Comunicazione delle rappresentanti RTI sull’inaugurazione dell’A.A.

Cari amici e colleghi ricercatori,
come rappresentanti dei RTI in Senato teniamo a farvi partecipi di una decisione che abbiamo preso con altri colleghi in relazione alla cerimonia di inaugurazione dell’a.a.

Il ministro Bussetti, invitato dal nostro Rettore, per impegni inderogabili ha incaricato di presenziare alla cerimonia il prof. Giuseppe Valditara (Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca del MIUR).
Il prof. Valditara rappresenta la continuità con le precedenti politiche di smantellamento dell’università pubblica ed è stato fra i principali estensori della legge Gelmini, che tanti danni ha procurato al nostro sistema universitario.
In particolare, la legge ha letteralmente stritolato le figure dei ricercatori, non solo disconoscendo la loro professionalità e il loro ruolo, ma proprio “dimenticandosi” della loro esistenza.

Dunque – per la dignità  nostra e di tutti voi che noi rappresentiamo – la presenza del professore non è gradita e la riteniamo non compatibile con la nostra.
Con la nostra assenza non intendiamo dissociarci dall’impegno del Rettore, che sottoscriviamo, e desideriamo ringraziarlo perché sappiamo che sottoporrà al professor Valditara domande stringenti e istanze precise circa la situazione attuale dell’Università italiana.

Siamo certe che comprenderete la nostra posizione.

Le rappresentanti dei RTI in Senato
Valeria Minucciani e Raffaella Sesana

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Comunicato all’Ateneo del 30 Novembre 2018 – Valditara all’inaugurazione dell’A.A.

Cari Colleghi,

come saprete, alla imminente cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico presenzierà il Professore Giuseppe Valditara che è stato da poco nominato Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca del MIUR, posizione di grande potere nella gestione quotidiana e di indirizzo strategico dell’intero comparto della ricerca. Tale nomina sancisce la continuità con una delle stagioni più sciagurate per l’Università italiana in età repubblicana, iniziata con l’approvazione della legge 240/2010 (“Legge Gelmini”) della quale proprio il Prof. Valditara fu tra i principali estensori. Come ricorderete, la riforma universitaria del 2010 è stata varata nonostante l’opposizione di ampia parte del mondo universitario italiano. Una riforma che ha destrutturato il sistema universitario, incrementato il potere gerarchico e ulteriormente precarizzato l’accesso ai ruoli universitari. Da quel momento tutti i governi hanno continuato a portare avanti provvedimenti di riduzione delle risorse per l’Università e la ricerca pubblica.

Contemporaneamente le risorse residue sono state attribuite alle istituzioni dichiarate eccellenti mediante opache procedure di valutazione messe a punto dall’ANVUR. Il risultato è che l’Italia continua ad essere il fanalino di coda tra i paesi OCSE (dietro, ad esempio, a Turchia, Colombia e Costa Rica) in termini di percentuale di cittadini laureati, tagliando alla radice non solo la possibilità per milioni di persone di avere accesso al benessere culturale e materiale potenzialmente disponibile, ma anche le speranze di formare le competenze necessarie al Paese per affrontare le sfide scientifiche del futuro.

In aggiunta, a causa della riforma del 2010, l’attuale posizionamento italiano nel panorama scientifico internazionale, prodotto con il lavoro di ricercatori dotati di risorse molto inferiori a quelle a disposizione dei colleghi di paesi più lungimiranti, è destinato ad esaurirsi per il mancato ricambio generazionale causato dal massiccio ricorso al precariato delle giovani leve di ricercatori, le cui energie sono costrette a essere spese in contratti e servizi di basso livello, impedendo loro di sfruttare gli anni più produttivi della loro carriera.

Tutto questo è quanto il Prof. Valditara ha contribuito a ottenere, e, sulle macerie prodotte dalla riforma da lui fortemente voluta e sostenuta, ora dirige l’influente Dipartimento dell’Università del Ministero della Istruzione, Università e Ricerca. 

Per questi motivi, pur confidando che il nostro Rettore saprà cogliere l’occasione della cerimonia per manifestare al Governo del Paese rappresentato dal Prof. Valditara lo stato di sofferenza del sistema universitario italiano, il Coordinamento del Politecnico di Torino, nato proprio in opposizione alla Legge 240/2010 e impegnato tutt’ora a mitigarne i devastanti effetti, allo scopo di manifestare pubblicamente il proprio profondo dissenso nei confronti delle politiche che il Prof. Valditara rappresenta, non può che, con dispiacere, rinunciare a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico del proprio Ateneo.

Un caro saluto a tutti.

Coordinamento PoliTo

Autocritica e prospettive per il nuovo CdA

La campagna elettorale per il nuovo rettorato è stata molto interessante ed è stata per me una preziosa occasione per discutere di politiche universitarie e soprattutto di politiche di gestione del nostro Ateneo. Ringrazio molto tutti e tre i nostri candidati per la pacatezza della discussione e la disponibilità agli incontri e alla discussione diffusa.

Devo però ammettere che è emersa una quesione che sta diventando per me sempre più un cruccio riguardo le politiche portate avanti in questo scorcio di mandato di CdA: l’uso sistematico di formule e automatismi per ripartire le risorse tra i Dipartimenti.

Sono oramai convinto che facendo una media pesata di didattica, ricerca, pensionamenti, raccolta fondi… si tenda troppo ad appiattire tutto, ripartendo le risorse ai Dipartimenti in un modo da rendere poi difficile dire perché e in quale misura sono dovute a uno o l’altro parametro. Forse anche per questo è stato a volte difficile intervenire in modo strategico sui problemi di sistema con una politica unitaria di Ateneo, come una comunità accademica dovrebbe sempre avere.

A mia scusante posso forse dire che molto spesso, nonostante tutto, delle politiche di Ateneo le siamo riuscite a fare. Per esempio con
la decisione di dare un’opportunità concorsuale a tutti gli RTI abilitati o nel distribuire il finanziamento diffuso per la ricerca, scelte che se lasciate ai Dipartimenti avrebbero inevitabilmente portato a politiche diversificate.

Ho patito molto in questi giorni di discussione il parallelismo che mi è stato fatto tra l’utilizzo automatico delle formule per la distribuzione delle risorse che abbiamo portato avanti come Ateneo con l’analoga politica che utilizza l’ANVUR in tutte le riprtizioni.

Rischiamo anche noi di far piovere sul bagnato? Rischiamo anche noi di non avere una politica di sistema e di costruire invece un sistema di valutazione e ripartizione delle risorse essenzialmente punitivo e divisivo?

La questione è molto delicata e per questo, dopo le elezioni rettorali, vorrei cercare di aprire una discussione nell’Ateneo sul tema e cercare di creare una discontinuità nelle nostre politiche che possa renderci sempre più una comunità coesa e soprattutto capace di una visione globale di sistema.

Sono anche convinto che le retroazioni del tutto automatiche tra il numero dei crediti erogati e la ripartizione delle risorse sia un involontario freno alla possibilità di mettere veramente lo studente al centro delle nostre politiche della didattica. Il molto comprensibile timore che perdere anche solo un credito possa ridurre
le prospettive di sviluppo del proprio settore, rende tutto il sistema poco capace di reagire velocemente alle nuove ed emergenti esigenze formative dei nostri studenti.

Concludo ringraziando tutti i colleghi che hanno deciso di sfruttare questi mesi di discussione elettorale per approfondire con me le questioni da loro ritenute più rilevanti. E’ stata una bellissima occasione di confronto e una sorta di verifica di metà mandato che mi sarà certamente molto utile.

In bocca al lupo a Guido e Mauro e Michela, che sono certo continueranno a lavorare, fuori o dentro gli organi di governo, per il bene della nostra istituzione.

Danilo Bazzanella

Assemblea Nazionale

Nei prossimi giorni sarà resa pubblica la prima bozza della legge di bilancio e se il mondo universitario intende dare un contributo propositivo al riguardo, cosa oltremodo urgente, è necessario farci sentire ora. Per questo motivo proponiamo una

ASSEMBLEA NAZIONALE
degli studenti e i lavoratori in mobilitazione
POLITECNICO DI TORINO – 6 novembre 2017
ORE 11:00 – aula 27b

INFORMAZIONI PER RAGGIUNGERE L’ASSEMBLEA

per fare sintesi delle proposte di che stanno emergendo a livello locale e convergere su una grande azione di mobilitazione condivisa e nazionale da mettere in atto nel caso il testo della legge di bilancio che verrà approvato non risponda adeguatamente alle nostre richieste, che sono state espresse nella lettera aperta alla Ministra ( vedi https://politecnicoblog.wordpress.com/petizione/) e ricordiamo sono principalmente:

  • Aumentare significativamente il Fondo di Funzionamento Ordinario (FFO), cercando almeno di avvicinarci alla media europea;
  • Programmare un grande piano straordinario pluriennale di reclutamento di Ricercatori in tenure track per ringiovanire e aumentare la numerosità della docenza universitaria, con l’obiettivo di adeguare il rapporto numerico studenti/docenti del nostro sistema universitario a quello degli altri paesi europei;
  • Ridurre le limitazioni all’accesso degli studenti all’Università e investire maggiormente nel sostegno al diritto allo studio, nella residenzialità universitaria e in politiche mirate all’aumento del numero degli iscritti e dei laureati;
  • Investire nel finanziamento e nella valorizzazione del dottorato di ricerca, a cominciare dall’eliminazione delle disparità oggi esistenti fra i dottorandi;
  • Procedere celermente al rinnovo del CCNL 2016-2018 del personale contrattualizzato dell’Università e avviare un recupero progressivo del potere d’acquisto dei salari, perduto in 8 anni di blocco;
  • Riportare una ragionevole equità tra il trattamento economico dei docenti universitari e il resto del personale pubblico non contrattualizzato, in particolare riguardo il recupero dell’anzianità persa in questi ultimi anni;
  • Ripensare le modalità della valutazione, evitando un uso automatico degli indicatori al fine delle ripartizioni dei fondi e dei compiti di indirizzo del sistema;
  • Uscire dalla logica della concorrenza tra gli Atenei, i Dipartimenti e i ricercatori e riprendere a gestire l’Università Pubblica come un’istituzione nazionale con obiettivi di sistema e con la finalità primaria di fornire un adeguato e uniforme servizio all’intero paese.

Vogliamo sottolineare e rendere pubblico quanto la legislazione attuale abbia profondamente modificato il modello di governo delle università e il metodo di reclutamento e di progressione del personale docente, generando evidenti criticità del sistema universitario italiano sia nella capacità attrattiva che nella capacità di motivare chi è in una posizione strutturata. In particolare uno dei problemi più pressanti sul sistema e sulla vita delle persone sono i tempi troppi lunghi necessari per passare nella figura di professore di ruolo e la mancanza di un’unica figura pre ruolo che possa andare a sostituire l’attuale eterogeneità di figure. Tali criticità dovranno essere al più presto corrette con interventi urgenti e puntuali e soprattutto dovranno essere oggetto di una discussione nazionale nella prospettiva di una riforma complessiva della docenza universitaria.

Il sistema universitario è un bene comune con un ruolo sociale insostituibile. Lavoriamo insieme per il riscatto dell’Università Pubblica.

Locandina PDF

 

PER CONTATTI E SEGNALAZIONI
di assemblee trasversali che si stanno tenendo negli Atenei per discutere sulle azioni di mobilitazione condivisa da tutte le componenti del mondo universitario, scrivere a riscattouniversitapubblica@gmail.com  Alla pagina La Mobilitazione potete trovare le iniziative che ci sono state segnalate