Comunicato all’Ateneo sulla revisione dello Statuto

Alcuni spunti di riflessione sulla revisione dello Statuto

A quasi tre anni dall’insediamento della commissione Statuto del Senato Accademico, la revisione del nostro Statuto sta giungendo alla conclusione del suo iter, attraverso la discussione che è ora aperta anche a tutto il personale di Ateneo.

Dopo la presentazione ufficiale della bozza di nuovo Statuto nella Conferenza di Ateneo dell’11 febbraio, vorremmo proporre all’attenzione dell’Ateneo alcuni principi, da sempre sostenuti dal Coordinamento PoliTo, che potrebbero essere utili per la riscrittura dell’atto normativo fondamentale della nostra Istituzione: l’allargamento della partecipazione al governo dell’Ateneo con conseguente maggiore rappresentatività degli Organi e il riconoscimento delle competenze del nostro personale docente al di là dell’appartenenza di fascia, che possono trovare immediata applicazione nella stesura del nuovo Statuto e del nuovo RGA (Regolamento Generale di Ateneo).

La formulazione dello Statuto attualmente in vigore prevede 9 Direttori di Dipartimento, 9 rappresentanti dei docenti di ruolo suddivisi per fascia, 1 RTD, 1 AdR, 2 PTAB, 5 studenti (compreso un dottorando). L’esperienza di questi anni ha evidenziato che la presenza di 9 Direttori su 11 ed una composizione fissa dell’Organo rendono problematica l’elezione, comprensibilmente percepita più come una eliminazione che come una vera e propria elezione di rappresentanti, senza contare che presenta delle complicazioni legate alla questione della ineleggibilità/decadenza per legge dei Direttori stessi.

A nostro parere la Legge 240/2010 prevede già troppi vincoli alla composizione del Senato Accademico e rende difficile definire un Organo massimamente rappresentativo, come compete a una comunità accademica. Per questo riteniamo che debbano essere tenuti al minimo le numerosità delle componenti previste dalla legge e di conseguenza lasciare il massimo spazio all’elezione democratica della rimanente parte dell’Organo: 2/3 di docenti, di cui 1/3 di Direttori di Dipartimento, è già un vincolo molto forte e riteniamo che sarebbe preferibile non andare oltre. Ancora più importante è il mantenimento di tutte le elezioni a livello di Ateneo, nell’ottica che gli Organi di governo rimangano composti da rappresentanze trasversali maggiormente in grado di esprimere contributi che mirano agli interessi generali dell’Ateneo.

L’originaria proposta del Coordinamento PoliTo, portata in discussione negli Organi di Governo, prevedeva una diminuzione della numerosità del Senato a 27 membri, con 18 docenti (minimo di legge di 2/3 del totale dei membri), di cui 6 Direttori di Dipartimento (minimo di legge di 1/3 dei docenti), lasciando invariate le rappresentanze di tutte le altre categorie rispetto allo Statuto attuale.

A seguito dei lavori della Commissione istruttoria, gli Organi di Governohanno deliberato a maggioranza una soluzione che prevede una composizione a geometria variabile in funzione del numero di Dipartimenti dell’Ateneo. Con l’attuale numero di Dipartimenti pari a 11, la numerosità dell’Organo passerebbe a 30 membri, di cui 20 docenti di ruolo oltre al Rettore. L’elezione dei docenti di ruolo terrà conto di due diverse esigenze di rappresentatività: 9 membri saranno eletti tenendo in considerazione la fascia di appartenenza e 11 membri tenendo invece in considerazione il Dipartimento di afferenza.

Pur essendo questo impianto lontano da quello da noi proposto, una soluzione di compromesso potrebbe essere raggiunta a patto di specificare nel testo dell’RGA due condizioni che vadano incontro all’esigenza per noi fondamentale di avere un meccanismo elettorale che tenda a far prevalere la trasversalità e la condivisione: fissare il numero dei Direttori di Dipartimento al minimo di legge (7 nell’attuale configurazione con 11 Dipartimenti) e mantenere tutte le elezioni a livello di Ateneo, principio che saggiamente è stato condiviso nel 2011 e ha ispirato la stesura dell’attuale Statuto.

Non sarebbe questo il Senato che avevamo in mente, ma pensiamo che sia importante per una comunità come la nostra cercare sempre di trovare una sintesi tra le diverse posizioni.

Sottolineiamo inoltre l’importanza di garantire le pari opportunità, e riteniamo che ci sia spazio per inserire a Statuto specifiche norme che vadano in questa direzione.

Riguardo la seconda questione, vogliamo con grande soddisfazione ricordare che il Politecnico di Torino è uno dei pochi Atenei dove ogni docente, se competente e stimato, può fare il Vicerettore, il Consigliere di Amministrazione, il Coordinatore di Collegio, il Presidente del Comitato Paritetico per la Didattica, Il Direttore della scuola di Master… e vogliamo riconoscere l’attenzione a questo tema dimostrato dagli Organi di Governo che hanno proposto nel testo di revisione attualmente in discussione di estendere anche la carica di vicedirettore a tutti i docenti di ruolo. Sarebbe interessante approfondire la possibilità di estendere il principio di competenza anche ad altre cariche e nel caso questo non risulti possibile, per espliciti impedimenti legge, scegliere di non indicare i vincoli di fascia nello Statuto, ma solo nei regolamenti di rango minore.

Auspichiamo infine che questa fase di discussione, esterna agli Organi di Governo, coinvolga tutto l’Ateneo al fine di arrivare al referendum necessario all’approvazione del nuovo Statuto con la massima consapevolezza dell’importanza di questo documento e la massima partecipazione democratica al voto che esprimerà un giudizio su di esso.

Coordinamento PoliTo

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Comunicazione delle rappresentanti RTI sull’inaugurazione dell’A.A.

Cari amici e colleghi ricercatori,
come rappresentanti dei RTI in Senato teniamo a farvi partecipi di una decisione che abbiamo preso con altri colleghi in relazione alla cerimonia di inaugurazione dell’a.a.

Il ministro Bussetti, invitato dal nostro Rettore, per impegni inderogabili ha incaricato di presenziare alla cerimonia il prof. Giuseppe Valditara (Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca del MIUR).
Il prof. Valditara rappresenta la continuità con le precedenti politiche di smantellamento dell’università pubblica ed è stato fra i principali estensori della legge Gelmini, che tanti danni ha procurato al nostro sistema universitario.
In particolare, la legge ha letteralmente stritolato le figure dei ricercatori, non solo disconoscendo la loro professionalità e il loro ruolo, ma proprio “dimenticandosi” della loro esistenza.

Dunque – per la dignità  nostra e di tutti voi che noi rappresentiamo – la presenza del professore non è gradita e la riteniamo non compatibile con la nostra.
Con la nostra assenza non intendiamo dissociarci dall’impegno del Rettore, che sottoscriviamo, e desideriamo ringraziarlo perché sappiamo che sottoporrà al professor Valditara domande stringenti e istanze precise circa la situazione attuale dell’Università italiana.

Siamo certe che comprenderete la nostra posizione.

Le rappresentanti dei RTI in Senato
Valeria Minucciani e Raffaella Sesana

Comunicato all’Ateneo del 30 Novembre 2018 – Valditara all’inaugurazione dell’A.A.

Cari Colleghi,

come saprete, alla imminente cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico presenzierà il Professore Giuseppe Valditara che è stato da poco nominato Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca del MIUR, posizione di grande potere nella gestione quotidiana e di indirizzo strategico dell’intero comparto della ricerca. Tale nomina sancisce la continuità con una delle stagioni più sciagurate per l’Università italiana in età repubblicana, iniziata con l’approvazione della legge 240/2010 (“Legge Gelmini”) della quale proprio il Prof. Valditara fu tra i principali estensori. Come ricorderete, la riforma universitaria del 2010 è stata varata nonostante l’opposizione di ampia parte del mondo universitario italiano. Una riforma che ha destrutturato il sistema universitario, incrementato il potere gerarchico e ulteriormente precarizzato l’accesso ai ruoli universitari. Da quel momento tutti i governi hanno continuato a portare avanti provvedimenti di riduzione delle risorse per l’Università e la ricerca pubblica.

Contemporaneamente le risorse residue sono state attribuite alle istituzioni dichiarate eccellenti mediante opache procedure di valutazione messe a punto dall’ANVUR. Il risultato è che l’Italia continua ad essere il fanalino di coda tra i paesi OCSE (dietro, ad esempio, a Turchia, Colombia e Costa Rica) in termini di percentuale di cittadini laureati, tagliando alla radice non solo la possibilità per milioni di persone di avere accesso al benessere culturale e materiale potenzialmente disponibile, ma anche le speranze di formare le competenze necessarie al Paese per affrontare le sfide scientifiche del futuro.

In aggiunta, a causa della riforma del 2010, l’attuale posizionamento italiano nel panorama scientifico internazionale, prodotto con il lavoro di ricercatori dotati di risorse molto inferiori a quelle a disposizione dei colleghi di paesi più lungimiranti, è destinato ad esaurirsi per il mancato ricambio generazionale causato dal massiccio ricorso al precariato delle giovani leve di ricercatori, le cui energie sono costrette a essere spese in contratti e servizi di basso livello, impedendo loro di sfruttare gli anni più produttivi della loro carriera.

Tutto questo è quanto il Prof. Valditara ha contribuito a ottenere, e, sulle macerie prodotte dalla riforma da lui fortemente voluta e sostenuta, ora dirige l’influente Dipartimento dell’Università del Ministero della Istruzione, Università e Ricerca. 

Per questi motivi, pur confidando che il nostro Rettore saprà cogliere l’occasione della cerimonia per manifestare al Governo del Paese rappresentato dal Prof. Valditara lo stato di sofferenza del sistema universitario italiano, il Coordinamento del Politecnico di Torino, nato proprio in opposizione alla Legge 240/2010 e impegnato tutt’ora a mitigarne i devastanti effetti, allo scopo di manifestare pubblicamente il proprio profondo dissenso nei confronti delle politiche che il Prof. Valditara rappresenta, non può che, con dispiacere, rinunciare a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico del proprio Ateneo.

Un caro saluto a tutti.

Coordinamento PoliTo

Autocritica e prospettive per il nuovo CdA

La campagna elettorale per il nuovo rettorato è stata molto interessante ed è stata per me una preziosa occasione per discutere di politiche universitarie e soprattutto di politiche di gestione del nostro Ateneo. Ringrazio molto tutti e tre i nostri candidati per la pacatezza della discussione e la disponibilità agli incontri e alla discussione diffusa.

Devo però ammettere che è emersa una quesione che sta diventando per me sempre più un cruccio riguardo le politiche portate avanti in questo scorcio di mandato di CdA: l’uso sistematico di formule e automatismi per ripartire le risorse tra i Dipartimenti.

Sono oramai convinto che facendo una media pesata di didattica, ricerca, pensionamenti, raccolta fondi… si tenda troppo ad appiattire tutto, ripartendo le risorse ai Dipartimenti in un modo da rendere poi difficile dire perché e in quale misura sono dovute a uno o l’altro parametro. Forse anche per questo è stato a volte difficile intervenire in modo strategico sui problemi di sistema con una politica unitaria di Ateneo, come una comunità accademica dovrebbe sempre avere.

A mia scusante posso forse dire che molto spesso, nonostante tutto, delle politiche di Ateneo le siamo riuscite a fare. Per esempio con
la decisione di dare un’opportunità concorsuale a tutti gli RTI abilitati o nel distribuire il finanziamento diffuso per la ricerca, scelte che se lasciate ai Dipartimenti avrebbero inevitabilmente portato a politiche diversificate.

Ho patito molto in questi giorni di discussione il parallelismo che mi è stato fatto tra l’utilizzo automatico delle formule per la distribuzione delle risorse che abbiamo portato avanti come Ateneo con l’analoga politica che utilizza l’ANVUR in tutte le riprtizioni.

Rischiamo anche noi di far piovere sul bagnato? Rischiamo anche noi di non avere una politica di sistema e di costruire invece un sistema di valutazione e ripartizione delle risorse essenzialmente punitivo e divisivo?

La questione è molto delicata e per questo, dopo le elezioni rettorali, vorrei cercare di aprire una discussione nell’Ateneo sul tema e cercare di creare una discontinuità nelle nostre politiche che possa renderci sempre più una comunità coesa e soprattutto capace di una visione globale di sistema.

Sono anche convinto che le retroazioni del tutto automatiche tra il numero dei crediti erogati e la ripartizione delle risorse sia un involontario freno alla possibilità di mettere veramente lo studente al centro delle nostre politiche della didattica. Il molto comprensibile timore che perdere anche solo un credito possa ridurre
le prospettive di sviluppo del proprio settore, rende tutto il sistema poco capace di reagire velocemente alle nuove ed emergenti esigenze formative dei nostri studenti.

Concludo ringraziando tutti i colleghi che hanno deciso di sfruttare questi mesi di discussione elettorale per approfondire con me le questioni da loro ritenute più rilevanti. E’ stata una bellissima occasione di confronto e una sorta di verifica di metà mandato che mi sarà certamente molto utile.

In bocca al lupo a Guido e Mauro e Michela, che sono certo continueranno a lavorare, fuori o dentro gli organi di governo, per il bene della nostra istituzione.

Danilo Bazzanella