Il Politecnico che vorrei – una comunità accademica aperta, libera e trasparente

Nella campagna elettorale del 2013 per il CdA mi sono presentato con un programma molto esplicito che metteva al primo posto il rafforzamento della nostra natura di comunità accademica, e la priorità di trasparenza, partecipazione e ricerca di soluzioni equilibrate ed inclusive. Ritenevo e ritengo fondamentale che in un’Università Pubblica tutti debbano essere messi in grado di dare un contributo alla vita e alla crescita dell’Ateneo in base alle proprie competenze personali, indipendentemente dall’appartenenza di fascia, e possano giovarsi di un ambiente stimolante e organizzato per permettere l’espressione delle migliori potenzialità di ognuno e che sia un luogo accogliente e aperto per tutti i giovani che intendano venire a studiare da noi.

Come membro del CdA ho mantenuto fede a questa impostazione e tutte le politiche del nostro Ateneo che ho contribuito a sostenere ne sono la naturale conseguenza. Tra i risultati più significativi ricordo:

– mantenimento e allargamento degli spazi di discussione e informazione (diffusione preventiva dell’ordine del giorno, resoconti puntuali delle sedute, approfondimenti sulla lista di discussione di Ateneo, organizzazione con regolarità di assemblee e incontri a tema…);

– stanziamenti per decine di milioni di euro per l’aumento della disponibilità di aule per lezione e studio (rifacimento e allargamento delle ex aule R e progetto ToExpo);

– stanziamento di un finanziamento di funzionamento a tutti i ricercatori e professori, anche se per ora purtroppo di importo troppo limitato; significativo aumento del finanziamento ai Dipartimenti e starting grant per tutti gli RTD;

– notevole aumento (da 41 a 75 euro lordi all’ora) del compenso orario della didattica complementare;

– pagamento della didattica degli RTI dalla prima ora di lezione (siamo l’unico Ateneo ad averlo fatto prima della relativa sentenza del TAR al riguardo); 

– opportunità di concorso per il passaggio a PA per tutti gli RTI abilitati (siamo l’unico Ateneo italiano ad aver bandito i concorsi per chiamarli tutti);

– presa di posizione del nostro Ateneo, ancora una volta unici in Italia, contro l’uso degli indicatori numerici per valutare i singoli e quindi contro le procedure della nuova ASN.

Il notevole esborso economico necessario per queste iniziative è stato realizzato senza intaccare più del dovuto le disponibilità economiche dell’Ateneo e lasciando quindi uno spazio per ulteriori significativi investimenti per il futuro, riguardo i quali ritengo sia difficile essere altrettanto schematico. Procedo quindi in modo più discorsivo e strutturato per macro temi.

Organizzazione
Ai Dipartimenti dovrà essere garantita l’autonomia necessaria per organizzare efficacemente le attività di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico, il tutto all’interno di un quadro di chiare regole d’Ateneo che favoriscano la nascita di collaborazioni interdipartimentali, a tutti i livelli, e assicurino una coerenza complessiva della nostra struttura. Per garantire che l’autonomia non si trasformi in arbitrio e diventi invece responsabilità nelle scelte, sarà indispensabile coniugarla con un’attenta e complessiva valutazione dei Dipartimenti, sia per i risultati della ricerca e della didattica che riguardo le politiche di reclutamento. Nella stessa ottica i Collegi di Corso di Studio devono avere autonomia nell’organizzazione e nella gestione dei Corsi di Laurea e Laurea Magistrale, senza però mettere a rischio la qualità e la coerenza della nostra offerta didattica complessiva e nel rispetto della responsabilità dei Dipartimenti nell’indirizzo culturale della stessa.

Per tendere a un’organizzazione efficace considero fondamentale il coinvolgimento di tutto il personale nella gestione della nostra comunità. A mio parere gli Organi di Governo e tutte le strutture, a ogni livello, devono essere gestite nella massima trasparenza, favorendo il più possibile la discussione pubblica, il confronto e la diffusione delle informazioni, requisiti imprescindibili per una vera partecipazione di tutti alla vita dell’Ateneo. Qualora fossi nuovamente eletto, in continuità con la modalità di intendere la rappresentanza che ho portato avanti nella mia passata esperienza nel Senato Accademico e nel CdA, mi impegno a proseguire la raccolta di proposte sugli argomenti all’ordine del giorno, la diffusione tempestiva dei resoconti delle sedute con l’indicazione delle delibere adottate, l’utilizzo di appositi strumenti (il blog informativo https://coordinamentopolito.wordpress.com, la mailing list di discussione di Ateneo lista_discussione@polito.it…) per diffondere le informazioni e aumentare il coinvolgimento nelle decisioni degli Organi di Governo, l’organizzazione di assemblee periodiche, l’utilizzo dei mezzi informatici per raccogliere sistematicamente i pareri del personale sulle questioni più sensibili (per esempio con l’organizzazione di referendum on line, come realizzato in occasione del rinnovo dello Statuto), cercando sempre di mantenere alto il livello di partecipazione.

Didattica, ricerca e attività gestionali
Il Politecnico di Torino deve proseguire sulla strada del mantenimento di un’attività di ricerca di alto livello coniugata con un corrispondente impegno sul versante della didattica, che ci permetta di assolvere ai nostri doveri di Università Pubblica nei confronti di tutti i giovani che scelgono di venire a studiare da noi, cercando di abbattere tutte le barriere che rendono difficile l’accesso agli studi superiori e il conseguimento dei titoli di studio nei tempi e nei modi che meglio possano soddisfare le aspettative dei nostri studenti. L’aumento del numero dei laureati è una priorità del nostro Paese, non sorprendentemente fanalino di coda in Europa anche da questo punto di vista oltre che come quantità di finanziamenti all’Università, e deve esserlo anche per noi. L’accoglienza del più grande numero di studenti compatibile con le strutture logistiche e le risorse umane a nostra disposizione e il massimo impegno nel sostegno e accompagnamento nel corso dei loro studi, devono essere tra i nostri più importanti obiettivi. Credo sarebbe da valutare la possibilità di avere un ruolo maggiormente incisivo, ma non di supplenza nei confronti delle responsabilità regionali, riguardo il dovere costituzionale di favorire il raggiungimento dei più alti gradi degli studi ai cittadini privi di mezzi, anche con misure di welfare studentesco (rimborso spese per la mobilità, convenzioni per attività culturali e sportive…) e con l’attenzione a incentivare ulteriormente la parità di genere in tutti i nostri Corsi di Laurea.

Deve essere inoltre potenziato il supporto all’attività di ricerca, prioritariamente con un adeguato stanziamento di fondi ai singoli ricercatori, ma anche mediante l’individuazione di possibili fonti di finanziamento esterne, nella messa a punto e rendicontazione dei progetti di ricerca e nella facilitazione all’individuazione di partner del settore pubblico e privato, in modo che le varie attività siano efficaci e coordinate tra loro e non costituiscano elementi di impedimento all’autonomia della ricerca e di controllo verticistico della stessa. Quanto sopra tenendo anche conto della necessità di individuare sistemi di sostegno alla ricerca che si sviluppa in settori meno adatti ad attrarre finanziamenti esterni, favorendo le collaborazioni interdisciplinari/multidisciplinari nell’affrontare i temi complessi che gli scenari sociali ed economici pongono all’attuale modello di sviluppo.

Nell’ottica di affrontare le grandi questioni poste dalla società, la trasversalità e i grandi investimenti sono una necessità assoluta e sono convinto che i Centri Interdipartimentali che ha progettato e finanziato il CdA uscente siano un’iniziativa molto interessante e in linea con quelle di molti grandi Atenei europei. Molto importante a tale proposito sarà una gestione trasparente, un’attenta valutazione dei risultati ottenuti e soprattutto far seguire ai centri decisi dal CdA un adeguato numero di centri proposti dal basso dai nostri ricercatori.

Sono però convinto che tutti gli investimenti in settori strategici della ricerca possano essere portati avanti solo a fronte di un congruo finanziamento di funzionamento a tutto il corpo docente, che consenta alla totalità dei membri della nostra comunità accademica di dare il proprio contributo fattivo al buon funzionamento dell’Ateneo.

In questa direzione ho contribuito a far compiere al CdA uscente un primo passo con l’investimento di 15.000 euro per uno Starting Grant per ogni RTD e anche prevedendo un piccolo finanziamento di funzionamento per ogni docente strutturato di 1.000 euro annui. Se però l’idea era quella di dare a tutti una minima disponibilità per portare avanti dignitosamente il proprio lavoro, come era nelle mie intenzioni, la cifra stanziata non può essere assolutamente considerata  congrua e penso il futuro CdA debba valutare investimenti sensibilmente maggiori su questo capitolo di spesa. 

Tutte le attività di ricerca, di didattica e organizzative/gestionali devono essere valorizzate, cercando di tendere a una valutazione complessiva dell’impegno delle persone e delle strutture, sempre con l’obiettivo di favorire comportamenti virtuosi. Molto accorto dovrà essere l’utilizzo degli strumenti oggettivi di valutazione, con la dovuta differenziazione tra metodi per la valutazione delle strutture e dei singoli. Massima attenzione deve essere dedicata a scongiurare l’eccessiva burocratizzazione e ai possibili effetti di scoramento che possono essere causati da procedure sommarie e troppo incentrate sulla sola attività di ricerca, soprattutto se di tipo esclusivamente quantitativo, a discapito di una valutazione più globale e attenta alla qualità. Purtroppo a livello nazionale la burocratizzazione, l’estrema superficialità della valutazione e le scelte imposte dall’alto stanno sempre più diventando la regola ed è essenziale che il Politecnico di Torino sappia invece utilizzare a livello locale dei criteri di valutazione che siano trasparenti, condivisi e all’altezza delle migliori pratiche approvate dalla comunità scientifica internazionale.

Riguardo a quest’ultima questione sono molto fiero di aver fatto parte degli Organi di Governo del primo Ateneo in Italia a esprimersi in modo chiaro e pubblico contro le pratiche di valutazione approssimative e dalle conseguenze potenzialmente molto negative che purtroppo sono state istituite dal ministero negli ultimi anni. Dopo anni di battaglie essenzialmente solitarie dalla Rete 29 Aprile a livello nazionale e dal Coordinamento PoliTo a livello locale, Senato Accademico e CdA del Politecnico hanno deliberato congiuntamente nella seduta del 26 luglio 2016 che “…gli indicatori numerici possano essere strumenti tecnicamente adeguati per determinare l’impatto scientifico di una struttura di ricerca ma risultino inadeguati per valutare la qualificazione scientifica dei singoli ricercatori, che non può che essere basata su un processo di peer review in grado di considerare l’intera attività dei candidati…”.

Come logica conseguenza ritengo non opportuno l’utilizzo dei risultati delle valutazioni nazionali, come per esempio la VQR, per la ripartizione delle risorse tra i Dipartimenti e meno ancora per la valutazione dei settori disciplinari o dei singoli ricercatori.

Sono convinto inoltre che un ritorno a una maggiore considerazione del nostro ruolo di docenti avrebbe un effetto molto positivo e per questo credo sarebbe bene affiancare ai numerosi e onerosi investimenti in attività di ricerca anche analoghi investimenti nel miglioramento della didattica. In particolare ritengo che in un Ateneo “politecnico” che dichiara nel proprio piano strategico la necessità di orientare la propria didattica al problem solving, alle attività di laboratorio e più in generale al progetto inteso nella sua accezione più larga, sarebbe necessario migliorare il rapporto numerico docenti/studenti, favorendo modalità di gestione che consentano la compresenza di più docenza in aula e lo sdoppiamento degli insegnamenti, delle esercitazioni e delle attività laboratoriali per favorire l’accesso degli studenti ai laboratori e alle strutture di ricerca. Altrettanto opportuno sarebbe prevedere un servizio per la formazione alla didattica per i nuovi docenti e di aggiornamento a disposizione di tutti e promuovere le attività di ricerca dei nostri docenti sulle forme innovative di didattica.

Proprio nell’ottica di dare un maggiore riconoscimento alla nostra attività didattica mi sono speso all’interno del CdA uscente per aumentare significativamente i compensi orari della didattica complementare, cercando di portarli a un livello più dignitoso di quello di questi ultimi anni, anche per dimostrare rispetto nel grande impegno dei tanti colleghi che contribuiscono con la loro competenza e il loro entusiasmo in aula a rendere il Politecnico un buon posto dove studiare.

Infine sono convinto che non sia da trascurare la valorizzazione del grande impegno in attività gestionali e organizzative più o meno prestigiose, a livello di Ateneo e di Dipartimento, che nel periodo post riforma si sono estesi in modo notevole e rappresentano ormai una parte rilevante del nostro lavoro.

Politiche del personale
Senza dubbio uno dei problemi più gravi creati dalla riforma Gelmini e dalle politiche di progressiva dismissione dell’Università Pubblica è l’espansione del precariato e l’aumentata difficoltà a intraprendere la carriera accademica. Chi ancora non ha una posizione stabile si trova davanti a una prospettiva di molti anni di precariato, con scarse possibilità di stabilizzazione e totale incertezza sul futuro. Sarà doveroso per il CdA dedicare una particolare considerazione a questa delicata questione, gestionale ma anche umana, con l’obiettivo di ridurre progressivamente l’insieme delle persone inquadrate in figure non strutturate e cercando di favorire in ogni modo il loro reclutamento o facilitando un adeguato sbocco lavorativo esterno. Senza un grande impegno nel reclutamento di giovani non sarà possibile nei prossimi anni avere il ricambio generazionale necessario al mantenimento dell’alto livello della nostra istituzione. Per questo rimane essenziale attivare posizioni da RTDb solo a fronte dell’accantonamento delle risorse necessarie alla stabilizzazione nel ruolo di Professore Associato, in modo da garantire una autentica e sostenibile tenure-track, responsabilità tutta delegata alle Università vista la genericità delle indicazioni della legge. Con la stessa ratio, sarà importante monitorare la categoria dei ricercatori RTDa, la cui numerosità crescerà significativamente nei prossimi anni, al fine di programmare dei percorsi di carriera in piena trasparenza.

Un’altra grave criticità del sistema è la scarsa prospettiva di carriera per chi ha già una posizione stabile, soprattutto se continueranno le politiche di tagli e di radicale contrazione di questi ultimi anni. A tale proposito sarà fondamentale trovare una regia equilibrata e condivisa tra tutte le parti, che garantisca le legittime aspirazioni di tutti, attraverso procedure di promozione e reclutamento imperniate su valutazione e sostenibilità, con l’assoluta chiarezza sulle regole con cui saranno distribuite le risorse. La doverosa valutazione non deve però sfociare in un’eccessiva macchinosità delle procedure, soprattutto per i concorsi riservati al personale interno. Nel rispetto delle prerogative del Senato Accademico, che ha la responsabilità della definizione dei regolamenti, il CdA a mio parere dovrebbe dare impulso a una semplificazione degli attuali regolamenti dei concorsi e alla revisione della composizione delle commissioni in modo da evitare di porre vincoli di fascia non obbligatori per legge, cercando nei limiti del possibile di separare le procedure di reclutamento da quelle di progressione di carriera.

Sempre di più negli ultimi anni l’Università si ritrova soggetta a una grande massa di vincoli di legge, spesso di ardua interpretazione e dallo spirito difficilmente condivisibile, che rende molto complesso realizzare politiche di attenzione nei confronti del personale, soprattutto se mirano ad alleviare le inevitabili difficoltà economiche dei periodi di crisi come quello che stiamo attraversando. Nel rispetto di tutti i vincoli di legge penso si dovrebbe proseguire e ampliare l’investimento in iniziative per il welfare, il sostegno alle famiglie con servizi di natura assistenziale e con la sottoscrizione di convenzioni a favore di tutti i dipendenti, senza distinzione di categoria, ma con la giusta attenzione al reddito degli interessati.

Conclusioni
Sono convinto che la configurazione statutaria e regolamentare del Politecnico di Torino sia di alto livello democratico e funzionale, e rappresenti una solida base su cui costruire il nostro futuro. La prassi istituzionale è però quasi altrettanto importante. Il rispetto per il ruolo degli altri organi e strutture dell’Ateneo, la volontà di apertura e di ascolto e l’equilibrio nelle decisioni non sono e non possono essere scritte nei regolamenti, ma sono fondamentali per tendere sempre più a una comunità universitaria coesa e con un forte senso di appartenenza e devono essere la guida per l’azione politica del CdA.

Termino ribadendo la mia opinione che il giusto impegno nel mantenere, e possibilmente migliorare, il buon funzionamento della nostra Istituzione non deve indurci a trascurare l’elaborazione di idee rivolte all’intera comunità scientifica nazionale per la definizione di buone politiche universitarie, basate sulla competenza e la ricchezza di apporti di chi in Università ci lavora e la fa vivere.

Danilo Bazzanella

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