Question time sul bilancio preventivo 2017

In queste settimane di discussione siamo stati interpellati più volte per chiarimenti, critiche e proposte sul bilancio preventivo 2017 che andremo ad approvare a fine mese. Abbiamo raccolto alcune di queste domande e dato delle brevi, ma speriamo esaurienti, risposte. Se arriveranno nuove domane e soprattutto speriamo nuove proposte potremmo proseguire, sempre in modo trasparente, in nostro lavoro di raccolta idee dalla base e informazione verso la base.

Un elenco provvisorio, e comunque soggetto a discussione, delle iniziative che il CdA sta valutando all’interno del bilancio 2017 sono:

  • edilizia per nuove aule,
  • nuovi laboratori didattici e aggiornamento dei laboratori didattici dipartimentali,
  • premialità della ricerca commerciale e finanziata sotto forma di restituzione, in fondi di ricerca, di una parte consistente delle tasse trattenute dall’Ateneo,
  • finanziamento diffuso della ricerca,
  • welfare del personale e studentesco, formazione del PTA,
  • ammodernamento ateneo e dipartimenti

come ipotizzati in discussioni formali ed informali a vari livelli.

 

– Perché questa accelerazione? Perché un così basso coinvolgimento del Senato Accademico?

C’è un problema organizzativo. Il CdA eletto a inizio ottobre (ed insediato il 19 ottobre) è problematico, perché così facendo lo si è messo in condizione di lavorare sul bilancio preventivo, atto fondamentale per la politica dell’Organo, solo molto a ridosso della scadenza. 

Si sta cercando di rimediare a questo inconveniente con incontri come questo, con sedute straordinarie degli Organi di Governo, con la Conferenza di Ateneo (ne approfittiamo per ringraziare i Senatori che l’hanno richiesta). L’approvazione del bilancio preventivo purtroppo non è rinviabile e non si può chiedere al nuovo CdA di non fare uno su quattro dei bilanci preventivi di propria competenza. 

Per giunta, il prossimo anno si prevede che il bilancio preventivo 2018 sarà troppo a ridosso delle elezioni rettorali per potere contenere forti innovazioni. Dunque lo spazio per prendere provvedimenti di qualche respiro è adesso, altrimenti si rischia di dovere attendere il 2019. Si ricorda che la definizione di linee di indirizzo di investimento è essenziale per poter essere autorizzati dal Ministero a sostenere concretamente tali spese nel corso dell’anno successivo. 

In CdA abbiamo già discusso di ripetere l’esperienza degli incontri del CdA con le Aree, momento che è stato molto utile per raccogliere le osservazioni, i problemi e le proposte dei colleghi e luogo da cui è nata anche, tra le altre, la richiesta del finanziamento diffuso. In questi incontri, si potrà discutere e mettere a punto alcuni degli aspetti implementativi dei vari provvedimenti.

– Il finanziamento diffuso appare in contrasto con le politiche fino a qui portate avanti dall’Ateneo. Perché questa inversione di tendenza?

La proposta di affiancare l’importante finanziamento premiale e strategico approvato dal precedente CdA con una dotazione di base per tutti che possa garantire il diritto/dovere alla ricerca è nata dai colleghi. Se ne parla nell’Ateneo da tempo e già il passato CdA aveva recepito questa richiesta con un finanziamento diffuso di 5000 Euro per ogni RTD per tre anni e 1.000 Euro all’anno per ogni strutturato. L’importo limitato di quel finanziamento diffuso, in particolare per gli strutturati, è stato dovuto al fatto che, dopo una lunga discussione nel passato CdA, si è arrivati alla delibera troppo a ridosso delle elezioni di rinnovo dell’Organo e non è parso corretto impegnare il nascituro CdA con investimenti di dimensione maggiore. 

Ora il CdA è stato appena rinnovato, il finanziamento diffuso è stato uno dei temi al centro della campagna elettorale e quindi c’è tutta la rappresentatività necessaria per procedere nella direzione peraltro già intrapresa dal precedente CdA. Dal nostro punto di vista il finanziamento diffuso non è in contrasto con gli investimenti strategici e con quelli premiali, che peraltro sono e rimarranno di importo preponderante rispetto ad esso. E’ complementare ad essi e siamo convinti che possa, senza costi accessori, lunghi tempi per processi di assegnazione competitiva e/o valutazione ex ante, sostenere in maniera non divisiva l’impegno del nostro intero corpo docente, con potenziali conseguenze positive anche sulla qualità della didattica offerta. Questa linea di investimento potrebbe inoltre consentire di dare un’opportunità a coloro che per qualunque ragione abbiano ridotto il loro impegno nella ricerca, di potersi riattivare in tal senso.

– La dimensione dell’iniziativa del finanziamento diffuso sembrerebbe essere confrontabile come importi alle somme investite in tutte le passate politiche dell’Ateneo. Cosa pensate al riguardo?

Questa impressione è completamente errata. Il passato CdA ha attivato finanziamenti premiali e progettuali per la ricerca che ammontano a circa 15 milioni di Euro/anno (centri, starting grant per RTDA ed RTDB, starting grant per esterni, premio pubblicazioni, visiting, premi ERC, mille Euro, premio giovani ricercatori, altre premialità di vario genere, etc.) Contando i 6 milioni/anno in più per le borse di dottorato e i 200 RTDA la cifra rasenta i 30 milioni/anno a regime.

Sul fronte dell’edilizia lo scorso CdA ha poi accantonato c.a 30 milioni di Euro per To-Expo, MOI e aule R. Lo scorso anno il CdA ha dunque fatto un bilancio estremamente coraggioso e di dimensioni veramente notevoli. 

E’ inoltre stata introdotta una specifica attenzione alla progettualità dipartimentale, assegnando ai Dipartimenti 2.5 milioni di Euro sostanzialmente liberi da spese di funzionamento poiché centralizzate in amministrazione centrale. Questi fondi sono pertanto liberi come progettualità, da investire nella missione istituzionale del Dipartimento. E’ una misura nuova che se da un lato punta all’ottimizzazione dei costi e alla omogeneità dei servizi comuni, dall’altro non potrà che valorizzare l’autonomia dipartimentale e che, in base ai risultati attesi, prevedibilmente dovrà essere rafforzata. 

L’idea anche del nuovo CdA è di procedere nella medesima direzione dei grandi investimenti. Nella dimensione totale degli investimenti che stiamo valutando per il 2017 l’investimento in ricerca rappresenta un 30%, diviso a sua volta tra finanziamento diffuso e premialità della ricerca commerciale e finanziata. Per circa un altro 30% si tratta di investimenti rivolti all’edilizia. Per circa il 25% è rivolto alla didattica, ed in particolare ai laboratori. Il restante 15% è rivolto al welfare dell’intero personale e studentesco, nonché ad un insieme di ulteriori iniziative di ammodernamento dell’ateneo, compresi i dipartimenti. L’urgenza di un concreto investimento nel welfare studentesco è motivata anche dall’aumento di oltre 5 mln dei proventi derivanti dalla contribuzione studentesca rispetto al 2015.

Nel complesso degli interventi del passato CdA e di quello in previsione per il 2017, il finanziamento diffuso potrebbe dunque attestarsi attorno al 12-13% sul totale, una percentuale relativamente limitata.

– in che modo si pensa che possa agire il finanziamento diffuso? :

Il finanziamento diffuso dovrebbe agire come “seed money” per permettere di intraprendere nuove linee di ricerca, dove inizialmente non si è ovviamente competitivi, come aggregatore di ricercatori e potenziatore su linee di ricerca già intraprese, come cofinanziamento sui progetti che lo richiedono (tipo UE per le attrezzature), come risorse per potenziare la propria attrattività sui contratti conto-terzi (ad esempio tramite l’acquisizione di strumenti opportuni), come “buffer” per consentire di concentrarsi su alcune proposte competitive, scritte meglio, con migliori possibilità di successo e con maggiore competitività grazie al supporto di maggiore ricerca preliminare.

– Attenzione al rischio che l’iniziativa del finanziamento diffuso non porti a una disgregazione e parcellizzazione della ricerca. Forse si potrebbero pensare a incentivi all’aggregazione.

Ne abbiamo già parlato nella commissione di CdA e la questione sarà certamente portata all’attenzione del CdA, nonché oggetto di confronto con il Senato e con l’Ateneo tramite incontri regolari, in fase di predisposizione già per gennaio p.v., sulle possibili azioni da intraprendere per valutarne l’efficacia nel tempo.

– Il rischio del finanziamento diffuso è che potrebbe essere inutilizzato o sottoutilizzato dagli strutturati essenzialmente inattivi nella ricerca e in alcuni casi anche poco capaci di dare un contributo adeguato nella didattica. Avete pensato a qualche correttivo in questo senso?

Uno degli obiettivi del finanziamento diffuso è anche quello di ridurre la quota di inattivi della ricerca del nostro Ateneo e quindi tagliarli fuori automaticamente vanificherebbe l’obiettivo e inevitabilmente appesantirebbe la burocrazia per la necessaria valutazione ex ante. Si potrebbe comunque prevedere in qualche modo per gli inattivi una procedura diversa e con una qualche valutazione ex ante. Porteremo anche questa osservazione all’attenzione del CdA.

– E’ fondamentale avere chiari a priori gli obiettivi che ci poniamo con il finanziamento diffuso e come intendiamo procedere alla valutazione ex post.

Assolutamente d’accordo, è fondamentale.

Un’ipotesi fatta in commissione di CdA di valutazione ex-post consiste nella rilevazione, a livello complessivo di tutto il Politecnico (e non dei singoli) di:
– quantità e qualità dei prodotti di ricerca
– quantità di finanziamento competitivo ottenuto (UE, nazionale, conto terzi,etc.)
– capacità di spesa del finanziamento
– riduzione del numero complessivo di inattivi

Questi parametri di sistema verrebbero valutati ogni anno, con l’obiettivo di una prima verifica sostanziale a tre anni e poi a cinque anni, per avere una concreta valutazione dell’efficacia del finanziamento diffuso nello stimolare l’attività di ricerca nell’ateneo.

– E’ stata proposta anche una forma di verifica diffusa del finanziamento diffuso: la trasparenza. Sarebbe sufficiente che fosse visibile a tutti, internamente all’Ateneo, come ognuno utilizza la propria dotazione di base.

Sembra un’ottima idea. Bisogna solo valutare la fattibilità dal punto di vista tecnico e il relativo costo. 

Danilo Bazzanella
Pierluigi Poggiolini
Marco Rondina
Mauro Velardocchia

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