Finanziamento della ricerca del Politecnico di Torino: A pioggia?

Attualmente nel nostro Ateneo investiamo ogni anno per la ricerca 10 milioni di euro per la premialità dei singoli (vincitori di ERC, FIRB, starting grant per l’attrattività dei professori esterni di qualità…) e 9 milioni di euro per gli investimenti strategici dei Centri Interdipartimentali. Solo da dicembre del 2016 il CdA ha affiancato a tali finanziamenti anche un piccolo finanziamento diffuso di 5 milioni di euro all’anno.

I 19 milioni di euro annui ripartiti con criteri di merito o strategici vanno a finanziare la ricerca di circa un terzo del nostro Ateneo a cui vanno sommati un terzo dei 5 milioni diffusi (perché chi appartiene a un Centro o ha un finanziamento premiale personale prende anche il finanziamento diffuso), per un totale di oltre 20.6 milioni di euro all’anno. I rimanenti due terzi dell’Ateneo, pur essendo il doppio, ha invece in tutto un finanziamento di poco più di 3 milioni. Chi fa parte del terzo dei docenti più finanziati dell’Ateneo prende mediamente oltre 12 volte quello che prende mediamente come finanziamento alla ricerca chi si trova nei due terzi meno finanziati.

Parlare di un Ateneo che finanzia la ricerca a pioggia è veramente fuori luogo o per lo meno, se vogliamo rimanere sulla metafora atmosferica, bisognerebbe parlare di finanziamento a nubifragio per pochi e finanziamento ad acquerugiola per la grande maggioranza.

Non credo che sia opportuno mantenere una suddivisione così marcatamente differenziata dei fondi della ricerca e mi auguro che il CdA, dopo l’approvazione del bilancio consuntivo, possa procedere a una variazione di bilancio che pur mantenendo una ripartizione primariamente basata sul merito e sulle scelte strategiche possa ridurre la divaricazione estrema attualmente presente nel nostro Ateneo.

Mi auguro inoltre che gli atteggiamenti più estremisti di chi ritiene accettabile o addirittura doverosa una ripartizione molto polarizzata non prendano il sopravvento anche nella divisione dei fondi e delle risorse umane tra i Dipartimenti, soprattutto ora a posteriori della valutazione VQR. Se un finanziamento della ricerca poco equilibrato come quello attuale fosse seguito da un’analoga ripartizione altrettanto fortemente disomogenea, per quanto basata sul merito, delle risorse economiche e umane tra i Dipartimenti, penso che rischieremmo di assistere alla definitiva disgregazione della nostra comunità accademica.

Il momento è delicato. Il senso istituzionale e l’equilibrio nelle decisioni non può fare difetto proprio ora.

Danilo Bazzanella

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