CdA 21 dicembre 2016

Visti gli usuali e puntuali resoconti istituzionali (SA del 20 dicembre e CdA del 21 dicembre 2016) aggiungo solo qualche approfondimento sul bilancio previsionale.

Dopo l’approvazione all’unanimità da parte del Senato Accademico del 20 dicembre del bilancio previsionale 2017 (proposto dal CdA, vedi resoconto della seduta del 19 dicembre), nella seduta di oggi del CdA è stato deliberato in via definitiva, sempre all’unanimità.

Il Senato Accademico nella seduta del 20 dicembre oltre ad approvare il bilancio ha aggiunto un suggerimento sulla possibilità di prevedere un sistema di anticipo della dotazione personale di funzionamento a favore di ogni professore e ricercatore strutturato (che ricordo è stata stabilita in 7.000 euro a testa, circa 5 M€ l’anno di spesa totale).

Prevedere un anticipo solo per chi ne facesse domanda è stato valutato dal Direttore Generale come poco opportuno a causa degli inevitabili costi aggiuntivi e le notevoli complicazioni burocratiche. La soluzione, approvata all’unanimità dal CdA, è stata quella di prevedere per tutti l’anticipo della quota del 2018, anche in analogia con quanto viene fatto con i fondi premiali e lo starting grant degli RTD. All’inizio di gennaio del 2017 tutti avranno quindi a disposizione una dotazione personale di 14.000 euro per il biennio 2017-18.

Il CdA ha poi discusso della possibilità di incrementare la dotazione personale di funzionamento del 2016, per cui sono stati distribuiti ad oggi solo 1.000 € a testa, e della possibilità di prevedere la premialità sulla raccolta fondi anche per i fondi raccolti nel 2016. Entrambe queste questioni sono state rinviate al momento dell’approvazione del bilancio consuntivo (marzo 2017).

Per andare un po’ più nel dettaglio il bilancio previsionale 2017 prevede una serie di investimenti che riguardano la conferma di investimenti pluriennali previsti nel bilancio 2016:

  • 9 M€ all’anno per i Centri Interdipartimentali (24 M€ in totale nel triennio 2016-18);
  • 5 M€ all’anno per aumentare il numero e gli importi delle borse di dottorato di ricerca;
  • Starting grant di 15.000 per ogni RTDa e RTDb
  • 11 M€ all’anno a regime per i contratti da RTDa;
  • Premialità (da 100.000€ a 250.000€) per ogni vincitore di ERC, FIRB, vincitore di concorso riservato a esterni…;
  • 2.5 M€ di finanziamento per la progettualità dei Dipartimenti;
  • Oltre 40 M€ già accantonati lo scorso anno per i progetti di edilizia universitaria: ToExpo, Ex-Moi, la Residenza Borsellino, le nuove aule (ex aule R).

Gli investimenti aggiuntivi più significativi previsti nel bilancio previsionale 2017 sono invece di circa 50 M€, così divisi:

  • Edilizia Universitaria: Biblioteca centrale di Ingegneria e ulteriore finanziamento per il progetto TO-EXPO e il Campus di Ingegneria – 15 M€;
  • Laboratori Didattici e Innovazione Didattica: Investimenti per i laboratori didattici e le iniziative di innovazione didattica – 10 M€;
  • Finanziamento Ricerca: 2.5 M€ di contributo incentivante sui contratti commerciali e/o dei progetti europei; 10 M€ per fornire una dotazione personale di funzionamento per professori e ricercatori per il biennio 2017-18 (circa 14.000 euro a testa per il biennio);
  • Miglioramento complessivo delle strutture dell’Ateneo: Investimento per l’ammodernamento delle strutture (uffici, sale videoconferenza, stampanti 3D, climatizzazione ove assente, etc.) – 6 M€;
  • Welfare: Iniziative di Welfare per il personale, formazione per i PTA e di supporto per gli studenti – 6 M€.

Personale: continua il grande investimento nell’assunzione di nuovo personale e nelle chiamate relative alle progressioni di carriera. Nella seduta di oggi abbiamo chiamato ben 10 professori ordinari (di cui 4 che avendo già fatto un precedente concorso sono stati chiamati con chiamata diretta), 3 professori associati (abbiamo con queste esaurito le chiamate di tutti gli RTI abilitati), 22 RTDa (di cui 10 riservate ai giovani) e 11 RTDb.

Interessante leggere come la vedono, e quale risalto danno alle varie questioni, i nostri studenti (vedi Alter.POLIS). Alcuni dei temi che scaldano tanto i docenti non compaiono neppure. Tutto sommato non è difficile mettersi nei loro panni e comprenderne la visione. Perché dedicare spazio a una più che ovvia dotazione di funzionamento, l’importante per loro sono la nuova biblioteca, le aule, il miglioramento degli spazi, l’innovazione della didattica, le politiche di welfare… e come dargli torto.

Danilo Bazzanella

CdA del 19 dicembre 2016

Il rettore a inizio seduta ha presentato prima di tutto un approfondimento legale sul voto dell’ultimo SA riguardo le linee per il bilancio previsionale. Nel nostro Statuto non è scritto esplicitamente come considerare gli astenuti nelle votazioni, omologandoli agli assenti o considerandoli presenti ma non tra i favorevoli, che sono le due diverse modalità che adottano per esempio la Camera e il Senato della Repubblica. Con entrambe le interpretazioni il Senato Accademico del 16 dicembre non ha formalmente approvato le linee per il bilancio previsionale per mancanza del numero legale, nel primo caso, o mancanza di una maggioranza che si esprime a favore, nel secondo caso. Questa indeterminatezza, che esiste anche per le votazioni del CdA, mi pare comunque decisamente non opportuna e ho già sollecitato i colleghi Senatori a dirimere la questione una volta per tutte con un apposito regolamento o integrazione del Regolamento Generale di Ateneo.

Siccome il rettore presiede anche il Senato, e aggiungo io anche perché è l’organo maggiormente rappresentativo della nostra comunità accademica, ha dichiarato la sua intenzione di valutare l’opportunità di andare verso una soluzione diversa da quella proposta il 16 dicembre, non approvata dal SA, per cercare una via di uscita a questa situazione di non condivisione negli organi di Governo e ha proposto al CdA l’alternativa tra andare avanti sulle precedenti linee o proporre le seguenti nuove linee:

– investire 5 milioni aggiuntivi in ricerca (vista la cifra si parla ora di una dotazione personale di funzionamento) che diviso per tutti gli strutturati fa circa 7.000 euro all’anno a testa;

– investire 2/3 milioni di incentivo sulla raccolta fondi.

Gli altri 12/13 milioni che avevamo previsto di investire nella ricerca sono momentaneamente stralciati e rimangono nella disponibilità dell’Ateneo per future iniziative. Con l’intento di far calare la tensione all’interno dell’Ateneo, che personalmente credo sia stata molto poco dovuta al merito delle questioni e molto di più al ridotto tempo a disposizione per la comunicazione e la condivisione, e riprendere con calma nel nuovo anno la discussione sul finanziamento strategico per la ricerca, il CdA all’unanimità ha votato le nuove linee.

La soluzione come è evidente cambia completamente la natura dell’iniziativa. Da un finanziamento strategico, che mirava alla nascita dal basso di progetti in aggregazione, siamo per ora passati a una semplice dotazione personale di funzionamento. Credo comunque sia un risultato significativo perché riconosce finalmente nel nostro Ateneo l’urgenza di riconoscere il diritto/dovere di tutti di fare ricerca, che con il crollo dei PRIN e dei finanziamenti degli enti locali di questi ultimi anni è oramai fortemente a rischio per intere aree del nostro Ateneo.

Sono convinto che ora, con un tempo a disposizione adeguatamente ampio, sarà possibile entrare veramente nel merito della questione del finanziamento della ricerca nel nostro Ateneo e riuscire nei primi mesi del prossimo anno a condividere delle linee di intervento strategico che possano permettere di utilizzare nel modo più efficace possibile per l’Ateneo le disponibilità momentaneamente stralciate.

Non è la fine di un processo, il bilancio preventivo non è mai la fine è semplicemente una allocazione di risorse per possibili futuri interventi. E’ invece l’inizio di un processo che deve prevedere ora un’ampia e diffusa discussione e per questo abbiamo confermato l’intenzione di ripetere a gennaio l’esperienza dello scorso anno degli incontri del CdA con le Aree, proseguendo naturalmente il dialogo con il Senato Accademico e con la massima attenzione a tutti gli organi e le strutture dell’Ateneo, che avendo competenza specifica può essere utile ascoltare. Questa volta non mi lancio in previsioni sul parere che esprimerà il Senato Accademico, vedremo quale sarà e il 21 dicembre in ogni caso il CdA concluderà la procedura deliberando il bilancio preventivo.

Danilo Bazzanella

Il Politecnico continua la sua politica di investimenti

Dopo l’ambizioso bilancio approvato lo scorso anno, il Politecnico di Torino continua nella sua politica di grandi investimenti, approvando delle linee per il bilancio previsionale 2017 che prevedono oltre 50 milioni di euro di nuovi investimenti, divisi circa un terzo sulla didattica (laboratori didattici dipartimentali e iniziative di innovazione didattica), un terzo sulla ricerca (finanziamento premiale e finanziamento diffuso per la ricerca) e un terzo sull’edilizia (biblioteca e nuove aule/spazi).

Nonostante le scandalistiche indiscrezioni della stampa riguardo ipotetiche “guerre” e scontri non ricomponibili all’interno dell’Ateneo (a cui ho già risposto in un post precedente), ancora una volta ci siamo comportati da Comunità Accademica e le decisioni sono state prese facendo una sintesi alta delle discussioni e dei numerosi momenti di confronto che ci sono stati nelle scorse settimane, ultimo in ordine di tempo la Conferenza di Ateneo del 13 dicembre.

Restiamo ora in attesa del parere del Senato Accademico sulle linee approvate dal CdA, con eventuali proposte di modifica e integrazione, e il 20 e 21 di dicembre si concluderà l’iter dell’approvazione con la delibera definitiva del Senato Accademico e del CdA.

Non c’è stata nessuna particolare spaccatura all’interno del CdA, che ha approvato quasi all’unanimità (solo un contrario), e mi auguro che in modo altrettanto condiviso le linee di bilancio previsionale verranno approvate anche dal Senato Accademico.

Danilo Bazzanella

Question time sul bilancio preventivo 2017

In queste settimane di discussione siamo stati interpellati più volte per chiarimenti, critiche e proposte sul bilancio preventivo 2017 che andremo ad approvare a fine mese. Abbiamo raccolto alcune di queste domande e dato delle brevi, ma speriamo esaurienti, risposte. Se arriveranno nuove domane e soprattutto speriamo nuove proposte potremmo proseguire, sempre in modo trasparente, in nostro lavoro di raccolta idee dalla base e informazione verso la base.

Un elenco provvisorio, e comunque soggetto a discussione, delle iniziative che il CdA sta valutando all’interno del bilancio 2017 sono:

  • edilizia per nuove aule,
  • nuovi laboratori didattici e aggiornamento dei laboratori didattici dipartimentali,
  • premialità della ricerca commerciale e finanziata sotto forma di restituzione, in fondi di ricerca, di una parte consistente delle tasse trattenute dall’Ateneo,
  • finanziamento diffuso della ricerca,
  • welfare del personale e studentesco, formazione del PTA,
  • ammodernamento ateneo e dipartimenti

come ipotizzati in discussioni formali ed informali a vari livelli.

 

– Perché questa accelerazione? Perché un così basso coinvolgimento del Senato Accademico?

C’è un problema organizzativo. Il CdA eletto a inizio ottobre (ed insediato il 19 ottobre) è problematico, perché così facendo lo si è messo in condizione di lavorare sul bilancio preventivo, atto fondamentale per la politica dell’Organo, solo molto a ridosso della scadenza. 

Si sta cercando di rimediare a questo inconveniente con incontri come questo, con sedute straordinarie degli Organi di Governo, con la Conferenza di Ateneo (ne approfittiamo per ringraziare i Senatori che l’hanno richiesta). L’approvazione del bilancio preventivo purtroppo non è rinviabile e non si può chiedere al nuovo CdA di non fare uno su quattro dei bilanci preventivi di propria competenza. 

Per giunta, il prossimo anno si prevede che il bilancio preventivo 2018 sarà troppo a ridosso delle elezioni rettorali per potere contenere forti innovazioni. Dunque lo spazio per prendere provvedimenti di qualche respiro è adesso, altrimenti si rischia di dovere attendere il 2019. Si ricorda che la definizione di linee di indirizzo di investimento è essenziale per poter essere autorizzati dal Ministero a sostenere concretamente tali spese nel corso dell’anno successivo. 

In CdA abbiamo già discusso di ripetere l’esperienza degli incontri del CdA con le Aree, momento che è stato molto utile per raccogliere le osservazioni, i problemi e le proposte dei colleghi e luogo da cui è nata anche, tra le altre, la richiesta del finanziamento diffuso. In questi incontri, si potrà discutere e mettere a punto alcuni degli aspetti implementativi dei vari provvedimenti.

– Il finanziamento diffuso appare in contrasto con le politiche fino a qui portate avanti dall’Ateneo. Perché questa inversione di tendenza?

La proposta di affiancare l’importante finanziamento premiale e strategico approvato dal precedente CdA con una dotazione di base per tutti che possa garantire il diritto/dovere alla ricerca è nata dai colleghi. Se ne parla nell’Ateneo da tempo e già il passato CdA aveva recepito questa richiesta con un finanziamento diffuso di 5000 Euro per ogni RTD per tre anni e 1.000 Euro all’anno per ogni strutturato. L’importo limitato di quel finanziamento diffuso, in particolare per gli strutturati, è stato dovuto al fatto che, dopo una lunga discussione nel passato CdA, si è arrivati alla delibera troppo a ridosso delle elezioni di rinnovo dell’Organo e non è parso corretto impegnare il nascituro CdA con investimenti di dimensione maggiore. 

Ora il CdA è stato appena rinnovato, il finanziamento diffuso è stato uno dei temi al centro della campagna elettorale e quindi c’è tutta la rappresentatività necessaria per procedere nella direzione peraltro già intrapresa dal precedente CdA. Dal nostro punto di vista il finanziamento diffuso non è in contrasto con gli investimenti strategici e con quelli premiali, che peraltro sono e rimarranno di importo preponderante rispetto ad esso. E’ complementare ad essi e siamo convinti che possa, senza costi accessori, lunghi tempi per processi di assegnazione competitiva e/o valutazione ex ante, sostenere in maniera non divisiva l’impegno del nostro intero corpo docente, con potenziali conseguenze positive anche sulla qualità della didattica offerta. Questa linea di investimento potrebbe inoltre consentire di dare un’opportunità a coloro che per qualunque ragione abbiano ridotto il loro impegno nella ricerca, di potersi riattivare in tal senso.

– La dimensione dell’iniziativa del finanziamento diffuso sembrerebbe essere confrontabile come importi alle somme investite in tutte le passate politiche dell’Ateneo. Cosa pensate al riguardo?

Questa impressione è completamente errata. Il passato CdA ha attivato finanziamenti premiali e progettuali per la ricerca che ammontano a circa 15 milioni di Euro/anno (centri, starting grant per RTDA ed RTDB, starting grant per esterni, premio pubblicazioni, visiting, premi ERC, mille Euro, premio giovani ricercatori, altre premialità di vario genere, etc.) Contando i 6 milioni/anno in più per le borse di dottorato e i 200 RTDA la cifra rasenta i 30 milioni/anno a regime.

Sul fronte dell’edilizia lo scorso CdA ha poi accantonato c.a 30 milioni di Euro per To-Expo, MOI e aule R. Lo scorso anno il CdA ha dunque fatto un bilancio estremamente coraggioso e di dimensioni veramente notevoli. 

E’ inoltre stata introdotta una specifica attenzione alla progettualità dipartimentale, assegnando ai Dipartimenti 2.5 milioni di Euro sostanzialmente liberi da spese di funzionamento poiché centralizzate in amministrazione centrale. Questi fondi sono pertanto liberi come progettualità, da investire nella missione istituzionale del Dipartimento. E’ una misura nuova che se da un lato punta all’ottimizzazione dei costi e alla omogeneità dei servizi comuni, dall’altro non potrà che valorizzare l’autonomia dipartimentale e che, in base ai risultati attesi, prevedibilmente dovrà essere rafforzata. 

L’idea anche del nuovo CdA è di procedere nella medesima direzione dei grandi investimenti. Nella dimensione totale degli investimenti che stiamo valutando per il 2017 l’investimento in ricerca rappresenta un 30%, diviso a sua volta tra finanziamento diffuso e premialità della ricerca commerciale e finanziata. Per circa un altro 30% si tratta di investimenti rivolti all’edilizia. Per circa il 25% è rivolto alla didattica, ed in particolare ai laboratori. Il restante 15% è rivolto al welfare dell’intero personale e studentesco, nonché ad un insieme di ulteriori iniziative di ammodernamento dell’ateneo, compresi i dipartimenti. L’urgenza di un concreto investimento nel welfare studentesco è motivata anche dall’aumento di oltre 5 mln dei proventi derivanti dalla contribuzione studentesca rispetto al 2015.

Nel complesso degli interventi del passato CdA e di quello in previsione per il 2017, il finanziamento diffuso potrebbe dunque attestarsi attorno al 12-13% sul totale, una percentuale relativamente limitata.

– in che modo si pensa che possa agire il finanziamento diffuso? :

Il finanziamento diffuso dovrebbe agire come “seed money” per permettere di intraprendere nuove linee di ricerca, dove inizialmente non si è ovviamente competitivi, come aggregatore di ricercatori e potenziatore su linee di ricerca già intraprese, come cofinanziamento sui progetti che lo richiedono (tipo UE per le attrezzature), come risorse per potenziare la propria attrattività sui contratti conto-terzi (ad esempio tramite l’acquisizione di strumenti opportuni), come “buffer” per consentire di concentrarsi su alcune proposte competitive, scritte meglio, con migliori possibilità di successo e con maggiore competitività grazie al supporto di maggiore ricerca preliminare.

– Attenzione al rischio che l’iniziativa del finanziamento diffuso non porti a una disgregazione e parcellizzazione della ricerca. Forse si potrebbero pensare a incentivi all’aggregazione.

Ne abbiamo già parlato nella commissione di CdA e la questione sarà certamente portata all’attenzione del CdA, nonché oggetto di confronto con il Senato e con l’Ateneo tramite incontri regolari, in fase di predisposizione già per gennaio p.v., sulle possibili azioni da intraprendere per valutarne l’efficacia nel tempo.

– Il rischio del finanziamento diffuso è che potrebbe essere inutilizzato o sottoutilizzato dagli strutturati essenzialmente inattivi nella ricerca e in alcuni casi anche poco capaci di dare un contributo adeguato nella didattica. Avete pensato a qualche correttivo in questo senso?

Uno degli obiettivi del finanziamento diffuso è anche quello di ridurre la quota di inattivi della ricerca del nostro Ateneo e quindi tagliarli fuori automaticamente vanificherebbe l’obiettivo e inevitabilmente appesantirebbe la burocrazia per la necessaria valutazione ex ante. Si potrebbe comunque prevedere in qualche modo per gli inattivi una procedura diversa e con una qualche valutazione ex ante. Porteremo anche questa osservazione all’attenzione del CdA.

– E’ fondamentale avere chiari a priori gli obiettivi che ci poniamo con il finanziamento diffuso e come intendiamo procedere alla valutazione ex post.

Assolutamente d’accordo, è fondamentale.

Un’ipotesi fatta in commissione di CdA di valutazione ex-post consiste nella rilevazione, a livello complessivo di tutto il Politecnico (e non dei singoli) di:
– quantità e qualità dei prodotti di ricerca
– quantità di finanziamento competitivo ottenuto (UE, nazionale, conto terzi,etc.)
– capacità di spesa del finanziamento
– riduzione del numero complessivo di inattivi

Questi parametri di sistema verrebbero valutati ogni anno, con l’obiettivo di una prima verifica sostanziale a tre anni e poi a cinque anni, per avere una concreta valutazione dell’efficacia del finanziamento diffuso nello stimolare l’attività di ricerca nell’ateneo.

– E’ stata proposta anche una forma di verifica diffusa del finanziamento diffuso: la trasparenza. Sarebbe sufficiente che fosse visibile a tutti, internamente all’Ateneo, come ognuno utilizza la propria dotazione di base.

Sembra un’ottima idea. Bisogna solo valutare la fattibilità dal punto di vista tecnico e il relativo costo. 

Danilo Bazzanella
Pierluigi Poggiolini
Marco Rondina
Mauro Velardocchia

Comunicato del Coordinamento PoliTo – 12 dicembre 2016

Comunicato del Coordinamento PoliTo – 12 dicembre 2016

Cari Colleghi,

con questo documento intendiamo esprimere alcune considerazioni riguardanti il tema del finanziamento diffuso della ricerca in vista della Conferenza di Ateneo del 13.12.2016.

Il finanziamento diffuso della ricerca, oltre ad essere sostenuto da grandi scienziati e dalle recenti ricerche, sta diventando sempre più, soprattutto in Europa, la politica di molte Università, come l’EPFL ad esempio, il cui finanziamento diffuso è pari a 200.000 € l’anno per ogni docente o l’ETH dove arriva addirittura a 500.000 € l’anno, seppure contenenti le spese del personale che invece al Politecnico finanziamo separatamente mediante i contratti da RTDa. Il motivo principale di questa scelta è che non ha nessun senso spendere ingenti somme per lo stipendio di persone con una lunga e costosa formazione e poi non utilizzarne al meglio le potenzialità lasciandoli privi di quei finanziamenti che potrebbero renderli operativi. Il costo totale di chi fa ricerca, soprattutto all’estero dove sono pagati molto meglio ma anche in Italia, è di centinaia di migliaia di euro all’anno (ovviamente contando la spesa totale sostenuta con i finanziamenti pubblici per stipendi diretti al personale di ricerca, ma anche del personale di supporto e le spese di funzionamento). “Risparmiare” sulle cifre tutto sommato molto più limitate che servirebbero per dotare tutti, oltre che del necessario stipendio e ambiente di lavoro, anche di un adeguato finanziamento di base appare come un controsenso economico e organizzativo. Inoltre un adeguato finanziamento di base ai singoli concorrerebbe ad incrementare la produttività scientifica dei Dipartimenti, consentendo anche ai ricercatori delle aree che in questi anni hanno maggiormente sofferto per la carenza di fondi ministeriali di ampliare significativamente l’orizzonte delle proprie ricerche.

Per quanto riguarda l’idea che alla fine il finanziamento diffuso sia a favore dei poco virtuosi e sia quindi sostenuto da ricercatori di basso livello, crediamo possa essere molto istruttivo per tutti ascoltare il breve intervento di uno dei più importanti scienziati italiani, Giorgio Parisi, proprio a favore del finanziamento diffuso. Al contrario, sono diverse le posizioni autorevoli che esprimono forti perplessità sul finanziamento “concentrato”. Su questo tema si vedano ad esempio gli articoli “Germany claims success for elite universities drive” (Nature 2015) e “Big Science vs. Little Science: How Scientific Impact Scales with Funding” (PLOS 2013).

Anche nel nostro Ateneo si è aperto da molti mesi un dibattito sul finanziamento diffuso. Come coordinamento PoliTO ne abbiamo chiesto l’attuazione già nel nostro documento del 25 maggio 2016. L’estrema urgenza e importanza di un’iniziativa di questo tipo è emersa dalla base e si è espressa molto chiaramente negli incontri del CdA con le Aree dell’Ateneo. I PRIN sono oramai di importo minimo e a cadenza irregolare, gli enti locali hanno problemi finanziari enormi e non solo non finanziano più la ricerca ma neppure pagano per le ricerche commissionate in passato, i progetti competitivi hanno una probabilità di successo sempre più bassa … e tutto questo ha levato a una parte significativa del nostro Ateneo quella sorta di sostanziale finanziamento di base che da sempre permette l’esistenza di una ricerca diffusa nelle Università del nostro paese.

Il passato CdA ha recepito il disagio così palesemente emerso e ha cominciato i necessari correttivi al finanziamento esclusivamente strategico e premiale degli anni precedenti nell’ultimo bilancio di sua competenza. Va detto che tra le politiche del nostro Ateneo in materia di sostegno e incentivazione alla ricerca sono state già varate diverse misure caratterizzate dalla fiducia riposta in singoli colleghi o categorie a prescindere da valutazioni nel merito dell’impiego dei relativi fondi o delle prerogative a loro attribuiti. Ci riferiamo ad esempio agli starting grant di 15.000 € a tutti i Ricercatori a Tempo Determinato, o di 100.000/250.000 € ai Professori provenienti da sedi esterne, o alla designazione dei Project Managers dei Centri Interdipartimentali. Nel caso degli starting grant, l’Ateneo ha con fiducia accordato automaticamente le risorse sulla base della sola appartenenza dei beneficiari ad una categoria. Nel caso della designazione dei Project Managers dei Centri Interdipartimentali – “individuati dal Rettore, in accordo con i Direttori di Dipartimento” (vedi Nota_Centri_06_06_16) – l’Ateneo ha con fiducia attribuito un ruolo molto importante a singoli colleghi senza ritenere necessario lo svolgimento di una valutazione comparativa tra altri possibili candidati e senza accompagnare la designazione con la comunicazione pubblica delle motivazioni scientifiche che l’hanno supportata. Tutte queste misure non hanno perciò previsto valutazioni preventive ma si sono basate appunto sulla fiducia accordata a singole persone o categorie. Crediamo quindi che l’applicazione di questo principio basato sulla fiducia e sulla valutazione ex-post dei risultati ottenuti sia legittimamente da estendersi a tutti i membri dell’Ateneo, proprio in virtù di un principio importante che non può essere in alcun modo confuso con l’applicazione di azioni tese a favorire persone e categorie a scapito di altri. D’altra parte, poiché nessuno nell’Ateneo ha finora manifestato pubblicamente contrarietà a riguardo delle misure già prese e del principio che le ha informate, siamo certi che anche nel caso del finanziamento diffuso nessuno vorrà mettere in dubbio la fiducia che l’Ateneo ripone in tutti i suoi membri e che ha già ampiamente dimostrato ad alcuni di essi.

Nel corso del 2016 è stato inoltre distribuito un primo finanziamento diffuso a tutti gli strutturati, anche se di soli 1.000 €. La differenza di investimento con le altre iniziative salta subito all’occhio ed è stata motivata dal passato CdA con il fatto che l’Organo stava per essere rinnovato. Si può o no concordare con una decisione di questo tipo, ma ora che il CdA è stato eletto ed è nella totalità dei suoi poteri e il finanziamento diffuso è stato uno dei temi centrali della campagna elettorale, riteniamo che non siano accettabili ulteriori indugi.

Vorremmo concludere ricordando, come dovrebbe essere noto, che il budget degli atenei italiani, il nostro compreso, in questi anni si è accresciuto per molteplici motivi concorrenti tra i quali ricordiamo il limite imposto al turn-over e il blocco degli scatti stipendiali a partire dal 2011: si è accresciuto, quindi, anche con i nostri soldi. Detto ciò, l’Università non ha come propria missione quella di creare profitti, ma quella di investire gli avanzi di bilancio. Pare quindi del tutto logico che, almeno dal nostro Ateneo, ci venga riconosciuto, mettendo a frutto e quindi investendo i nostri soldi, un finanziamento per lo sviluppo delle nostre libere attività di ricerca (tanto più che è innegabile la virtuosità delle ricadute della ricerca sulla qualità della didattica). Anche per questo motivo, il finanziamento diffuso ai singoli ricercatori può essere riconosciuto, da una comunità come la nostra che ha sempre dimostrato nei fatti di non svolgere in Italia questo mestiere di docente per motivi carrieristici e/o economici, come una efficace misura risarcitoria del grave danno che il non riconoscimento degli scatti ci ha, come singoli, a tutt’oggi provocato. Si tratta quindi di un investimento che non solo va nella direzione di incentivare in termini strategici la ricerca di base ma anche la ricerca multidisciplinare, di fare accrescere il valore complessivo del nostro Ateneo, sostenendo e favorendo la libertà di ricerca come sancito nella nostra Costituzione, operando anche sul piano etico e risarcendo almeno in parte un torto subito da tutti noi, indistintamente.

Cordiali Saluti.

Il Coordinamento PoliTO