico impiego attuato dalle politiche governative di quegli anni. Ho quindi una lunga esperienza di “gavetta” dal basso che mi permette di comprendere bene le problematiche del personale precario, docente e non. Il mio campo principale di ricerca riguarda gli aspetti progettuali e tecnologici dell’intervento sul Costruito, storico e moderno. Su questi temi ho partecipato a numerosi progetti cofinanziati nazionali ed internazionali. Nei primi anni duemila sono stata eletta rappresentante italiano del Board International Specialist Commitee of Technology (ISC/T) di DOCOMOMO International, che si occupa della salvaguardia e della valorizzazione delle opere di architettura del Movimento Moderno a livello internazionale. Più di recente ho volto una consistente parte delle mie attività di ricerca e di didattica ad approfondire i temi della sostenibilità, applicata al campo architettonico ed edilizio nelle sue valenze tecniche, ma anche etiche e ambientali, e su questi temi sto attualmente conducendo come responsabile scientifico un progetto internazionale. Ho fatto parte del Collegio Docenti del Corso di Dottorato in Innovazione Tecnologica per l’Ambiente Costruito, e partecipato al Collegio del Corso di Dottorato in Beni Culturali (ora Beni Architettonici e Paesaggistici) della Scuola di Dottorato del nostro Ateneo. Ho svolto come coordinatrice attività formativa di terzo livello sui temi della riqualificazione edilizia per il personale della Pubblica Amministrazione per la scuola Master del Politecnico. Ho collaborato a numerose iniziative di divulgazione culturale in collaborazione con la Città di Torino e la Regione Piemonte, tra cui mostre e conferenze sui temi dell’architettura e della sostenibilità. Le mie esperienze gestionali riguardano la partecipazione a commissioni e giunte dipartimentali e, come rappresentante dei Ricercatori di Ruolo a Tempo Indeterminato (RTI), al Senato Accademico (mandato 2015-2019, cessato per progressione al ruolo PA).

Motivazioni alla candidatura

Come avevo già scritto due anni fa nel documento di presentazione della mia candidatura per il Senato Accademico, credo nell’impegno civile, personale e diretto. Per questo negli anni ho cercato concretamente di dare il mio contributo alle politiche dell’Ateneo, dentro agli Organi di Governo come Rappresentante in Senato dei Ricercatori RTI e al di fuori di essi, insieme a molti altri (Coordinamento Polito) di ruoli diversi, strutturati e non, uniti da una visione comune che mette al centro il ruolo pubblico dell’Università, cercando di favorire il più possibile un’ampia e democratica partecipazione alle scelte della nostra comunità accademica. Continuo a credere nei valori fondanti della Costituzione secondo la quale (art. 9) “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” e per questo credo nel diritto allo studio come strumento imprescindibile di libertà e uguaglianza tra i cittadini, così come recita l’art. 34 del dettato costituzionale “la scuola è aperta a tutti. I capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Ritengo quindi che l’Università, in quanto espressione del più alto grado di istruzione pubblica, debba avere un ruolo chiave e non subalterno, come accade ormai da tempo, nel guidare e indirizzare lo sviluppo della società. Credo poi che l’Università oggi abbia necessità di promuovere ricerca “buona” al servizio della collettività, piuttosto che ricerca “eccellente” al servizio di interessi di pochi, elemento che contribuisce a esacerbare il conflitto tra ricercatori e aree disciplinari, con classificazioni aleatorie sul livello di importanza di studi e settori in funzione della loro remuneratività nel mercato della conoscenza. Come appartenente ad una Università tecnologica condivido i principi esposti nella Carta delle Università Tecniche di Grenoble nel 2000 (Manifeste Pour la Technologie au Service De L’Homme, Grenoble, 2000), che riguardano la non esclusività della conoscenza ai ristretti circoli del sapere, ma la loro divulgazione alla società civile, l’esigenza di obbiettività e onestà nella ricerca di natura scientifica e tecnologica, nel principio di Responsabilità e Precauzione, nella ricerca finalizzata al bene comune, nella formazione rivolta ai giovani secondo criteri scientifici, principi etici e di servizio nei confronti della società. Ritengo anche che molti di questi principi siano in realtà parte integrante degli elementi fondativi della nostra Cultura Politecnica delle origini, verso la quale occorrerebbe guardare con rinnovata attenzione per riportare ad un sapere federativo delle scienze, nel solco del pensiero di Carlo Cattaneo, fondato sulla capacità di comprendere l’insieme dei fenomeni complessi della realtà grazie ad una formazione realmente inter e transdisciplinare. Attitudini e capacità di cui la società ha oggi estremamente bisogno, dal momento che la contingenza storica ci costringe a confrontarci con sfide epocali che riguardano gli squilibri ambientali e geopolici provocati dal nostro modello di sviluppo.

Consapevolezza del ruolo delicato e strategico del CDA

Nell’assetto delle Università italiane conseguente all’attuazione della L.240 il Consiglio di Amministrazione è l’organo a cui sono attribuite le funzioni più delicate e strategiche, per quanto attiene alla programmazione finanziaria e del personale, e per l’approvazione del bilancio. Nella stesura del nuovo Statuto a norma della 240, la nostra comunità accademica ha scelto la modalità dell’elezione diretta per i membri appartenenti ai ruoli dell’ateneo, senza distinzione di fascia. Credo che ciò costituisca un indispensabile requisito di democrazia e al tempo stesso elemento di garanzia per le diverse componenti e aree della nostra Istituzione. Penso inoltre che ciò debba costituire per gli eletti un forte movente ad indirizzare le scelte programmatiche secondo valori responsabili, condivisi nella direzione del massimo bene comune.

Note programmatiche

Sono consapevole che in questo caso, trattandosi di una elezione suppletiva per uno scorcio di mandato, il compito di chi sarà eletto sarà ancora più delicato, dovendosi affiancare in corso d’opera a chi nel CDA opera da tempo secondo linee e modalità consolidate. Mi prefiggo quindi un atteggiamento propositivo, costruttivo e di ascolto nei confronti delle diverse istanze provenienti da tutte le componenti della nostra comunità accademica, personale tecnico amministrativo, docente e studenti. In quest’ottica ritengo utile portare all’attenzione alcuni elementi che mi paiono fortemente critici per il futuro assetto dell’Ateneo, conseguenti al superamento della prima fase di attuazione della legge Gelmini da cui sono ormai trascorsi 8 anni.

Vecchi e nuovi ricercatori. Situazione attuale e tendenze evolutive

La legge 240 ha trasformato profondamente la figura del ricercatore. L’art. 24 istituisce due figure di ricercatori a tempo determinato, RTDA ed RTDB, che sostituiscono il ricercatore di ruolo (RTI), messo in esaurimento già dalla legge 230/2005. Le due figure sono differenti sia dal vecchio ricercatore RTI sia tra di loro. L’RTDA è una figura precaria, con un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, attivabile su fondi propri di bilancio al di fuori della programmazione ordinaria per gli atenei cosiddetti “virtuosi”, ovvero con i conti in ordine. Può avere un contratto triennale rinnovabile per altri due. L’RTDB invece, pur avendo anch’esso un contratto a termine triennale, può essere attivato solo in tenure tracked i suoi POM attengono alla programmazione ordinaria, è simile di fatto ad un Associato in attesa conferma. La relazione tra le due figure non è normato, o meglio, la legge non istituisce rapporti numerici da rispettare da parte degli Atenei tra le due figure.

Il nostro Ateneo ha programmato nel triennio 2016-19 un grande numero di posizioni RTDA. Attualmente ci sono in servizio 122 RTDA e 61 RTDB (Numeri tratti dal Documento della Commissione Istruttoria sulla Programmazione RTDA/RTDB: analisi dello stato attuale e delle previsioni future, maggio 2018), il rapporto tra loro è quindi di 2:1. La proiezione a giugno del 2019 (tenendo conto dei bandi in corso e delle posizioni già assegnate ai dipartimenti secondo l’attuale programmazione e a meno di nuovi piani straordinari) vedrebbe tale rapporto salire a 2,71 (264 RTDA e 98 RTDB). L’assetto della nostra comunità accademica, quale sta dunque emergendo, vede crescere il divario tra il numero di ricercatori (pochi) con prospettive di stabilizzazione e carriera e quelli che (molti) tale prospettiva non avranno. Il problema del precariato crescente riguarda similmente anche il personale tecnico amministrativo. Tale assetto è coerente con gli obbiettivi della legge 240 che tende ad un modello di Università in cui, scomparsi per pensionamenti e per progressioni di carriera gli RTI, il ruolo del ricercatore viene sostituito interamente da figure precarie, sostituibili e subordinate a risorse e progetti. D’altro canto a livello di sistema universitario italiano, i numeri complessivi di posizioni attualmente accese per RTDA ed RTDB appaiono insufficienti a coprire il fabbisogno di personale docente e ricercatore (circa 3200 RTDA e 1085 RTDB in servizio al 2016, in tutto il sistema universitario italiano; numeri sull’andamento del reclutamento dei ricercatori a tempo determinato 2006 -2016 nelle università italiane tratti da P. Rossi, Evoluzione della docenza universitaria 1998-2016, Convegno sul reclutamento universitario, 2016, 12 ottobre 2016, Consiglio di Stato, Roma).

Emergono quindi due elementi in forte contrasto: da un lato la necessità di reclutare nuovo personale docente per mantenere ed accrescere la qualità della didattica erogata e della ricerca del nostro Ateneo, e per il corretto ricambio generazionale, dall’altro la necessità di coniugare il reclutamento secondo un rapporto tra ricercatori di tipo A e B, eticamente sostenibile (che personalmente ritengo dovrebbe tendere 1:1). La soluzione non è facile perché condizionata da contingenze sia interne che esterne all’ateneo, queste ultime dovute a scelte politiche che, soprattutto dal 2009-10, hanno visto una continua sottrazione di risorse al sistema universitario pubblico italiano e che, contemporaneamente, ne stanno mutando profondamente struttura ed assetti, generando eterni transitori difficili da gestire. Tra questi transitori vi sono anche le prospettive di carriera degli RTI con ruolo ad esaurimento. Personalmente ritengo necessario continuare a garantire, come si è fatto in questi ultimi anni, risorse per concorsi di II fascia per gli RTI abilitati interni.

Due fasce di docenza: PA e PO. Problematiche attuali e prospettive future

Strettamente collegato al punto precedente è il crescente aumento di Professori Associati e la consistente diminuzione di Professori Ordinari. La legge 240 infatti istituisce a regime solo due fasce di docenza PA e PO. Nel 2007 erano in servizio in tutto il sistema universitario italiano 19618 Professori Ordinari, 10 anni dopo nel 2017 i Professori Ordinari risultano essere 12000. Nello tempo stesso nel 2007 i Professori Associati erano 18732, nel 2017 risultano essere 20000 (P. Rossi, op. cit.). Coerentemente con l’andamento nazionale, al Politecnico oggi risultano in servizio 231 PO e 398 PA (gli RTI sono circa 113) (Numeri ricavati dalla pagina web del portale swas). L’assetto verso cui ci stiamo dirigendo oltre a prevedere alla base un numero più o meno alto di ricercatori a tempo determinato, con una ampia forbice tra non strutturati e in tenure track, tende ad avere molti Associati e pochi Ordinari. La fascia degli Associati attuali inoltre è di provenienza eterogenea, per età ed esperienza, costituita da personale proveniente sia da posizioni RTI sia da posizioni RTDB. La legge dunque, su sole due fasce, ripropone l’ambiguità che ha connotato la figura del vecchio ricercatore, chiamato spesso ad assumere funzioni di docenza e di responsabilità propri della I e della II fascia, con poche prospettive di avanzamento di carriera e a minori costi economici. Ritengo quindi che su questi punti il ruolo dell’Ateneo e degli Organi di Governo debba essere duplice: tenendo conto dei vincoli di bilancio e della necessità di nuovo reclutamento, la programmazione dovrebbe dare ragionevoli possibilità di carriera agli abilitati interni, valorizzandone le competenze e l’esperienza nei diversi ambiti, tra cui la didattica (attualmente poco o nulla riconosciuta dai sistemi di valutazione) e nello stesso tempo promuovere in sede nazionale un confronto (come in passato è già stato fatto, con più iniziative, tra cui un convegno sul Ruolo Unico Il Ruolo Unico: una rivoluzione necessaria? e documenti congiunti tra Senato e CDA Il Politecnico di Torino contro la nuova ASN ) per il superamento dell’attuale riforma universitaria e dell’attuale sistema di abilitazione (intesa ora non come il riconoscimento di necessari requisiti di maturità scientifica ma come un vero esame concorsuale che va ad aggiungersi al concorso che dovrà essere sostenuto per il passaggio di ruolo), auspicabilmente per separare come accade in quasi tutte le università del mondo, il momento del reclutamento dalla progressione di carriera. Nel frattempo ritengo necessario continuare a sollecitare il nostro Ateneo a proseguire le politiche di massima condivisione delle responsabilità non soggette a vincoli di legge, così come è stato fatto per l’allargamento alle commissioni concorsuali dei PA ed RTI e per la numerosa presenza dei PA nella squadra di Governo dell’attuale Rettore.

Finanziamento della ricerca

Le articolate misure di finanziamento della ricerca attualmente vigenti al Politecnico, deliberate dal Consiglio di Amministrazione, riguardano principalmente tre grossi capitoli: ricerca strategica (essenzialmente i centri interdipartimentali), dipartimenti, finanziamento di base o diffuso. Ritengo che queste misure siano nel complesso equilibrate, per tipologia ed entità di finanziamento. Tra queste tuttavia mi pare di essenziale importanza l’istituzione del Finanziamento Diffuso, misura coraggiosa ed in controtendenza nel panorama universitario nazionale, che ha posto fine al disagio inaccettabile di chi ha svolto per anni, con competenza e dedizione, senza alcun tipo di riconoscimento e risorsa, il suo ruolo di docente e ricercatore di una grande università pubblica, e che ritengo debba essere mantenuta in forma strutturale e permanente, in relazione alla disponibilità di bilancio per il capitolo ricerca almeno nella misura attuale (circa il 20 per cento del finanziamento totale della ricerca7). Per una corretta gestione delle risorse tutte le misure attuate debbono ovviamente essere monitorate e valutate dopo un adeguato periodo di tempo. Auspico che tutti i processi di valutazione delle attività di ricerca, nelle loro diverse forme, siano definiti in modo trasparente e con regole omogenee per tutto l’Ateneo.

Questioni di welfare e di pari opportunità

Sono già state attuale diverse misure di welfare in Ateneo e altre se ne stanno studiando. Credo che ciò sia molto importante per permettere a tutti di conciliare con maggiore serenità la vita e il lavoro. La spinta competitiva, già propria dell’ambiente universitario, a causa delle ultime riforme e della riduzione dei finanziamenti pubblici, ha avuto in questi ultimi anni una forte accelerata creando molto stress, rendendo più difficili le relazioni tra colleghi, la gestione della vita famigliare e il lavoro. Privilegiare un modello di sviluppo della nostra comunità accademica meno competitivo e più cooperativo significa secondo me dare maggiore sostegno alla qualità della vita lavorativa e non. Ritengo quindi che si debbano incentivare e rafforzare quelle iniziative, già esistenti, ma ancora insufficienti, che permettono di sostenere il reddito per venire incontro a particolari necessità legate ai diversi momenti della vita, come ad esempio l’asilo nido e l’assistenza agli anziani. Particolare attenzione dovrebbe essere posta nei confronti dei redditi più bassi, siano essi docenti, personale PTA o studenti, perché ritengo che le pari opportunità, non siano solo questioni di genere ma questioni di reddito.

Una proposta per un Politecnico più sostenibile

La sfida della sostenibilità è più che mai difficile ed aperta. Nel nostro Politecnico la sensibilità nei confronti della questione della sostenibilità si esprime in diversi modi e molta parte della ricerca è ormai orientata ad essa, tuttavia c’è ancora moltissimo da fare. Per coinvolgere maggiormente e concretamente i singoli si potrebbe istituire la figura di un referente dipartimentale che, in sinergia con il Green Team dell’Ateneo, proponga, monitori e incentivi azioni concrete per migliorare la sostenibilità dei dipartimenti. Come misura ulteriore si potrebbe anche prevedere di premiare ogni anno, con modalità da definire, il dipartimento più sostenibile.

Per concludere

Agli Organi di Governo, in particolare al CDA spetta una sintesi in grado di dare risposte concrete ed efficaci ai diversi problemi che riguardano la vita e la crescita del Politecnico. Mi paiono  strumenti fondamentali processi decisionali trasparenti, regole condivise e omogenee in tutto l’Ateneo, l’ascolto e il dialogo con e tra le diverse componenti e realtà, attuabili anche attraverso la costruzione di momenti di dibattito allargati a tutta la comunità accademica, perché ci si interroghi criticamente quale Politecnico tutti insieme stiamo andando a costruire. Io vorrei un Ateneo democratico, libero, cooperativo, sostenibile e dunque resiliente (quali che siano le politiche governative in essere) e se sarò eletta, in questa direzione andrà il mio impegno.

Grazie per l’attenzione

Caterina Mele

Alcune domande per il prossimo rettorato

Contributo alla discussione elettorale del Coordinamento PoliTo

Care candidate e cari candidati, vi rivolgiamo di seguito alcune domande che riguardano temi a nostro avviso molto importanti per la vita futura del nostro Ateneo.

  • Valorizzazione delle competenze: dal 2010 ci impegniamo per fare in modo che in tutti i regolamenti di Ateneo si eviti di inserire ogni distinzione di fascia, a meno che non sia esplicitamente obbligatoria per legge, nell’ottica della valorizzazione delle reali competenze personali. Intendete avvalervi della mancanza di vincoli di fascia nella nomina dei Vicerettori, per rendere effettiva questa politica? Cosa pensate in relazione ai regolamenti del nostro Ateneo che ancora contengono (non obbligatori) vincoli di appartenenza di fascia, come ad esempio quello sul dottorato di ricerca? Per valorizzare il ruolo didattico dei Ricercatori a Tempo Indeterminato, purtroppo non ancora riconosciuto adeguatamente dalla legge, il nostro Ateneo prevede il pagamento della loro didattica dalla prima ora di lezione, assicurando a chi è disponibile la titolarità di un corso al fine di garantire loro il titolo di professore aggregato. Ritenete condivisibile questa politica?
  • Precariato: ridurre al massimo il ricorso al precariato, e comunque ridurne per quanto possibile la durata favorendo le stabilizzazioni, sia per il personale TA sia per il personale di ricerca, è un obiettivo che reputate condivisibile? Quale rapporto numerico RTDa/RTDb considerate adeguato a regime per il nostro Ateneo?
  • Finanziamento strategico per la ricerca: pensate di proseguire la politica di finanziamento della ricerca mediante i centri interdipartimentali e se si con quali modalità di istituzione, scelta del coordinatore e valutazione ex-ante e/o ex-post? Ritenete che sia necessaria la presenza di una quota di finanziamento destinata alla ricerca di base e a quella senza finalità applicative immediate?
  • Finanziamento diffuso: attualmente il nostro Ateneo prevede un finanziamento diffuso per la ricerca per professori e ricercatori a tempo indeterminato e uno “starting grant” per i ricercatori a tempo determinato. Come valutate questo tipo di finanziamento e cosa pensate di attuare per il futuro?
  • Valorizzazione della didattica: nel nostro sistema, purtroppo da troppi anni, la didattica viene poco valorizzata e poco innovata. Inoltre ha un peso ridotto nelle progressioni di carriera e più in generale ha un ruolo secondario nella valutazione della nostra attività. Cosa prevedete di fare a tale proposito? Quale progetto avete per la didattica?
  • Numero chiuso: l’Italia è 32° su 33 paesi OCSE come numero di laureati di età 25-34 (26% della popolazione contro il 43% della media OCSE). Secondo voi in una situazione di svantaggio competitivo per il nostro paese di questa portata, è utile introdurre politiche di numero chiuso?
  • Dottorato: la numerosità degli attuali Collegi di Dottorato è variabile, la composizione e le modalità di aggiornamento non sono omogenee tra i vari dottorati, le procedure non sono trasparenti e l’interazione con il Consiglio di Dipartimento è minimale. Considerate adeguata l’attuale modalità di formazione e aggiornamento della composizione del Collegio dei docenti del dottorato che appare autoreferenziale e indipendente dai Dipartimenti che per legge ne hanno la responsabilità?
  • Welfare: a causa di vincoli legali è difficile utilizzare l’utile dell’Ateneo per riconoscere un aumento di emolumenti per il personale tecnico-amministrativo e per il personale docente e un abbassamento delle tasse per gli studenti. Tuttavia le politiche governative di questi anni hanno fortemente ridotto il potere di acquisto dei salari e hanno contribuito sul versante studentesco a ridurre il diritto allo studio. Ritenete che si possa investire, e se si in quale modo, in politiche di welfare?
  • Organizzazione: giudicate sia opportuna una revisione statutaria ed organizzativa per il nostro Ateneo? E se si, in quale direzione pensereste di muovervi?
  • Burocrazia: negli ultimi anni il numero e il peso degli adempimenti di natura formale, spesso slegati dalla realtà del nostro lavoro e non di rado dal significato di difficile individuazione, sono aumentati a dismisura. Quali strategie pensate di mettere in atto per ridurre il peso della burocrazia sul personale amministrativo e docente dell’Ateneo?
  • Questione di genere: nel corpo docente la percentuale di donne diminuisce con il crescere della fascia e nei ruoli di responsabilità, soprattutto ai più alti livelli, si nota una scarsa presenza femminile. Reputate questa una questione di cui interessarsi e se sì in quale modo?
  • Ruolo politico dell’Ateneo: molto spesso l’Ateneo si trova a scontrarsi con problemi, anche gravi, che derivano direttamente dalla legge, da scelte del Ministero o peggio ancora da decisioni dell’ANVUR. In questi casi spesso non esiste speranza di soluzione interna e qualsiasi possibilità di intervento è legata alla capacità/volontà dell’Ateneo di avere un ruolo politico di non subalternità e una interlocuzione con il mondo della politica. Pensate che questo ruolo sia auspicabile? In particolare come interpretate la partecipazione alla CRUI?
  • Trasparenza nelle nomine. giudicate che l’attribuzione di incarichi di grande responsabilità che comportano la gestione di ingenti risorse umane e finanziarie, come ad esempio quello di Coordinatore dei Centri Interdipartimentali, debba essere basata su una valutazione i cui risultati siano resi pubblici?
  • Valutazione e deriva ANVURiana: valutazioni approssimative e scientificamente non fondate (uso della bibliometria per valutare piccoli gruppi o addirittura singoli, vedi collegio dei docenti del dottorato e ASN), conseguenze automatiche e irresponsabili in base ai risultati della valutazione, confronti e classifiche tra persone o strutture non omogenee, spinta alla competizione esasperata e conseguente mancanza di politiche di sistema, classifiche, classifiche e ancora classifiche… Cosa pensate dell’ANVUR e delle conseguenze del suo operato sul nostro Ateneo e sul sistema Universitario?

Ringraziandovi anticipatamente delle risposte che vorrete dare a queste domande, vi salutiamo cordialmente e ci complimentiamo per l’impegno che avete voluto esprimere nei confronti dell’Ateneo proponendo le vostre candidature.

Coordinamento PoliTo

Documenti pervenuti in risposta alla nostra sollecitazione:

Prof. M. Velardocchia
Prof. M. Meo
Prof. G. Saracco

Elezioni CUN: candidature 2017 della R29A

I prossimi 19-25 gennaio si rinnoverà parte del Consiglio Nazionale Universitario, il CUN, unico organo centrale democratico e rappresentativo di tutte le componenti dell’università. In particolare si voterà per le aree 1, 2, 4, 6, 8, 11 e 14 (vedi QUI per i settori scientifico-disciplinari di ogni area).

Coerentemente con il lavoro di elaborazione di documenti e proposte sull’Università, che svolge ormai da alcuni anni, la Rete29Aprile considera il CUN una istituzione importante in cui contribuire a sviluppare e sostenere l’Università Pubblica, Libera e Aperta, che è l’obiettivo stesso della Rete. Per questo R29A è lieta di diffondere le candidature delle colleghe e dei colleghi sotto indicati, che hanno sottoscritto il documento comune riportato di seguito:

Area 01 – Scienze matematiche e informatiche

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Ricercatore
Ludovico PERNAZZA
Pavia

Area 02 – Scienze fisiche

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Ricercatrice
Alessandra FILABOZZI
Roma, Tor Vergata

Area 06 – Scienze mediche

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Ricercatrice
Manuela DI FRANCO
Roma, La Sapienza

Area 08 – Ingegneria civile ed architettura

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Ricercatrice
Angela Celeste TARAMASSO
Genova

Area 11 – Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche

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Ricercatore
Pascal PERILLO
Napoli, Suor Orsola Benincasa

Area 14 – Scienze politiche e sociali

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  Ricercatore
Rocco GIURATO
Calabria

Area 02 – Scienze Fisiche

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Professore Associato
Valerio TRAMUTOLI
Basilicata

Area 08 – Ingegneria civile ed architettura

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Professoressa Associata
Chiara Lucia Maria OCCELLI
Torino, Politecnico

Area 14 – Scienze politiche e sociali

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Professore Associato
Piero GRAGLIA
Milano

Care colleghe, cari colleghi,

dal 19 al 25 gennaio prossimi è previsto il parziale rinnovo del Consiglio Universitario Nazionale per le Aree 01, 02, 04, 06, 08, 11 e 14. Possono votare tutti gli strutturati incardinati nelle varie aree, ciascuno separatamente per un rappresentante del proprio ruolo o della propria fascia nella propria area; per il rappresentante dei ricercatori votano anche i ricercatori a tempo determinato. Ogni ateneo fissa il proprio specifico calendario che può essere anche diversificato per aree CUN differenti (PER SAPERE DOVE E QUANDO VOTARE NELLA VOSTRA SEDE CONSULTATE FIN D’ORA IL LINK  http://elezionicun.miur.it/php5/votazioni.php?pag=VO)

Il CUN è l’unico organo centrale democratico e rappresentativo di tutte le componenti dell’Università; formula pareri e proposte al Ministero ed è tenuto per legge ad esprimersi su tutti gli atti che riguardano il sistema universitario, quali i regolamenti didattici e i passaggi di settore, che hanno quindi un impatto diretto sulla qualità della nostra vita lavorativa. Nonostante la progressiva tendenza che negli ultimi anni ha visto fortemente ridurne il ruolo, questo organo ha svolto una funzione importante sia sul piano “tecnico”, attraverso i suoi pareri, sia su quello “politico” attraverso le sue mozioni. Per tutto ciò riteniamo sia prioritario impegnarsi per garantire che rimanga un interlocutore credibile e competente del Ministero e rafforzare il suo ruolo di organo centrale dell’autonomia universitaria.

In particolar modo, il Consiglio dovrà consolidare i compiti di consulenza del Ministero e programmazione del sistema universitario, con un necessario chiarimento dei rapporti e delle rispettive competenze con l’ANVUR, che ha invece il compito di valutare tale sistema. La Legge 240 e le molte altre norme sull’Università che sono state approvate in questi ultimi anni stanno provocando gravi danni che colpiscono in particolare le fasce più deboli, quelle degli studenti, dei precari e dei ricercatori, che vedono negate le legittime aspirazioni di formazione, inserimento e carriera. Il CUN deve sollevare con forza i temi dell’organico, dell’offerta formativa, del pluralismo scientifico e culturale. Esso deve contrastare il forte ridimensionamento del sistema universitario pubblico in atto, l’avvitamento verticistico della governance degli atenei e la precarizzazione della ricerca, della didattica e dell’area tecnico-amministrativa.

Gli eletti nel CUN, nel rispetto del ruolo dell’organo, si adopereranno affinché attraverso una visione complessiva del sistema nel lungo periodo e un disegno organico, che preveda la ripresa delle assunzioni e delle progressioni di carriera, il riavvio del finanziamento della ricerca, l’introduzione del ruolo unico della docenza e il potenziamento del diritto allo studio, si possa realizzare un sistema universitario adeguato alle necessità di un paese avanzato.

Siamo convinti che i docenti, e in particolare quelli dei ruoli meno riconosciuti, abbiano avuto in questi anni un atteggiamento di grande responsabilità. La Rete29Aprile ha mostrato una capacità di confronto aperto, critico e propositivo sui temi dell’Università. Lungo questa linea intendiamo continuare a lavorare per il futuro. Se non vogliamo rassegnarci al declino delle nostre istituzioni, è indispensabile intervenirvi, non solo per cercare di aumentare significativamente le risorse finanziarie ed umane, ma anche per tentare di correggere la tendenza in atto verso una gestione degli atenei sempre più centralistica. Il CUN non è dunque l’unico luogo del nostro impegno, ma è un luogo importante nel quale essere presenti.

Proprio perché condividiamo la necessità di difendere e migliorare l’università pubblica presentiamo le nostre candidature impegnandoci a lavorare insieme nel CUN, così come nei nostri atenei e nei movimenti che ci hanno visti uniti in questi anni difficili.

Manuela Di Franco, Alessandra Filabozzi, Rocco Giurato, Piero Graglia, Chiara Occelli, Pascal Perillo, Ludovico Pernazza, Angela Celeste Taramasso, Valerio Tramutoli

Intervento alla prima assemblea elettorale – 13 settembre 2016

Intervento alla prima assemblea elettorale – 13 settembre 2016


Mi presento: sono Danilo Bazzanella, ricercatore di Analisi Matematica presso il Dipartimento di Scienze Matematiche.

Sono impegnato a livello nazionale nella politica universitaria attraverso l’adesione, come uno dei referenti del Politecnico di Torino, alla Rete29Aprile (http://www.rete29aprile.it) e a livello locale prima come membro del Coordinamento dei Ricercatori e poi del nuovo Coordinamento PoliTo.

Dall’inizio del 2010 ho partecipato alla mobilitazione universitaria contro la riforma proposta dall’allora Ministro Gelmini e contro il progetto di destrutturazione e conseguente affossamento dell’Università pubblica, a carico di un sistema universitario notoriamente e pesantemente già molto sotto finanziato rispetto alle realtà internazionali confrontabili con il nostro paese.

Forte di questa esperienza e dell’impegno attivo nella vita politica dell’Ateneo, mi sono candidato e sono stato eletto nelle elezioni suppletive del Senato Accademico del gennaio del 2011, come rappresentante dei ricercatori.

Nel ruolo di senatore ho partecipato a varie commissioni di lavoro, tra cui la Commissione strategie per la ricerca di Ateneo e la Commissione Regolamento Generale di Ateneo e soprattutto mi sono dedicato alla revisione statutaria e organizzativa che è seguita alla legge di riforma, cercando di evitare le derive dirigistiche permesse dalla nuova legge, sempre con la massima attenzione a tenere alta la capacità di ascolto degli Organi di Governo.

In particolare mi sono battuto per prevedere nello Statuto del nostro Ateneo l’elezione democratica e senza distinzione di fascia dei membri CdA e per evitare di inserire in tutti i nostri regolamenti dei vincoli di appartenenza di fascia che non fossero strettamente previsti dalla legge, nell’ottica di un Politecnico che sappia essere una comunità di pari in cui ognuno possa dare il proprio contributo alla vita e alla crescita dell’Ateneo in base alle proprie competenze personali.

Nel 2013 sono stato eletto nel Consiglio di Amministrazione, con un programma che metteva al centro l’Università Pubblica come sistema coordinato di comunità accademiche e come bene pubblico al servizio dei nostri studenti e della società.

Non posso che giudicare molto positivamente la mia esperienza di questi anni in CdA. La qualità dei risultati ottenuti ovviamente non sta a me giudicarli, lo farà l’Ateneo, ma l’ambiente in cui mi sono trovato a lavorare è stato molto positivo. Avevo un po’ il timore ti trovarmi in un organo litigioso, luogo di scontri degli interessi contrapposti delle varie aree, e invece c’è stata sempre la massima attenzione all’interesse generale dell’Ateneo e alla ricerca di soluzioni equilibrate e il più possibile condivise.

A tale proposito non posso che rattristarmi molto del ritiro della candidatura di Stefano Corgnati, soprattutto per la stima che ho nei suoi confronti e per il ruolo molto positivo da lui avuto nel CdA uscente, ma anche perché Stefano insieme a me era l’unico altro candidato non professore ordinario. A questo punto l’eventualità di avere un CdA fatto di soli docenti ordinari diventa più concreta. Avere il 25% dell’Ateneo che prende il 100% dei posti dei docenti, penso non sarebbe una cosa positiva per l’Ateneo e per il buon funzionamento del CdA. In secondo luogo aumenta anche la possibilità di una distribuzione dei membri del CdA molto poco equilibrata tra le aree.

E’ sicuramente vero che le candidature sono personali e non di area, e tanto meno di fascia, e tutti i candidati una volta eletti devono mettere al centro l’interesse dell’Ateneo e non di una sua parte, ma ritengo anche che uno dei motivi del buon funzionamento del CdA uscente sia stata la sua composizione molto equilibrata sia tra le aree che tra le fasce. Viceversa un CdA dalla composizione molto sbilanciata, e dopo queste elezioni c’è il rischio che lo sia veramente molto, ritengo sarebbe una condizione negativa per le possibilità di avere un organo capace di ascolto e di soluzioni equilibrate, come ha dimostrato essere possibile quello uscente.

Rimango comunque convinto della correttezza della nostra scelta di sostenete a suo tempo l’elezione diretta dei componenti interni del CdA e mantengo la massima fiducia nel sistema democratico e nella maturità e consapevolezza di tutti i colleghi che andando a votare, mi auguro molto numerosi, lo faranno in modo da scongiurare situazioni di possibile difficoltà per l’Ateneo.

Danilo Bazzanella

 

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