Un esercizio di fanta-programmazione del personale

Nel mio ultimo post Finanziamento della ricerca del Politecnico di Torino: A pioggia?, concludevo scrivendo “…Mi auguro inoltre che gli atteggiamenti più estremisti di chi ritiene accettabile o addirittura doverosa una ripartizione molto polarizzata non prendano il sopravvento anche nella divisione dei fondi e delle risorse umane tra i Dipartimenti, soprattutto ora a posteriori della valutazione VQR. Se un finanziamento della ricerca poco equilibrato come quello attuale fosse seguito da un’analoga ripartizione altrettanto fortemente disomogenea, per quanto basata sul merito, delle risorse economiche e umane tra i Dipartimenti, penso che rischieremmo di assistere alla definitiva disgregazione della nostra comunità accademica.

Qualcuno da questo ha dedotto che io sia contro la “meritocrazia”. Prima o poi un post sulla meritocrazia lo farò di certo, ma mi pareva evidente che la questione centrale del mio post era invece il grado di premialità e non la premialità in quanto tale. Il possibile fraintendimento probabilmente è dovuto alla mia generica indicazione di “ripartizione molto polarizzata” e “ripartizione fortemente disomogenea”. Quanto fortemente disomogenea e quanto polarizzata?

Pensavo che fosse ovvio che intendevo polarizzata e fortemente disomogenea come quella della ripartizione dei fondi della ricerca, visto che quello era il tema e il titolo del post. Visto che però non tutti hanno compreso mi sono divertito con un esercizio di fanta-programmazione del personale.

Ecco il gioco. Supponiamo di avere per semplicità 100 POM (Punti Organico Ministeriali) da ripartire tra i Dipartimenti e supponiamo di volerli ripartire in base alla valutazione della ricerca dei Dipartimenti data dalla VQR. Nella marea di dati rigurgitati dall’ANVUR ho trovato solo le valutazioni dei Dipartimenti per area e quindi alcuni Dipartimenti hanno più valutazioni (una per area coperta). Per avere un unico numerino (parametro R dell’ANVUR) per ogni Dipartimento ho fatto volgarmente la media (immagino e spero che l’ANVUR farà una adeguata media pesata perché le aree dentro il Dipartimento non sono tutte grandi uguali, ma questo non rovina il gioco più di tanto).

A quel punto avevo da decidere come usare i numerini (maggiori di uno per chi è sopra la media e minori di uno per chi è sotto). Prima cosa ho eliminato i sotto-media, come farà l’ANVUR per la futura premialità sui Dipartimenti. Ho poi fatto una ripartizione in proporzione alle distanze dalla media del parametro R, in pieno stile ANVUR (è così che hanno fatto in passato per la ripartizione dei POM tra gli Atenei). Non è importante quale metodo ho utilizzato, uno vale l’altro per il mio scopo, l’importante è produrre una ripartizione molto disomogenea.

Quello che viene fuori è questa ripartizione dei 100 POM, con tanto di confronto percentuale con la distribuzione uniforme basata sul numero di strutturati dei diversi Dipartimenti.

ripartizione2

Lasciando perdere di quali Dipartimenti si tratta e indipendentemente dalla procedura che ho usato, la cosa interessante da notate è che i 3 Dipartimenti più “meritevoli” e quindi più premiati (che hanno 206 strutturati, circa il 27% dell’Ateneo) prendono oltre 81 POM e invece gli altri 8 Dipartimenti (che hanno 540 strutturati, quasi il 73% dell’Ateneo) prendono circa 19 POM in tutto. Il numero di POM medi a disposizione del 27% dell’Ateneo più meritevole è circa 11 volte tanto quello dei POM medi a disposizione del 73% dell’Ateneo meno meritevole. Guarda caso è più o meno una distribuzione fortemente premiale e disomogenea tanto quanto quella attualmente in vigore nel nostro Ateneo per la ripartizione dei fondi della ricerca, anzi leggermente meno (vedi Finanziamento della ricerca del Politecnico di Torino: A pioggia?).

L’altra cosa che si nota immediatamente è che in un gioco a somma zero come questo, alla forte premialità basata sul merito di alcuni corrisponde necessariamente una forte penalizzazione di altri. Il che rende molto evidente che per avere una premialità che possa realmente premiare, senza però avere come rovescio della medaglia l’annichilimento dei non premiati, è necessario prevedere una quota di base che garantisca il rispetto delle legittime aspettative di tutti.

La distribuzione premiale può avere un senso, ma è fondamentale che non sia troppo premiale. Premiale non è come “onesto”: più si è onesti e meglio è. La premialità va dosata attentamente. Per un sistema complesso come il nostro, un eccessivo livello di premialità (e conseguente eccessiva penalizzazione) può essere fatale.

Questo è stato solo un giochino e sono certo che nessuno nel nostro Ateneo si augurerebbe una distribuzione dei POM tra i Dipartimenti del tipo estremamente polarizzato presentato nella tabella sopra, per quanto indiscutibilmente basato sul merito e sui dati oggettivi della VQR. Ora mi chiedo, perché invece attualmente in Ateneo sul finanziamento della ricerca stiamo facendo una ripartizione che ha essenzialmente la stessa natura fortemente premiale per pochi e penalizzante per molti e non c’è lo stesso sdegno che immagino abbia suscitato la lettura della mia paradossale tabella? La questione che volevo porre non è tanto quale sia il livello ottimale di premialità, anche se immagino ci siano pochi dubbi che la fanta-programmazione che ho proposto non ci si avvicina nemmeno, ma almeno far comprendere che tale problema di ottimizzazione esiste. Sarebbe già un punto fermo importante da cui partire.

Danilo Bazzanella

 

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