CATERINA MELE: Candidatura a rappresentante degli RTI in Senato Accademico

CATERINA MELEfoto_Caterina

Candidatura a rappresentante degli RTI in Senato Accademico


Chi sono in breve 

Sono ricercatore confermato in Architettura Tecnica presso il Dipartimento di Ingegneria Strutturale Edile e Geotecnica. Ho una laurea in Architettura conseguita presso questo Politecnico (1988) e sono Dottore di Ricerca in Ingegneria Edile (1998). Ho iniziato la carriera universitaria come ricercatore non strutturato nel 1992 grazie ad una borsa di ricerca CNR svolta presso il Dipartimento di Ingegneria dei Sistemi Edilizi e Territoriali della I Facoltà di Ingegneria di questo ateneo. Dopo il dottorato, varie borse di ricerca post-doc e un assegno di ricerca quadriennale, nel 2003 ho vinto il concorso come ricercatore a tempo indeterminato nella mia area disciplinare, il mio ingresso in ruolo tuttavia è avvenuto solo nel 2004, a causa del blocco delle assunzioni del pubblico impiego attuato dalle politiche governative di quegli anni. Sono quindi un vecchio ricercatore malgrado la mia anzianità in ruolo lo sia meno e, grazie alle esperienze vissute in prima persona, comprendo bene le problematiche umane e di carriera di coloro che oggi appartengono al personale non strutturato, ricercatore e non.

Il mio campo principale di ricerca riguarda gli aspetti progettuali e tecnologici dell’intervento sul Costruito, storico e moderno. Su questi temi ho partecipato a numerosi progetti cofinanziati (Murst e Prin). Dopo la laurea ho fatto parte per alcuni anni dell’équipe di ricerca della Missione Archeologica Italiana a Hierapolis di Frigia in Turchia di questo Politecnico. Nei primi anni duemila sono stata eletta rappresentante italiano del Board International Specialist Commitee of Technology (ISC/T) di Docomomo International, che si occupa della salvaguardia e della valorizzazione delle opere di architettura del Movimento Moderno a livello internazionale. Più di recente ho iniziato ad approfondire i temi della sostenibilità, applicata al campo edilizio nelle sue valenze tecniche, ma anche etiche e ambientali. Per queste ragioni ho partecipato con convinzione all’organizzazione scientifica della Conferenza Internazionale “Science and the Future” (http://scienceandthefuture.polito.it) con Angelo Tartaglia e altri colleghi dell’ateneo nell’ottobre 2013. Ricopro incarichi come docente titolare nelle materie afferenti al mio settore disciplinare fin dal mio ingresso in ruolo e prima ancora come docente a contratto. Ho fatto parte del Collegio Docenti del Corso di Dottorato in Innovazione Tecnologica per l’Ambiente Costruito, e del Collegio del Corso di Dottorato in Beni Culturali della Scuola di Dottorato del nostro ateneo. Recentemente ho svolto come coordinatrice attività formativa di terzo livello sui temi della riqualificazione edilizia per il personale della Pubblica Amministrazione per la scuola Master del Politecnico. Ho collaborato a numerose iniziative di divulgazione culturale in collaborazione con la Città di Torino e la Regione Piemonte, tra cui mostre e conferenze sui temi dell’architettura. Le mie esperienze gestionali riguardano la partecipazione alle commissioni dipartimentali e un mandato nella Giunta del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio.


RTI dopo la legge 240 e dopo il Piano Straordinario 

Come RTI appartengo ad una categoria in via di estinzione e sono consapevole che, a quattro anni dall’applicazione della legge 240/10, alcuni dei guasti che molti di noi avevano prefigurato, sono ormai avvenuti: la frammentazione delle figure e delle posizioni dei ricercatori (abilitati, non abilitati, RTI, RTDa, RTDb) in una situazione di continua riduzione delle risorse, ha certamente contribuito a demotivare e a disincentivare i più anziani tra noi – quelli per intenderci che hanno alle spalle anni di didattica e di ricerca, “buona” ma non “eccellente”, e che hanno avute poche o nulle opportunità di progressione di carriera, essendo il Piano Straordinario Associati concesso dal Ministero dopo la nostra battaglia sulle indisponibilità ad assumere le titolarità dei corsi, insufficiente a sanare una situazione compromessa da anni di totale immobilismo – e ad esacerbare la competizione tra quelli più giovani, spinti a produrre il più possibile per assicurarsi i pochi posti “veri” disponibili. Ad aggravare la situazione, la legge 240/10, attraverso l’istituzione dell’ Abilitazione Nazionale, ha spinto ulteriormente sulla competizione, opponendo abilitati contro non abilitati e spostando sempre più lontano l’ingresso in ruolo o la progressione di carriera. Tuttavia come il darwinismo in biologia ha mostrato i suoi limiti (è stato dimostrato che non è la specie più forte quella che sopravvive meglio, ma quella più cooperativa e adattativa), è vitale per la ricerca e i ricercatori uscire da questo darwinismo universitario opponendo resistenza a politiche che spingono alla frammentazione e al conflitto, allargando la partecipazione consapevole e la discussione alle scelte politiche dell’università e dell’ateneo. Credo che la via di uscita maestra da questa competizione senza fine, in cui pochissimi vincono mentre tutti gli altri perdono, sia il Ruolo Unico della docenza (secondo quanto proposto a livello nazionale dalla Rete29 aprile), che ricollegandosi all’idea fondativa di Universitas, comunità tra pari, significa innanzitutto pari dignità e rispetto. Nella contingenza è necessario comunque continuare ad adoperarsi perché siano messe in campo risorse significative per le progressioni di carriera, con meccanismi, chiari, equi e trasparenti per le valutazioni, accanto a quelle primarie e fondamentali per il reclutamento.


Motivazioni alla candidatura 

Credo nell’impegno civile e nei valori fondanti della nostra Costituzione secondo i principi dell’art 9 per cui “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”, e ritengo l’università pubblica, come in generale tutta l’istruzione pubblica, Bene Comune da tutelare. Credo nel diritto allo studio come strumento di libertà e uguaglianza dei cittadini così come recita l’art. 34 del dettato costituzionale “la scuola è aperta a tutti. I capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Ritengo quindi che l’università, in quanto espressione del più alto grado di istruzione pubblica, debba avere un ruolo chiave e non subalterno, come accade ormai da tempo, nel guidare e indirizzare lo sviluppo della società (ne denunciava i pericoli già negli anni Cinquanta Piero Calamandrei, ma il processo di assogettamento ha avuto il suo punto di svolta nella Dichiarazione di Bologna del 1999, quando i Ministri degli allora 15 paesi europei adottarono una agenda comune di armonizzazione dei cicli universitari modulato sul sistema dei crediti formativi che sta alla base del modello attuale e che tende a subordinare la formazione superiore alle esigenze del mercato globalizzato).

Credo che l’università oggi abbia più necessità di promuovere ricerca “buona” al servizio della collettività, piuttosto che ricerca “eccellente” al servizio di interessi di parte, che contribuisce a esacerbare il conflitto tra ricercatori e aree disciplinari, con classificazioni aleatorie sul livello di importanza di studi e settori disciplinari in funzione della loro remuneratività per il “Mercato”. In questo solco L’ANVUR, il principale strumento dell’attuale mito meritocratico ha contribuito a tagliare drasticamente i fondi destinati alla ricerca pubblica (Progetti confinanziati, dottorati di ricerca ecc.) e a creare atenei di serie A e di serie B, permettendo altresì la proliferazione di università private e telematiche di dubbio valore e al di fuori di ogni serio meccanismo di controllo e valutazione. Come appartenente ad una università tecnologica condivido i principi esposti nella Carta delle Università Tecniche a Grenoble nel 2000 (Manifeste Pour la Technologie au Service De L’Homme, Grenoble ,2000), che riguardano la non esclusività della conoscenza nei ristretti circoli del sapere, ma la loro divulgazione alla società civile, l’esigenza di obbiettività e onestà nella ricerca di natura scientifica e tecnologica, nel principio di Responsabilità e Precauzione, nella ricerca scientifica e tecnologica finalizzata al bene comune, in una formazione rivolta ai giovani secondo criteri scientifici, principi etici e di servizio nei confronti della società.

Ritengo anche che molti di questi principi siano in realtà parte integrante degli elementi fondativi della nostra cultura politecnica delle origini, verso la quale occorrerebbe guardare con rinnovata attenzione per riportare ad un sapere federativo delle scienze, nel solco del pensiero di Carlo Cattaneo, fondato sulla capacità di comprendere l’insieme dei fenomeni complessi della realtà grazie ad una formazione realmente inter e transdisciplinare. Attitudini e capacità di cui la società ha oggi estremamente bisogno, dal momento che la contingenza storica ci costringe a confrontarci con sfide epocali che riguardano gli squilibri ambientali e geopolici provocati dal nostro attuale modello di sviluppo.


Una candidatura del COORDINAMENTO Polito 

La mia candidatura come rappresentante in Senato per la fascia dei ricercatori nasce all’interno del COORDINAMENTO Polito di cui faccio parte. Il Coordinamento Polito in questi anni si è affermato come spazio di discussione libera, aperta, propositiva, per contribuire fattivamente ad una gestione democratica e partecipata all’interno degli Organi di Governo del nostro Ateneo. Le voci dell’attuale Coordinamento (attraverso la mailing list, sito web, blog ecc.), nato nel 2010, inizialmente tra i ricercatori dell’Ateneo che si mobilitarono contro l’approvazione della legge 240, appartengono oggi a persone collocate in ruoli diversi, strutturati e non, unite da una visione comune che mette al centro il ruolo pubblico dell’università, ricerca e didattica, e del diritto allo studio. In questi anni il Coordinamento ha contribuito concretamente alle politiche dell’ateneo, sia dentro agli Organi di Governo con rappresentanti eletti nel Senato (Chiara Occelli, Marco Barla e Antonio Gliozzi) e nel Consiglio di Amministrazione (Danilo Bazzanella), sia al di fuori di esso, con iniziative volte ad ampliare il più possibile la partecipazione democratica e consapevole alle scelte dell’ateneo, si ricordano tra tutte il contributo alla stesura del Nuovo Statuto, i Dialoghi del Senato, e il recente Convegno Nazionale sul Ruolo Unico della docenza universitaria. Il documento preparato collegialmente dal Coordinamento Polito per queste elezioni riassume le linee guida e di programma che come candidata condivido e sottoscrivo.

Grazie per l’attenzione.

Caterina MELE

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