Alcune domande per il prossimo rettorato

Contributo alla discussione elettorale del Coordinamento PoliTo

Care candidate e cari candidati, vi rivolgiamo di seguito alcune domande che riguardano temi a nostro avviso molto importanti per la vita futura del nostro Ateneo.

  • Valorizzazione delle competenze: dal 2010 ci impegniamo per fare in modo che in tutti i regolamenti di Ateneo si eviti di inserire ogni distinzione di fascia, a meno che non sia esplicitamente obbligatoria per legge, nell’ottica della valorizzazione delle reali competenze personali. Intendete avvalervi della mancanza di vincoli di fascia nella nomina dei Vicerettori, per rendere effettiva questa politica? Cosa pensate in relazione ai regolamenti del nostro Ateneo che ancora contengono (non obbligatori) vincoli di appartenenza di fascia, come ad esempio quello sul dottorato di ricerca? Per valorizzare il ruolo didattico dei Ricercatori a Tempo Indeterminato, purtroppo non ancora riconosciuto adeguatamente dalla legge, il nostro Ateneo prevede il pagamento della loro didattica dalla prima ora di lezione, assicurando a chi è disponibile la titolarità di un corso al fine di garantire loro il titolo di professore aggregato. Ritenete condivisibile questa politica?
  • Precariato: ridurre al massimo il ricorso al precariato, e comunque ridurne per quanto possibile la durata favorendo le stabilizzazioni, sia per il personale TA sia per il personale di ricerca, è un obiettivo che reputate condivisibile? Quale rapporto numerico RTDa/RTDb considerate adeguato a regime per il nostro Ateneo?
  • Finanziamento strategico per la ricerca: pensate di proseguire la politica di finanziamento della ricerca mediante i centri interdipartimentali e se si con quali modalità di istituzione, scelta del coordinatore e valutazione ex-ante e/o ex-post? Ritenete che sia necessaria la presenza di una quota di finanziamento destinata alla ricerca di base e a quella senza finalità applicative immediate?
  • Finanziamento diffuso: attualmente il nostro Ateneo prevede un finanziamento diffuso per la ricerca per professori e ricercatori a tempo indeterminato e uno “starting grant” per i ricercatori a tempo determinato. Come valutate questo tipo di finanziamento e cosa pensate di attuare per il futuro?
  • Valorizzazione della didattica: nel nostro sistema, purtroppo da troppi anni, la didattica viene poco valorizzata e poco innovata. Inoltre ha un peso ridotto nelle progressioni di carriera e più in generale ha un ruolo secondario nella valutazione della nostra attività. Cosa prevedete di fare a tale proposito? Quale progetto avete per la didattica?
  • Numero chiuso: l’Italia è 32° su 33 paesi OCSE come numero di laureati di età 25-34 (26% della popolazione contro il 43% della media OCSE). Secondo voi in una situazione di svantaggio competitivo per il nostro paese di questa portata, è utile introdurre politiche di numero chiuso?
  • Dottorato: la numerosità degli attuali Collegi di Dottorato è variabile, la composizione e le modalità di aggiornamento non sono omogenee tra i vari dottorati, le procedure non sono trasparenti e l’interazione con il Consiglio di Dipartimento è minimale. Considerate adeguata l’attuale modalità di formazione e aggiornamento della composizione del Collegio dei docenti del dottorato che appare autoreferenziale e indipendente dai Dipartimenti che per legge ne hanno la responsabilità?
  • Welfare: a causa di vincoli legali è difficile utilizzare l’utile dell’Ateneo per riconoscere un aumento di emolumenti per il personale tecnico-amministrativo e per il personale docente e un abbassamento delle tasse per gli studenti. Tuttavia le politiche governative di questi anni hanno fortemente ridotto il potere di acquisto dei salari e hanno contribuito sul versante studentesco a ridurre il diritto allo studio. Ritenete che si possa investire, e se si in quale modo, in politiche di welfare?
  • Organizzazione: giudicate sia opportuna una revisione statutaria ed organizzativa per il nostro Ateneo? E se si, in quale direzione pensereste di muovervi?
  • Burocrazia: negli ultimi anni il numero e il peso degli adempimenti di natura formale, spesso slegati dalla realtà del nostro lavoro e non di rado dal significato di difficile individuazione, sono aumentati a dismisura. Quali strategie pensate di mettere in atto per ridurre il peso della burocrazia sul personale amministrativo e docente dell’Ateneo?
  • Questione di genere: nel corpo docente la percentuale di donne diminuisce con il crescere della fascia e nei ruoli di responsabilità, soprattutto ai più alti livelli, si nota una scarsa presenza femminile. Reputate questa una questione di cui interessarsi e se sì in quale modo?
  • Ruolo politico dell’Ateneo: molto spesso l’Ateneo si trova a scontrarsi con problemi, anche gravi, che derivano direttamente dalla legge, da scelte del Ministero o peggio ancora da decisioni dell’ANVUR. In questi casi spesso non esiste speranza di soluzione interna e qualsiasi possibilità di intervento è legata alla capacità/volontà dell’Ateneo di avere un ruolo politico di non subalternità e una interlocuzione con il mondo della politica. Pensate che questo ruolo sia auspicabile? In particolare come interpretate la partecipazione alla CRUI?
  • Trasparenza nelle nomine. giudicate che l’attribuzione di incarichi di grande responsabilità che comportano la gestione di ingenti risorse umane e finanziarie, come ad esempio quello di Coordinatore dei Centri Interdipartimentali, debba essere basata su una valutazione i cui risultati siano resi pubblici?
  • Valutazione e deriva ANVURiana: valutazioni approssimative e scientificamente non fondate (uso della bibliometria per valutare piccoli gruppi o addirittura singoli, vedi collegio dei docenti del dottorato e ASN), conseguenze automatiche e irresponsabili in base ai risultati della valutazione, confronti e classifiche tra persone o strutture non omogenee, spinta alla competizione esasperata e conseguente mancanza di politiche di sistema, classifiche, classifiche e ancora classifiche… Cosa pensate dell’ANVUR e delle conseguenze del suo operato sul nostro Ateneo e sul sistema Universitario?

Ringraziandovi anticipatamente delle risposte che vorrete dare a queste domande, vi salutiamo cordialmente e ci complimentiamo per l’impegno che avete voluto esprimere nei confronti dell’Ateneo proponendo le vostre candidature.

Coordinamento PoliTo

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Elezioni CUN: candidature 2017 della R29A

I prossimi 19-25 gennaio si rinnoverà parte del Consiglio Nazionale Universitario, il CUN, unico organo centrale democratico e rappresentativo di tutte le componenti dell’università. In particolare si voterà per le aree 1, 2, 4, 6, 8, 11 e 14 (vedi QUI per i settori scientifico-disciplinari di ogni area).

Coerentemente con il lavoro di elaborazione di documenti e proposte sull’Università, che svolge ormai da alcuni anni, la Rete29Aprile considera il CUN una istituzione importante in cui contribuire a sviluppare e sostenere l’Università Pubblica, Libera e Aperta, che è l’obiettivo stesso della Rete. Per questo R29A è lieta di diffondere le candidature delle colleghe e dei colleghi sotto indicati, che hanno sottoscritto il documento comune riportato di seguito:

Area 01 – Scienze matematiche e informatiche

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Ricercatore
Ludovico PERNAZZA
Pavia

Area 02 – Scienze fisiche

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Ricercatrice
Alessandra FILABOZZI
Roma, Tor Vergata

Area 06 – Scienze mediche

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Ricercatrice
Manuela DI FRANCO
Roma, La Sapienza

Area 08 – Ingegneria civile ed architettura

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Ricercatrice
Angela Celeste TARAMASSO
Genova

Area 11 – Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche

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Ricercatore
Pascal PERILLO
Napoli, Suor Orsola Benincasa

Area 14 – Scienze politiche e sociali

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  Ricercatore
Rocco GIURATO
Calabria

Area 02 – Scienze Fisiche

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Professore Associato
Valerio TRAMUTOLI
Basilicata

Area 08 – Ingegneria civile ed architettura

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Professoressa Associata
Chiara Lucia Maria OCCELLI
Torino, Politecnico

Area 14 – Scienze politiche e sociali

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Professore Associato
Piero GRAGLIA
Milano

Care colleghe, cari colleghi,

dal 19 al 25 gennaio prossimi è previsto il parziale rinnovo del Consiglio Universitario Nazionale per le Aree 01, 02, 04, 06, 08, 11 e 14. Possono votare tutti gli strutturati incardinati nelle varie aree, ciascuno separatamente per un rappresentante del proprio ruolo o della propria fascia nella propria area; per il rappresentante dei ricercatori votano anche i ricercatori a tempo determinato. Ogni ateneo fissa il proprio specifico calendario che può essere anche diversificato per aree CUN differenti (PER SAPERE DOVE E QUANDO VOTARE NELLA VOSTRA SEDE CONSULTATE FIN D’ORA IL LINK  http://elezionicun.miur.it/php5/votazioni.php?pag=VO)

Il CUN è l’unico organo centrale democratico e rappresentativo di tutte le componenti dell’Università; formula pareri e proposte al Ministero ed è tenuto per legge ad esprimersi su tutti gli atti che riguardano il sistema universitario, quali i regolamenti didattici e i passaggi di settore, che hanno quindi un impatto diretto sulla qualità della nostra vita lavorativa. Nonostante la progressiva tendenza che negli ultimi anni ha visto fortemente ridurne il ruolo, questo organo ha svolto una funzione importante sia sul piano “tecnico”, attraverso i suoi pareri, sia su quello “politico” attraverso le sue mozioni. Per tutto ciò riteniamo sia prioritario impegnarsi per garantire che rimanga un interlocutore credibile e competente del Ministero e rafforzare il suo ruolo di organo centrale dell’autonomia universitaria.

In particolar modo, il Consiglio dovrà consolidare i compiti di consulenza del Ministero e programmazione del sistema universitario, con un necessario chiarimento dei rapporti e delle rispettive competenze con l’ANVUR, che ha invece il compito di valutare tale sistema. La Legge 240 e le molte altre norme sull’Università che sono state approvate in questi ultimi anni stanno provocando gravi danni che colpiscono in particolare le fasce più deboli, quelle degli studenti, dei precari e dei ricercatori, che vedono negate le legittime aspirazioni di formazione, inserimento e carriera. Il CUN deve sollevare con forza i temi dell’organico, dell’offerta formativa, del pluralismo scientifico e culturale. Esso deve contrastare il forte ridimensionamento del sistema universitario pubblico in atto, l’avvitamento verticistico della governance degli atenei e la precarizzazione della ricerca, della didattica e dell’area tecnico-amministrativa.

Gli eletti nel CUN, nel rispetto del ruolo dell’organo, si adopereranno affinché attraverso una visione complessiva del sistema nel lungo periodo e un disegno organico, che preveda la ripresa delle assunzioni e delle progressioni di carriera, il riavvio del finanziamento della ricerca, l’introduzione del ruolo unico della docenza e il potenziamento del diritto allo studio, si possa realizzare un sistema universitario adeguato alle necessità di un paese avanzato.

Siamo convinti che i docenti, e in particolare quelli dei ruoli meno riconosciuti, abbiano avuto in questi anni un atteggiamento di grande responsabilità. La Rete29Aprile ha mostrato una capacità di confronto aperto, critico e propositivo sui temi dell’Università. Lungo questa linea intendiamo continuare a lavorare per il futuro. Se non vogliamo rassegnarci al declino delle nostre istituzioni, è indispensabile intervenirvi, non solo per cercare di aumentare significativamente le risorse finanziarie ed umane, ma anche per tentare di correggere la tendenza in atto verso una gestione degli atenei sempre più centralistica. Il CUN non è dunque l’unico luogo del nostro impegno, ma è un luogo importante nel quale essere presenti.

Proprio perché condividiamo la necessità di difendere e migliorare l’università pubblica presentiamo le nostre candidature impegnandoci a lavorare insieme nel CUN, così come nei nostri atenei e nei movimenti che ci hanno visti uniti in questi anni difficili.

Manuela Di Franco, Alessandra Filabozzi, Rocco Giurato, Piero Graglia, Chiara Occelli, Pascal Perillo, Ludovico Pernazza, Angela Celeste Taramasso, Valerio Tramutoli

Intervento alla prima assemblea elettorale – 13 settembre 2016

Intervento alla prima assemblea elettorale – 13 settembre 2016


Mi presento: sono Danilo Bazzanella, ricercatore di Analisi Matematica presso il Dipartimento di Scienze Matematiche.

Sono impegnato a livello nazionale nella politica universitaria attraverso l’adesione, come uno dei referenti del Politecnico di Torino, alla Rete29Aprile (http://www.rete29aprile.it) e a livello locale prima come membro del Coordinamento dei Ricercatori e poi del nuovo Coordinamento PoliTo.

Dall’inizio del 2010 ho partecipato alla mobilitazione universitaria contro la riforma proposta dall’allora Ministro Gelmini e contro il progetto di destrutturazione e conseguente affossamento dell’Università pubblica, a carico di un sistema universitario notoriamente e pesantemente già molto sotto finanziato rispetto alle realtà internazionali confrontabili con il nostro paese.

Forte di questa esperienza e dell’impegno attivo nella vita politica dell’Ateneo, mi sono candidato e sono stato eletto nelle elezioni suppletive del Senato Accademico del gennaio del 2011, come rappresentante dei ricercatori.

Nel ruolo di senatore ho partecipato a varie commissioni di lavoro, tra cui la Commissione strategie per la ricerca di Ateneo e la Commissione Regolamento Generale di Ateneo e soprattutto mi sono dedicato alla revisione statutaria e organizzativa che è seguita alla legge di riforma, cercando di evitare le derive dirigistiche permesse dalla nuova legge, sempre con la massima attenzione a tenere alta la capacità di ascolto degli Organi di Governo.

In particolare mi sono battuto per prevedere nello Statuto del nostro Ateneo l’elezione democratica e senza distinzione di fascia dei membri CdA e per evitare di inserire in tutti i nostri regolamenti dei vincoli di appartenenza di fascia che non fossero strettamente previsti dalla legge, nell’ottica di un Politecnico che sappia essere una comunità di pari in cui ognuno possa dare il proprio contributo alla vita e alla crescita dell’Ateneo in base alle proprie competenze personali.

Nel 2013 sono stato eletto nel Consiglio di Amministrazione, con un programma che metteva al centro l’Università Pubblica come sistema coordinato di comunità accademiche e come bene pubblico al servizio dei nostri studenti e della società.

Non posso che giudicare molto positivamente la mia esperienza di questi anni in CdA. La qualità dei risultati ottenuti ovviamente non sta a me giudicarli, lo farà l’Ateneo, ma l’ambiente in cui mi sono trovato a lavorare è stato molto positivo. Avevo un po’ il timore ti trovarmi in un organo litigioso, luogo di scontri degli interessi contrapposti delle varie aree, e invece c’è stata sempre la massima attenzione all’interesse generale dell’Ateneo e alla ricerca di soluzioni equilibrate e il più possibile condivise.

A tale proposito non posso che rattristarmi molto del ritiro della candidatura di Stefano Corgnati, soprattutto per la stima che ho nei suoi confronti e per il ruolo molto positivo da lui avuto nel CdA uscente, ma anche perché Stefano insieme a me era l’unico altro candidato non professore ordinario. A questo punto l’eventualità di avere un CdA fatto di soli docenti ordinari diventa più concreta. Avere il 25% dell’Ateneo che prende il 100% dei posti dei docenti, penso non sarebbe una cosa positiva per l’Ateneo e per il buon funzionamento del CdA. In secondo luogo aumenta anche la possibilità di una distribuzione dei membri del CdA molto poco equilibrata tra le aree.

E’ sicuramente vero che le candidature sono personali e non di area, e tanto meno di fascia, e tutti i candidati una volta eletti devono mettere al centro l’interesse dell’Ateneo e non di una sua parte, ma ritengo anche che uno dei motivi del buon funzionamento del CdA uscente sia stata la sua composizione molto equilibrata sia tra le aree che tra le fasce. Viceversa un CdA dalla composizione molto sbilanciata, e dopo queste elezioni c’è il rischio che lo sia veramente molto, ritengo sarebbe una condizione negativa per le possibilità di avere un organo capace di ascolto e di soluzioni equilibrate, come ha dimostrato essere possibile quello uscente.

Rimango comunque convinto della correttezza della nostra scelta di sostenete a suo tempo l’elezione diretta dei componenti interni del CdA e mantengo la massima fiducia nel sistema democratico e nella maturità e consapevolezza di tutti i colleghi che andando a votare, mi auguro molto numerosi, lo faranno in modo da scongiurare situazioni di possibile difficoltà per l’Ateneo.

Danilo Bazzanella

 

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Candidatura per le elezioni del Consiglio di Amministrazione

Nuovamente in campagna elettorale. Dopo il primo CdA post riforma siamo al primo rinnovo dell’organo. Nuove elezioni e nuova grande sfida. Riuscire a essere eletto da ricercatore e Versione 3soprattutto senza il sostegno di un’area dell’Ateneo è stata un’impresa e ora riprovarci sarà un’impresa ancora più grande. Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno incoraggiato a ricandidarmi e i tanti che hanno contribuito a scrivere insieme a me il documento elettorale che vi allego e che farà da base alle politiche che cercherò di sostenere se i colleghi dell’Ateneo dovessero concedermi l’onore di essere nuovamente rieletto.

Danilo Bazzanella

Una breve presentazione
Il Politecnico che vorrei – una comunità accademica aperta, libera e trasparente
Intervento alla prima assemblea elettorale – 13 settembre 2016
Slide dell’intervento alla seconda assemblea elettorale – 22 settembre 2016

Il Politecnico che vorrei – una comunità accademica aperta, libera e trasparente

Nella campagna elettorale del 2013 per il CdA mi sono presentato con un programma molto esplicito che metteva al primo posto il rafforzamento della nostra natura di comunità accademica, e la priorità di trasparenza, partecipazione e ricerca di soluzioni equilibrate ed inclusive. Ritenevo e ritengo fondamentale che in un’Università Pubblica tutti debbano essere messi in grado di dare un contributo alla vita e alla crescita dell’Ateneo in base alle proprie competenze personali, indipendentemente dall’appartenenza di fascia, e possano giovarsi di un ambiente stimolante e organizzato per permettere l’espressione delle migliori potenzialità di ognuno e che sia un luogo accogliente e aperto per tutti i giovani che intendano venire a studiare da noi.

Come membro del CdA ho mantenuto fede a questa impostazione e tutte le politiche del nostro Ateneo che ho contribuito a sostenere ne sono la naturale conseguenza. Tra i risultati più significativi ricordo:

– mantenimento e allargamento degli spazi di discussione e informazione (diffusione preventiva dell’ordine del giorno, resoconti puntuali delle sedute, approfondimenti sulla lista di discussione di Ateneo, organizzazione con regolarità di assemblee e incontri a tema…);

– stanziamenti per decine di milioni di euro per l’aumento della disponibilità di aule per lezione e studio (rifacimento e allargamento delle ex aule R e progetto ToExpo);

– stanziamento di un finanziamento di funzionamento a tutti i ricercatori e professori, anche se per ora purtroppo di importo troppo limitato; significativo aumento del finanziamento ai Dipartimenti e starting grant per tutti gli RTD;

– notevole aumento (da 41 a 75 euro lordi all’ora) del compenso orario della didattica complementare;

– pagamento della didattica degli RTI dalla prima ora di lezione (siamo l’unico Ateneo ad averlo fatto prima della relativa sentenza del TAR al riguardo); 

– opportunità di concorso per il passaggio a PA per tutti gli RTI abilitati (siamo l’unico Ateneo italiano ad aver bandito i concorsi per chiamarli tutti);

– presa di posizione del nostro Ateneo, ancora una volta unici in Italia, contro l’uso degli indicatori numerici per valutare i singoli e quindi contro le procedure della nuova ASN.

Il notevole esborso economico necessario per queste iniziative è stato realizzato senza intaccare più del dovuto le disponibilità economiche dell’Ateneo e lasciando quindi uno spazio per ulteriori significativi investimenti per il futuro, riguardo i quali ritengo sia difficile essere altrettanto schematico. Procedo quindi in modo più discorsivo e strutturato per macro temi.

Organizzazione
Ai Dipartimenti dovrà essere garantita l’autonomia necessaria per organizzare efficacemente le attività di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico, il tutto all’interno di un quadro di chiare regole d’Ateneo che favoriscano la nascita di collaborazioni interdipartimentali, a tutti i livelli, e assicurino una coerenza complessiva della nostra struttura. Per garantire che l’autonomia non si trasformi in arbitrio e diventi invece responsabilità nelle scelte, sarà indispensabile coniugarla con un’attenta e complessiva valutazione dei Dipartimenti, sia per i risultati della ricerca e della didattica che riguardo le politiche di reclutamento. Nella stessa ottica i Collegi di Corso di Studio devono avere autonomia nell’organizzazione e nella gestione dei Corsi di Laurea e Laurea Magistrale, senza però mettere a rischio la qualità e la coerenza della nostra offerta didattica complessiva e nel rispetto della responsabilità dei Dipartimenti nell’indirizzo culturale della stessa.

Per tendere a un’organizzazione efficace considero fondamentale il coinvolgimento di tutto il personale nella gestione della nostra comunità. A mio parere gli Organi di Governo e tutte le strutture, a ogni livello, devono essere gestite nella massima trasparenza, favorendo il più possibile la discussione pubblica, il confronto e la diffusione delle informazioni, requisiti imprescindibili per una vera partecipazione di tutti alla vita dell’Ateneo. Qualora fossi nuovamente eletto, in continuità con la modalità di intendere la rappresentanza che ho portato avanti nella mia passata esperienza nel Senato Accademico e nel CdA, mi impegno a proseguire la raccolta di proposte sugli argomenti all’ordine del giorno, la diffusione tempestiva dei resoconti delle sedute con l’indicazione delle delibere adottate, l’utilizzo di appositi strumenti (il blog informativo https://coordinamentopolito.wordpress.com, la mailing list di discussione di Ateneo lista_discussione@polito.it…) per diffondere le informazioni e aumentare il coinvolgimento nelle decisioni degli Organi di Governo, l’organizzazione di assemblee periodiche, l’utilizzo dei mezzi informatici per raccogliere sistematicamente i pareri del personale sulle questioni più sensibili (per esempio con l’organizzazione di referendum on line, come realizzato in occasione del rinnovo dello Statuto), cercando sempre di mantenere alto il livello di partecipazione.

Didattica, ricerca e attività gestionali
Il Politecnico di Torino deve proseguire sulla strada del mantenimento di un’attività di ricerca di alto livello coniugata con un corrispondente impegno sul versante della didattica, che ci permetta di assolvere ai nostri doveri di Università Pubblica nei confronti di tutti i giovani che scelgono di venire a studiare da noi, cercando di abbattere tutte le barriere che rendono difficile l’accesso agli studi superiori e il conseguimento dei titoli di studio nei tempi e nei modi che meglio possano soddisfare le aspettative dei nostri studenti. L’aumento del numero dei laureati è una priorità del nostro Paese, non sorprendentemente fanalino di coda in Europa anche da questo punto di vista oltre che come quantità di finanziamenti all’Università, e deve esserlo anche per noi. L’accoglienza del più grande numero di studenti compatibile con le strutture logistiche e le risorse umane a nostra disposizione e il massimo impegno nel sostegno e accompagnamento nel corso dei loro studi, devono essere tra i nostri più importanti obiettivi. Credo sarebbe da valutare la possibilità di avere un ruolo maggiormente incisivo, ma non di supplenza nei confronti delle responsabilità regionali, riguardo il dovere costituzionale di favorire il raggiungimento dei più alti gradi degli studi ai cittadini privi di mezzi, anche con misure di welfare studentesco (rimborso spese per la mobilità, convenzioni per attività culturali e sportive…) e con l’attenzione a incentivare ulteriormente la parità di genere in tutti i nostri Corsi di Laurea.

Deve essere inoltre potenziato il supporto all’attività di ricerca, prioritariamente con un adeguato stanziamento di fondi ai singoli ricercatori, ma anche mediante l’individuazione di possibili fonti di finanziamento esterne, nella messa a punto e rendicontazione dei progetti di ricerca e nella facilitazione all’individuazione di partner del settore pubblico e privato, in modo che le varie attività siano efficaci e coordinate tra loro e non costituiscano elementi di impedimento all’autonomia della ricerca e di controllo verticistico della stessa. Quanto sopra tenendo anche conto della necessità di individuare sistemi di sostegno alla ricerca che si sviluppa in settori meno adatti ad attrarre finanziamenti esterni, favorendo le collaborazioni interdisciplinari/multidisciplinari nell’affrontare i temi complessi che gli scenari sociali ed economici pongono all’attuale modello di sviluppo.

Nell’ottica di affrontare le grandi questioni poste dalla società, la trasversalità e i grandi investimenti sono una necessità assoluta e sono convinto che i Centri Interdipartimentali che ha progettato e finanziato il CdA uscente siano un’iniziativa molto interessante e in linea con quelle di molti grandi Atenei europei. Molto importante a tale proposito sarà una gestione trasparente, un’attenta valutazione dei risultati ottenuti e soprattutto far seguire ai centri decisi dal CdA un adeguato numero di centri proposti dal basso dai nostri ricercatori.

Sono però convinto che tutti gli investimenti in settori strategici della ricerca possano essere portati avanti solo a fronte di un congruo finanziamento di funzionamento a tutto il corpo docente, che consenta alla totalità dei membri della nostra comunità accademica di dare il proprio contributo fattivo al buon funzionamento dell’Ateneo.

In questa direzione ho contribuito a far compiere al CdA uscente un primo passo con l’investimento di 15.000 euro per uno Starting Grant per ogni RTD e anche prevedendo un piccolo finanziamento di funzionamento per ogni docente strutturato di 1.000 euro annui. Se però l’idea era quella di dare a tutti una minima disponibilità per portare avanti dignitosamente il proprio lavoro, come era nelle mie intenzioni, la cifra stanziata non può essere assolutamente considerata  congrua e penso il futuro CdA debba valutare investimenti sensibilmente maggiori su questo capitolo di spesa. 

Tutte le attività di ricerca, di didattica e organizzative/gestionali devono essere valorizzate, cercando di tendere a una valutazione complessiva dell’impegno delle persone e delle strutture, sempre con l’obiettivo di favorire comportamenti virtuosi. Molto accorto dovrà essere l’utilizzo degli strumenti oggettivi di valutazione, con la dovuta differenziazione tra metodi per la valutazione delle strutture e dei singoli. Massima attenzione deve essere dedicata a scongiurare l’eccessiva burocratizzazione e ai possibili effetti di scoramento che possono essere causati da procedure sommarie e troppo incentrate sulla sola attività di ricerca, soprattutto se di tipo esclusivamente quantitativo, a discapito di una valutazione più globale e attenta alla qualità. Purtroppo a livello nazionale la burocratizzazione, l’estrema superficialità della valutazione e le scelte imposte dall’alto stanno sempre più diventando la regola ed è essenziale che il Politecnico di Torino sappia invece utilizzare a livello locale dei criteri di valutazione che siano trasparenti, condivisi e all’altezza delle migliori pratiche approvate dalla comunità scientifica internazionale.

Riguardo a quest’ultima questione sono molto fiero di aver fatto parte degli Organi di Governo del primo Ateneo in Italia a esprimersi in modo chiaro e pubblico contro le pratiche di valutazione approssimative e dalle conseguenze potenzialmente molto negative che purtroppo sono state istituite dal ministero negli ultimi anni. Dopo anni di battaglie essenzialmente solitarie dalla Rete 29 Aprile a livello nazionale e dal Coordinamento PoliTo a livello locale, Senato Accademico e CdA del Politecnico hanno deliberato congiuntamente nella seduta del 26 luglio 2016 che “…gli indicatori numerici possano essere strumenti tecnicamente adeguati per determinare l’impatto scientifico di una struttura di ricerca ma risultino inadeguati per valutare la qualificazione scientifica dei singoli ricercatori, che non può che essere basata su un processo di peer review in grado di considerare l’intera attività dei candidati…”.

Come logica conseguenza ritengo non opportuno l’utilizzo dei risultati delle valutazioni nazionali, come per esempio la VQR, per la ripartizione delle risorse tra i Dipartimenti e meno ancora per la valutazione dei settori disciplinari o dei singoli ricercatori.

Sono convinto inoltre che un ritorno a una maggiore considerazione del nostro ruolo di docenti avrebbe un effetto molto positivo e per questo credo sarebbe bene affiancare ai numerosi e onerosi investimenti in attività di ricerca anche analoghi investimenti nel miglioramento della didattica. In particolare ritengo che in un Ateneo “politecnico” che dichiara nel proprio piano strategico la necessità di orientare la propria didattica al problem solving, alle attività di laboratorio e più in generale al progetto inteso nella sua accezione più larga, sarebbe necessario migliorare il rapporto numerico docenti/studenti, favorendo modalità di gestione che consentano la compresenza di più docenza in aula e lo sdoppiamento degli insegnamenti, delle esercitazioni e delle attività laboratoriali per favorire l’accesso degli studenti ai laboratori e alle strutture di ricerca. Altrettanto opportuno sarebbe prevedere un servizio per la formazione alla didattica per i nuovi docenti e di aggiornamento a disposizione di tutti e promuovere le attività di ricerca dei nostri docenti sulle forme innovative di didattica.

Proprio nell’ottica di dare un maggiore riconoscimento alla nostra attività didattica mi sono speso all’interno del CdA uscente per aumentare significativamente i compensi orari della didattica complementare, cercando di portarli a un livello più dignitoso di quello di questi ultimi anni, anche per dimostrare rispetto nel grande impegno dei tanti colleghi che contribuiscono con la loro competenza e il loro entusiasmo in aula a rendere il Politecnico un buon posto dove studiare.

Infine sono convinto che non sia da trascurare la valorizzazione del grande impegno in attività gestionali e organizzative più o meno prestigiose, a livello di Ateneo e di Dipartimento, che nel periodo post riforma si sono estesi in modo notevole e rappresentano ormai una parte rilevante del nostro lavoro.

Politiche del personale
Senza dubbio uno dei problemi più gravi creati dalla riforma Gelmini e dalle politiche di progressiva dismissione dell’Università Pubblica è l’espansione del precariato e l’aumentata difficoltà a intraprendere la carriera accademica. Chi ancora non ha una posizione stabile si trova davanti a una prospettiva di molti anni di precariato, con scarse possibilità di stabilizzazione e totale incertezza sul futuro. Sarà doveroso per il CdA dedicare una particolare considerazione a questa delicata questione, gestionale ma anche umana, con l’obiettivo di ridurre progressivamente l’insieme delle persone inquadrate in figure non strutturate e cercando di favorire in ogni modo il loro reclutamento o facilitando un adeguato sbocco lavorativo esterno. Senza un grande impegno nel reclutamento di giovani non sarà possibile nei prossimi anni avere il ricambio generazionale necessario al mantenimento dell’alto livello della nostra istituzione. Per questo rimane essenziale attivare posizioni da RTDb solo a fronte dell’accantonamento delle risorse necessarie alla stabilizzazione nel ruolo di Professore Associato, in modo da garantire una autentica e sostenibile tenure-track, responsabilità tutta delegata alle Università vista la genericità delle indicazioni della legge. Con la stessa ratio, sarà importante monitorare la categoria dei ricercatori RTDa, la cui numerosità crescerà significativamente nei prossimi anni, al fine di programmare dei percorsi di carriera in piena trasparenza.

Un’altra grave criticità del sistema è la scarsa prospettiva di carriera per chi ha già una posizione stabile, soprattutto se continueranno le politiche di tagli e di radicale contrazione di questi ultimi anni. A tale proposito sarà fondamentale trovare una regia equilibrata e condivisa tra tutte le parti, che garantisca le legittime aspirazioni di tutti, attraverso procedure di promozione e reclutamento imperniate su valutazione e sostenibilità, con l’assoluta chiarezza sulle regole con cui saranno distribuite le risorse. La doverosa valutazione non deve però sfociare in un’eccessiva macchinosità delle procedure, soprattutto per i concorsi riservati al personale interno. Nel rispetto delle prerogative del Senato Accademico, che ha la responsabilità della definizione dei regolamenti, il CdA a mio parere dovrebbe dare impulso a una semplificazione degli attuali regolamenti dei concorsi e alla revisione della composizione delle commissioni in modo da evitare di porre vincoli di fascia non obbligatori per legge, cercando nei limiti del possibile di separare le procedure di reclutamento da quelle di progressione di carriera.

Sempre di più negli ultimi anni l’Università si ritrova soggetta a una grande massa di vincoli di legge, spesso di ardua interpretazione e dallo spirito difficilmente condivisibile, che rende molto complesso realizzare politiche di attenzione nei confronti del personale, soprattutto se mirano ad alleviare le inevitabili difficoltà economiche dei periodi di crisi come quello che stiamo attraversando. Nel rispetto di tutti i vincoli di legge penso si dovrebbe proseguire e ampliare l’investimento in iniziative per il welfare, il sostegno alle famiglie con servizi di natura assistenziale e con la sottoscrizione di convenzioni a favore di tutti i dipendenti, senza distinzione di categoria, ma con la giusta attenzione al reddito degli interessati.

Conclusioni
Sono convinto che la configurazione statutaria e regolamentare del Politecnico di Torino sia di alto livello democratico e funzionale, e rappresenti una solida base su cui costruire il nostro futuro. La prassi istituzionale è però quasi altrettanto importante. Il rispetto per il ruolo degli altri organi e strutture dell’Ateneo, la volontà di apertura e di ascolto e l’equilibrio nelle decisioni non sono e non possono essere scritte nei regolamenti, ma sono fondamentali per tendere sempre più a una comunità universitaria coesa e con un forte senso di appartenenza e devono essere la guida per l’azione politica del CdA.

Termino ribadendo la mia opinione che il giusto impegno nel mantenere, e possibilmente migliorare, il buon funzionamento della nostra Istituzione non deve indurci a trascurare l’elaborazione di idee rivolte all’intera comunità scientifica nazionale per la definizione di buone politiche universitarie, basate sulla competenza e la ricchezza di apporti di chi in Università ci lavora e la fa vivere.

Danilo Bazzanella

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Una breve presentazione

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Sono nato a Imperia nel 1966. Mi sono laureato in Matematica presso l’Università di Genova (1989), ho conseguito il Dottorato di Ricerca in Matematica presso il consorzio Università di Genova, Politecnico di Torino e Università di Torino (1995) e sono ricercatore di Analisi Matematica presso il Politecnico di Torino dal 1994

Svolgo la mia attività di ricerca nel campo della teoria dei numeri, con particolare interesse per la distribuzione dei numeri primi e la distribuzione delle più note funzioni aritmetiche. Mi sono interessato anche di alcune delle più famose congetture del settore, quali la Congettura di Goldbach e la Congettura di Legendre. Ho lavorato inoltre su problemi di frontiera tra la teoria dei numeri e la teoria descrittiva degli insiemi e tra la teoria dei numeri e l’analisi matematica.

Dal 1999 sono titolare di insegnamenti per la laurea triennale, la laurea magistrale e per il dottorato di ricerca in varie discipline tra cui: Analisi Matematica, Analisi Complessa, Metodi Matematici per l’Ingegneria, Calcolo delle Probabilità e Statistica, Matematica per i corsi di laurea in Architettura e Teoria dei Numeri.

Sono impegnato a livello nazionale nella politica universitaria attraverso l’adesione, come uno dei referenti del Politecnico di Torino, alla Rete29Aprile (http://www.rete29aprile.it) e a livello locale prima come membro del Coordinamento dei Ricercatori e poi del nuovo Coordinamento PoliTo. Sono inoltre il moderatore della mailing list lista_discussione@polito.it, che dal 2010 è un luogo di discussione e di confronto all’interno del nostro Ateneo e gestore del blog https://coordinamentopolito.wordpress.com/, strumenti che utilizzo per diffondere i resoconti delle sedute degli Organi di Governo e delle commissioni di cui faccio parte nella convinzione che la trasparenza e la diffusione dell’informazione sia il necessario presupposto per un vero sistema democratico.

Dall’inizio del 2010 ho partecipato alla mobilitazione universitaria contro la riforma proposta dall’allora Ministro Gelmini e contro il progetto di destrutturazione e conseguente affossamento dell’Università pubblica, a carico di un sistema universitario notoriamente e pesantemente già molto sotto finanziato rispetto alle realtà internazionali confrontabili con il nostro paese. All’interno di tale movimento sono stato co-organizzatore di varie iniziative pubbliche di discussione e approfondimento su questioni inerenti il sistema universitario e il nostro Ateneo in particolare, tra cui: il seminario-dibattito di Ateneo “Riformare l’università insieme all’università – Criticità e proposte per una riforma condivisa”, il seminario di Ateneo “Riformare lo Statuto d’Ateneo insieme all’Ateneo” e il sondaggio telematico di Ateneo sul nuovo Statuto (vedi http://www.ricercatoripoli.altervista.org/). Dopo l’approvazione della legge 240/2010 ho proseguito il mio impegno per cercare di limitare i danni che inevitabilmente la riforma e le politiche di continui tagli stavano creando al sistema universitario, e purtroppo continuano a creare, con l’obiettivo di mantenere vivi gli spazi di democrazia e di partecipazione e nella convinzione che la comunità scientifica abbia la competenza e il dovere di dare un contributo al dibattito per la definizione di una buona politica universitaria.

In questa ottica ho contribuito alla stesura del documento “5 idee per un nuovo Rettore”, che oltre ad avanzare alcune proposte di natura organizzativa e regolamentare rivolte al nostro interno, cercava di rilanciare un ruolo attivo del nostro Ateneo nell’analisi e nella proposta politica nel contesto nazionale, con la volontà di interrogarsi sul ruolo e la missione che l’Università Pubblica dovrebbe avere.

Forte dell’esperienza acquisita come membro della comunità accademica del Politecnico e dell’impegno attivo nella vita politica dell’Ateneo, mi sono candidato e sono stato eletto nelle elezioni suppletive del Senato Accademico del gennaio del 2011, come rappresentante dei ricercatori.

Nel ruolo di senatore ho partecipato a varie commissioni di lavoro, tra cui la Commissione strategie per la ricerca di Ateneo e la Commissione Regolamento Generale di Ateneo e soprattutto mi sono dedicato alla revisione statutaria e organizzativa che è seguita alla legge di riforma, cercando di evitare le derive dirigistiche permesse dalla nuova legge, sempre con la massima attenzione a tenere alta la capacità di ascolto degli Organi di Governo.

In particolare mi sono battuto per prevedere nello Statuto del nostro Ateneo l’elezione democratica e senza distinzione di fascia dei membri CdA e per evitare di inserire in tutti i nostri regolamenti dei vincoli di appartenenza di fascia che non fossero strettamente previsti dalla legge, nell’ottica di un Politecnico che sappia essere una comunità di pari in cui ognuno possa dare il proprio contributo alla vita e alla crescita dell’Ateneo in base alle proprie competenze personali.

Nel 2013 mi sono candidato e sono stato eletto nel Consiglio di Amministrazione, con un programma che metteva al centro l’Università Pubblica come sistema coordinato di comunità accademiche e come bene pubblico al servizio dei nostri studenti e della società.

Con l’intento di aprire uno spazio di discussione e di proposta a livello nazionale, nel 2015 ho contribuito a curare l’organizzazione del convegno Ruolo Unico: una rivoluzione necessaria? – Discussione nazionale nella prospettiva di una riforma dello stato giuridico della docenza universitaria, con l’obiettivo dichiarato di favorire “… una discussione nazionale nella prospettiva di una riforma complessiva dello stato giuridico della docenza universitaria”, a cui hanno partecipato membri del CUN, del MIUR, della CRUI… e che ha visto la presentazione di una proposta di riforma complessiva dell’Università.

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