Comunicato del Coordinamento PoliTo – 12 dicembre 2016

Comunicato del Coordinamento PoliTo – 12 dicembre 2016

Cari Colleghi,

con questo documento intendiamo esprimere alcune considerazioni riguardanti il tema del finanziamento diffuso della ricerca in vista della Conferenza di Ateneo del 13.12.2016.

Il finanziamento diffuso della ricerca, oltre ad essere sostenuto da grandi scienziati e dalle recenti ricerche, sta diventando sempre più, soprattutto in Europa, la politica di molte Università, come l’EPFL ad esempio, il cui finanziamento diffuso è pari a 200.000 € l’anno per ogni docente o l’ETH dove arriva addirittura a 500.000 € l’anno, seppure contenenti le spese del personale che invece al Politecnico finanziamo separatamente mediante i contratti da RTDa. Il motivo principale di questa scelta è che non ha nessun senso spendere ingenti somme per lo stipendio di persone con una lunga e costosa formazione e poi non utilizzarne al meglio le potenzialità lasciandoli privi di quei finanziamenti che potrebbero renderli operativi. Il costo totale di chi fa ricerca, soprattutto all’estero dove sono pagati molto meglio ma anche in Italia, è di centinaia di migliaia di euro all’anno (ovviamente contando la spesa totale sostenuta con i finanziamenti pubblici per stipendi diretti al personale di ricerca, ma anche del personale di supporto e le spese di funzionamento). “Risparmiare” sulle cifre tutto sommato molto più limitate che servirebbero per dotare tutti, oltre che del necessario stipendio e ambiente di lavoro, anche di un adeguato finanziamento di base appare come un controsenso economico e organizzativo. Inoltre un adeguato finanziamento di base ai singoli concorrerebbe ad incrementare la produttività scientifica dei Dipartimenti, consentendo anche ai ricercatori delle aree che in questi anni hanno maggiormente sofferto per la carenza di fondi ministeriali di ampliare significativamente l’orizzonte delle proprie ricerche.

Per quanto riguarda l’idea che alla fine il finanziamento diffuso sia a favore dei poco virtuosi e sia quindi sostenuto da ricercatori di basso livello, crediamo possa essere molto istruttivo per tutti ascoltare il breve intervento di uno dei più importanti scienziati italiani, Giorgio Parisi, proprio a favore del finanziamento diffuso. Al contrario, sono diverse le posizioni autorevoli che esprimono forti perplessità sul finanziamento “concentrato”. Su questo tema si vedano ad esempio gli articoli “Germany claims success for elite universities drive” (Nature 2015) e “Big Science vs. Little Science: How Scientific Impact Scales with Funding” (PLOS 2013).

Anche nel nostro Ateneo si è aperto da molti mesi un dibattito sul finanziamento diffuso. Come coordinamento PoliTO ne abbiamo chiesto l’attuazione già nel nostro documento del 25 maggio 2016. L’estrema urgenza e importanza di un’iniziativa di questo tipo è emersa dalla base e si è espressa molto chiaramente negli incontri del CdA con le Aree dell’Ateneo. I PRIN sono oramai di importo minimo e a cadenza irregolare, gli enti locali hanno problemi finanziari enormi e non solo non finanziano più la ricerca ma neppure pagano per le ricerche commissionate in passato, i progetti competitivi hanno una probabilità di successo sempre più bassa … e tutto questo ha levato a una parte significativa del nostro Ateneo quella sorta di sostanziale finanziamento di base che da sempre permette l’esistenza di una ricerca diffusa nelle Università del nostro paese.

Il passato CdA ha recepito il disagio così palesemente emerso e ha cominciato i necessari correttivi al finanziamento esclusivamente strategico e premiale degli anni precedenti nell’ultimo bilancio di sua competenza. Va detto che tra le politiche del nostro Ateneo in materia di sostegno e incentivazione alla ricerca sono state già varate diverse misure caratterizzate dalla fiducia riposta in singoli colleghi o categorie a prescindere da valutazioni nel merito dell’impiego dei relativi fondi o delle prerogative a loro attribuiti. Ci riferiamo ad esempio agli starting grant di 15.000 € a tutti i Ricercatori a Tempo Determinato, o di 100.000/250.000 € ai Professori provenienti da sedi esterne, o alla designazione dei Project Managers dei Centri Interdipartimentali. Nel caso degli starting grant, l’Ateneo ha con fiducia accordato automaticamente le risorse sulla base della sola appartenenza dei beneficiari ad una categoria. Nel caso della designazione dei Project Managers dei Centri Interdipartimentali – “individuati dal Rettore, in accordo con i Direttori di Dipartimento” (vedi Nota_Centri_06_06_16) – l’Ateneo ha con fiducia attribuito un ruolo molto importante a singoli colleghi senza ritenere necessario lo svolgimento di una valutazione comparativa tra altri possibili candidati e senza accompagnare la designazione con la comunicazione pubblica delle motivazioni scientifiche che l’hanno supportata. Tutte queste misure non hanno perciò previsto valutazioni preventive ma si sono basate appunto sulla fiducia accordata a singole persone o categorie. Crediamo quindi che l’applicazione di questo principio basato sulla fiducia e sulla valutazione ex-post dei risultati ottenuti sia legittimamente da estendersi a tutti i membri dell’Ateneo, proprio in virtù di un principio importante che non può essere in alcun modo confuso con l’applicazione di azioni tese a favorire persone e categorie a scapito di altri. D’altra parte, poiché nessuno nell’Ateneo ha finora manifestato pubblicamente contrarietà a riguardo delle misure già prese e del principio che le ha informate, siamo certi che anche nel caso del finanziamento diffuso nessuno vorrà mettere in dubbio la fiducia che l’Ateneo ripone in tutti i suoi membri e che ha già ampiamente dimostrato ad alcuni di essi.

Nel corso del 2016 è stato inoltre distribuito un primo finanziamento diffuso a tutti gli strutturati, anche se di soli 1.000 €. La differenza di investimento con le altre iniziative salta subito all’occhio ed è stata motivata dal passato CdA con il fatto che l’Organo stava per essere rinnovato. Si può o no concordare con una decisione di questo tipo, ma ora che il CdA è stato eletto ed è nella totalità dei suoi poteri e il finanziamento diffuso è stato uno dei temi centrali della campagna elettorale, riteniamo che non siano accettabili ulteriori indugi.

Vorremmo concludere ricordando, come dovrebbe essere noto, che il budget degli atenei italiani, il nostro compreso, in questi anni si è accresciuto per molteplici motivi concorrenti tra i quali ricordiamo il limite imposto al turn-over e il blocco degli scatti stipendiali a partire dal 2011: si è accresciuto, quindi, anche con i nostri soldi. Detto ciò, l’Università non ha come propria missione quella di creare profitti, ma quella di investire gli avanzi di bilancio. Pare quindi del tutto logico che, almeno dal nostro Ateneo, ci venga riconosciuto, mettendo a frutto e quindi investendo i nostri soldi, un finanziamento per lo sviluppo delle nostre libere attività di ricerca (tanto più che è innegabile la virtuosità delle ricadute della ricerca sulla qualità della didattica). Anche per questo motivo, il finanziamento diffuso ai singoli ricercatori può essere riconosciuto, da una comunità come la nostra che ha sempre dimostrato nei fatti di non svolgere in Italia questo mestiere di docente per motivi carrieristici e/o economici, come una efficace misura risarcitoria del grave danno che il non riconoscimento degli scatti ci ha, come singoli, a tutt’oggi provocato. Si tratta quindi di un investimento che non solo va nella direzione di incentivare in termini strategici la ricerca di base ma anche la ricerca multidisciplinare, di fare accrescere il valore complessivo del nostro Ateneo, sostenendo e favorendo la libertà di ricerca come sancito nella nostra Costituzione, operando anche sul piano etico e risarcendo almeno in parte un torto subito da tutti noi, indistintamente.

Cordiali Saluti.

Il Coordinamento PoliTO

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