PIETRO MANDRACCI: Candidatura a rappresentante degli RTI in Senato Accademico

PIETRO MANDRACCI

pietro_mandracciCandidatura a rappresentante degli RTI in Senato Accademico


Chi sono

Mi chiamo Pietro Mandracci, ho una Laurea (vecchio ordinamento) in Fisica, un Dottorato di Ricerca in Dispositivi Elettronici e dal 2004 sono Ricercatore presso il Politecnico di Torino. Attualmente afferisco al DISAT (Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia) e la mia attività di ricerca riguarda lo studio di materiali e processi per le nanotecnologie e per l’ambito biomedicale, mentre svolgo la mia attività didattica, come titolare di corsi e come esercitatore in aula e in laboratorio, sia nell’ambito dei corsi di base delle Lauree triennali che  in corsi della Laurea Magistrale in “Nanotecnologie per le ICT”.

Al di là del mio percorso scientifico e didattico, che potete leggere nel mio curriculum, a partire dal 2010, anno in cui è incominciata a delinearsi la cosiddetta “Riforma Gelmini” dell’Università, ho iniziato un cammino di condivisione di esperienze e di discussioni insieme alle colleghe e ai colleghi che si riconoscono nel “Coordinamento Polito” (fino all’anno scorso conosciuto come “Coordinamento Ricercatori”).  Con loro condivido innanzi tutto l’idea di una Università pubblica, intesa come portatrice dei valori di una Cultura libera e aperta a tutti, volta al miglioramento della società e motore del suo progresso materiale e morale, così come la intende la nostra Costituzione.


Le motivazioni della mia candidatura

Le ragioni che mi hanno spinto a candidarmi per la rappresentanza dei Ricercatori sono legate innanzi tutto al desiderio di contribuire a portare avanti nelle sedi istituzionali il lavoro del Coordinamento Polito, senza il supporto del quale non avrei nemmeno immaginato di fare questo passo.  Ritengo la situazione attuale dell’Università molto precaria, a causa sia del progressivo definanziamento, di cui tutti vediamo quotidianamente gli effetti nel nostro lavoro, sia di una campagna mediatica di delegittimazione. In questo contesto generale, credo sia importante mantenere alta l’attenzione, per evitare che nel nostro Ateneo, sotto la spinta di pressioni esterne, possano venire attuate politiche che non siano conformi a quei principi di democrazia, eguaglianza, trasparenza e libertà di pensiero che dovrebbero essere propri di una Università pubblica. Il Senato Accademico, per quanto le sue funzioni siano state ridotte dopo l’entrata in vigore della legge 240/10 (“Legge Gelmini”), è certamente uno dei luoghi nei quali si può vigilare in questo senso.


Il ruolo dei Ricercatori

In seguito alla messa a esaurimento della fascia dei Ricercatori Universitari a Tempo Indeterminato (RTI) si è creata una situazione anomala e potenzialmente pericolosa. Nel nostro ateneo, infatti, la fascia RTI conta più di 200 unità e questo numero, anche se andrà progressivamente a ridursi  per effetto degli avanzamenti di carriera, rimarrà considerevole per un tempo piuttosto lungo. La presenza di un ruolo a esaurimento così numeroso costituisce una evidente anomalia, che comporta il rischio di demotivazione per i suoi componenti, per i quali le prospettive di carriera non sempre sono adeguatamente garantite.  In questa situazione, inoltre, una grave stortura è la messa in competizione, per l’accesso alle posizioni da PA, di personale strutturato (RTI) e personale a tempo determinato (RTD), per cui le risorse necessarie agli avanzamenti di carriera dei RTI vengono sottratte alla stabilizzazione degli RTD e viceversa.

La prospettiva che auspico, in accordo con quanto scritto nel contributo elettorale del Coordinamento Polito, è la realizzazione a livello nazionale del ruolo unico della docenza universitaria. Questa sarebbe, a mio parere, una efficace soluzione sia alla situazione anomala per cui Ricercatori, PA e PO svolgono funzioni del tutto analoghe, ma con una forte distorsione dei riconoscimenti e dei poteri (a cominciare dalla partecipazione alle commissioni di concorso), sia alla iniqua competizione tra RTI e RTD, consentendo la separazione tra progressioni di carriera e immissioni in ruolo. E’ chiaro che una soluzione efficace a questi problemi potrebbe avvenire solo nell’ambito di una riforma della legislazione nazionale, tuttavia, nella situazione attuale in cui permane questo tipo di strutturazione del personale docente e ricercatore, è importante che gli RTI mantengano un ruolo attivo e propositivo all’interno dell’Ateneo e che nelle sedi istituzionali vengano fatte pressioni per prendere provvedimenti che vadano nella direzione di ridurre e non di esacerbare questi problemi.  Per questo riterrei fondamentale costruire un dialogo tra RTI, RTD e AdR, per concordare strategie che mirino a mediare tra le rispettive esigenze di progressione di carriera e di stabilizzazione.


Valutazione ed eccellenza

Uno dei “mantra” a cui siamo quotidianamente sottoposti è la affermazione di come sia necessario valutare le attività del personale docente e ricercatore, sia a livello nazionale che a livello locale.  La valutazione è certamente un aspetto importante per la spinta al miglioramento delle performance di individui e strutture, tuttavia credo che abbiamo tutti molto presente quanto facilmente possa esserne fatto un uso distorto. La valutazione, oltre che essere oggettiva, dovrebbe tenere in conto tutte le attività, non solo quelle di ricerca, e dovrebbe tendere a promuovere la collaborazione tra ricercatori e tra aree disciplinari. Troppo spesso, nella situazione attuale, prevalgono invece sistemi di valutazione che trascurano aspetti importanti della nostra attività e esasperano la competizione interna.  In questo senso ritengo auspicabile individuare metodologie che stimolino la cooperazione e consentano a ciascuno di dare il meglio in base alle proprie capacità.

Per quanto riguarda un altro mantra a cui siamo sottoposti, quello dell’eccellenza, il principale obiettivo a cui tendere, a mio parere, dovrebbe essere il sostenimento di un buona qualità media generale della ricerca e della didattica. Su una buona qualità diffusa possono crescere delle punte di “eccellenza”, ma a mio parere sarebbe fuorviante pensare che si possano ottenere dei risultati eccellenti definanziando la maggior parte della ricerca e concentrando le poche risorse esclusivamente su pochi gruppi o individui.


Questioni di metodo

Tengo a precisare che, se dovessi risultare eletto in Senato Accademico, la mia azione non si svolgerebbe a livello personale, ma sarebbe intesa come attuazione nell’organo collegiale di una azione collettiva, che troverebbe nel Coordiamento Polito il suo luogo naturale di confronto e di sintesi. Infatti personalmente non intendo la rappresentanza come la assunzione di una sorta di delega in bianco, ma come la assunzione della responsabilità di portare in un organo decisionale delle istanze collettive, frutto di un lavoro di discussione.  Inoltre, siccome ritengo che la trasparenza sia un valore assoluto a tutti i livelli, riterrei un mio imprescindibile dovere diffondere con la massima tempestività ogni informazione sulle discussioni e sulle decisioni prese nell’organo di cui farei parte, oltre che a stimolare la discussione e raccogliere la quantità di opinioni più ampia possibile, auspicabilmente in collaborazione con gli altri rappresentanti.

Pietro Mandracci

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...