Comunicato sulla riforma dello Statuto d’Ateneo – 15 maggio 2019

Cari colleghi,

tra brevissimo tempo, il 20 maggio prossimo, si voterà per accettare o rifiutare, tramite Referendum, le modifiche allo Statuto che sono state elaborate dalla specifica Commissione del Senato Accademico e sostanzialmente approvate, per quanto in maniera non unitaria, dagli Organi di Governo.

Si tratta di una consultazione importante perché lo Statuto è la “carta costituzionale” dell’Ateneo e come accade per il testo della Costituzione, qualunque modifica deve essere attentamente compresa ed analizzata per evitare nel tempo conseguenze indesiderabili o contrarie alle regole democratiche.

Come Coordinamento Polito abbiamo già espresso pubblicamente e in diverse occasioni la nostra perplessità su alcuni aspetti delle modifiche proposte, perché se in alcuni casi le modifiche sono effettivamente marginali e ininfluenti rispetto all’impianto generale, in altri casi, in particolare nell’articolo 11.4 che riguarda la nuova composizione del Senato Accademico, gli effetti e le ricadute potenziali sull’equilibrio tra le diverse componenti e sulle regole democratiche dell’Ateneo possono essere nel tempo anche di grave entità.

Se è vero che l’attuale numerosità dei componenti del Senato Accademico (28) non rende l’organo particolarmente snello ed efficace nelle decisioni è altrettanto innegabile che la scelta fatta nella proposta di modifica statutaria è stata quella di aumentare seppure di poco il numero complessivo dei suoi membri (30) per introdurre un nuovo componente che è il rappresentante di Dipartimento- non previsto in questi termini dalla legge 240 e identificato preferibilmente nella figura del Direttore – la cui elezione richiede anche una modifica del regolamento generale. Tale modifica, non solo è farraginosa perché si fonda su un meccanismo elettivo differenziato su base dipartimentale, ma consente potenzialmente il ripescaggio di un Direttore che ha ottenuto meno voti di un altro candidato nel suo stesso dipartimento, in deroga ai principi della democrazia rappresentativa.

È chiaro quindi come l’indirizzo politico di questa proposta vada nella direzione di assicurare la presenza di tutti i Direttori in Senato, malgrado la legge 240/2010 esprima chiaramente il concetto che i Direttori debbano essere eletti in quanto rappresentanti della componente dei Direttori.

Questo nuovo testo contiene dunque elementi potenzialmente in conflitto con le normali regole democratiche su cui si fondano i meccanismi elettivi e introduce modalità non omogenee di elezione rispetto ai rappresentanti delle fasce, degli studenti e del personale PTA, che sono espressi dall’intero Ateneo e quindi portano in Senato una visione trasversale.

La nostra proposta andava invece nella direzione di mantenere la trasversalità di tutte le componenti, mettendo al centro l’interesse dell’Ateneo – che non è il semplice risultato della somma dei Dipartimenti ma è molto di più – riducendo il numero dei Direttori al minimo consentito dalla legge e mantenendo forte la rappresentatività delle altre componenti, di fascia, del PTA, dei precari e degli studenti per un Senato più snello e operativo ed eletto con meccanismi democratici ed omogenei, come è stato finora.

Non vi è nulla di male nel volere un rappresentante dipartimentale in Senato ma, a nostro parere, l’introduzione di tale figura potrebbe attuarsi senza sacrificare l’equilibrata architettura dell’attuale Senato Accademico e soprattutto senza derogare ai principi democratici mantenendo meccanismi elettivi trasparenti ed omogenei nell’Ateneo. Sicuramente avrebbe giovato al risultato finale una modalità di lavoro più inclusiva e maggiormente attenta ai diversi punti di vista presenti nell’Ateneo già dall’inizio della procedura e non solo in fase di espressione di un parere finale.

In passato l’equilibrio tra le componenti ha consentito al Politecnico, dopo dibattiti e discussioni, di effettuare scelte condivise e in controtendenza rispetto al panorama nazionale come l’introduzione degli starting grant ai giovani ricercatori e il finanziamento diffuso e per questo siamo preoccupati per le conseguenze di questa riforma.

Pensiamo quindi che l’iter di revisione dello Statuto necessiti ancora di tempo per permettere una riflessione ulteriore per risolvere adeguatamente e in modo largamente condiviso le criticità che abbiamo sopra evidenziato, e per questa ragione riteniamo con convinzione che per il momento sia meglio NON modificare il nostro attuale Statuto, tanto più che il Ministero proprio in questi giorni ha allo studio un DM che permetterebbe alle Università virtuose di proporre forme di governo in deroga alla legge 240/2010 (vedi https://www.roars.it/online/unautonomia-differenziata-anche-per-le-universita/).

Il Coordinamento POLITO

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