Verso le elezioni dei rappresentanti in Senato Accademico

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Politecnico di Torino
Giugno 2015

COORDINAMENTO POLITO
Contributo alla discussione


  1. Dal Coordinamento Ricercatori al Coordinamento PoliTo

Il Coordinamento dei ricercatori, nato nel 2010 in occasione della discussione sul Disegno di legge “Gelmini”, poi legge 240/2010, si è posto in questi anni come un luogo aperto di elaborazione e dibattito, ed ha contribuito attivamente alla vita politica del nostro Ateneo, dentro e fuori gli Organi di Governo. In occasione dell’organizzazione del Convegno Nazionale sul Ruolo Unico, Il Ruolo unico: una rivoluzione necessaria?abbiamo ritenuto di cambiare il nome del coordinamento in Coordinamento PoliTo, proprio per fare un passo nella direzione del superamento della divisione in fasce, in modo da rendere evidente anche nel nome l’atteggiamento di apertura e trasversalità che da sempre ci contraddistingue.

In coerenza con gli obiettivi della Rete 29 Aprile ci siamo impegnati, e continueremo a farlo, per difendere il carattere pubblico dell’Università statale, la sua autonomia e l’inscindibilità della ricerca dalla didattica, per la trasmissione di un sapere critico e indipendente in un’Università ad accesso libero e garantito da adeguati livelli di welfare studentesco, a tutte e a tutti, senza preclusioni.

In questi anni i rappresentanti uscenti in Senato che si riconoscono nel Coordinamento PoliTo hanno lavorato attivamente per applicare questi principi generali nella gestione concreta del nostro Ateneo. Coinvolgendo anche altri rappresentanti, hanno proposto e promosso politiche innovative e trasparenti che hanno sempre guardato all’Ateneo come a un’unica comunità e mai agli interessi di una sola parte, cercando sempre soluzioni di equilibrio tra le legittime aspirazioni di tutti. Tra i risultati più significativi ottenuti ricordiamo la massimizzazione dei processi democratici nella stesura dei numerosi regolamenti approvati, la soluzione della questione della didattica dei ricercatori a tempo indeterminato, la difesa delle prospettive dei precari della ricerca e dell’amministrazione, l’approvazione di un regolamento per il recupero “una tantum” degli scatti bloccati degno di una vera comunità accademica e l’organizzazione di discussioni pubbliche come quelle dei “Dialoghi del Senato”. I risultati raggiunti non devono e non possono essere considerati come un risultato acquisito per sempre e ci impegniamo, se saranno eletti rappresentanti che si riconoscono in questo documento, a difenderli e rinforzarli anche nel prossimo mandato del Senato Accademico.

  1. Democrazia e partecipazione

Uno degli aspetti che più abbiamo contestato della Legge 240/10 è stata la deriva dirigista e la tendenza a concentrare le responsabilità in poche mani. Gli esempi più evidenti di tale volontà sono la scelta di prevedere commissioni di concorso composte da soli ordinari e soprattutto di spostare quasi tutto il potere dal Senato Accademico, organo allargato e rappresentativo, al Consiglio di Amministrazione, organo di dimensioni molto più ridotte e con una conseguente minore possibilità di essere largamente rappresentativo.

Crediamo che l’antidoto a tale tendenza non possa che essere una gestione democratica e partecipata degli Organi di Governo e che il ruolo dei rappresentanti eletti possa essere fondamentale in tale direzione. In perfetta continuità con la modalità di intendere la rappresentanza che abbiamo fino ad ora praticato, i nostri candidati, se eletti, si impegnano a: diffondere in anticipo gli ordini del giorno degli Organi di Governo, raccogliendo i pareri e le osservazioni di tutti, diffondere celermente i resoconti delle sedute con l’indicazione delle delibere adottate, utilizzare appositi strumenti (mailing list, forum, sito web, blog…) per diffondere le informazioni e massimizzare la consapevolezza e la partecipazione alle decisioni degli Organi di Governo, organizzare con regolarità assemblee e conferenze di Ateneo dedicate agli argomenti più delicati su cui gli Organi di Governo si accingono di volta in volta a deliberare, utilizzare mezzi informatici per raccogliere sistematicamente i pareri dell’Ateneo sulle questioni più sensibili (per esempio con l’organizzazione di referendum on line, come già realizzato in occasione del rinnovo dello Statuto di Ateneo) e mantenere alto, in ogni modo possibile, il livello di partecipazione, perché siamo convinti che la democrazia senza la partecipazione sia solo una ripetizione di vuota ritualità.

  1. Per essere un’autentica comunità accademica

Negli scorsi anni ci siamo dedicati con il massimo impegno perché la scelta forte del nostro nuovo Statuto fosse quella di non introdurre discriminazioni basate sull’appartenenza di fascia, allargando al massimo consentito dalla legge la possibilità di partecipazione (tanto che PA e RU possono essere Vicerettori, Coordinatori di Collegio, far parte del CdA… e il Politecnico è tra i pochi Atenei italiani che prevede una rappresentanza di AdR e RTD nel Senato Accademico), delineando un sistema di massimo rispetto nei confronti del lavoro di tutti.

Abbiamo lavorato per questo obiettivo nella prospettiva del ruolo unico della docenza universitaria, proposta che nasce proprio dall’idea di Università come comunità di pari e che riteniamo abbia la potenzialità di coniugare la democrazia e la partecipazione con l’obiettivo di tendere sempre più a una comunità universitaria coesa e con un forte senso di appartenenza, fondamentale per il buon funzionamento di una Istituzione Pubblica.

  1. Attivare politiche che favoriscano il reclutamento responsabile

I ricercatori non strutturati stanno vivendo un momento drammatico di assenza di prospettive, i cui effetti rischiano di impedire il necessario ricambio generazionale. Stiamo di fatto perdendo intere generazioni di ricercatori. Di fronte a questa situazione crediamo che sia necessario lo sforzo di tutti per individuare una scala di valori condivisi e per attivare politiche di reclutamento maggiormente responsabili. Riteniamo fondamentale mantenere l’accantonamento preventivo delle risorse necessarie per consentire l’ingresso nel ruolo dei professori di tutti gli RTDb meritevoli, rendendo effettiva la tenure track e riteniamo necessario monitorare e regolamentare con attenzione la programmazione degli AdR e RTDa, per evitare il rischio di creare una sorta di figura di ricercatore “usa e getta”, cosa purtroppo permessa nell’attuale quadro legislativo. Queste politiche, anche al fine di evitare conflittualità tra categorie, devono essere affiancate (e non confuse) con la messa in campo di risorse significative per le progressioni, secondo il principio della separazione tra reclutamento e avanzamento di carriera

  1. Valutare per valorizzare

In questi ultimi anni, a livello nazionale e locale, molto opportunamente sono iniziate pratiche di valutazione della nostra attività. Purtroppo fino ad ora le politiche nazionali di valutazione sono state troppo approssimative e superficiali (come nel caso della VQR e dell’ASN), con un evidente intento punitivo (vedi il decreto sul recupero “una tantum” degli scatti bloccati) e incentrate esclusivamente sull’attività di ricerca. Siamo convinti che la valutazione possa essere utile all’Università Pubblica nella misura in cui abbia come obiettivo primario il miglioramento del suo funzionamento e permetta di incentivare comportamenti virtuosi, con la massima attenzione a evitare l’effetto disgregante di comportamenti competitivi che inevitabilmente ridurrebbero la fondamentale capacità collaborativa della nostra comunità. Per tale motivo riteniamo che la valutazione debba essere soprattutto valutazione dei gruppi e delle strutture, evitando il rischio di inseguire la chimera dell’eccellenza dei singoli ricercatori, nella convinzione che il miglioramento di un’Istituzione non possa che passare dalla diffusione delle buone pratiche, dal buon servizio fornito a tutti gli studenti e dal buon funzionamento delle strutture. Le pratiche di valutazione devono essere condivise, sperimentate e messe a punto, nella consapevolezza della difficoltà e delicatezza dell’utilizzo degli indicatori quantitativi soprattutto se di natura bibliometrica, evitando pericolosi automatismi tra valori dei parametri rilevati e conseguenze, in una logica di responsabilità informata sulle scelte, che devono rimanere scelte politiche consapevoli e non un acritico adeguamento ai risultati di un qualche algoritmo valutativo. La valutazione deve tendere sempre più ad essere una valutazione globale di tutte le nostre attività e deve tenere in conto le peculiarità delle attività di ricerca e di didattica delle varie aree dell’Ateneo. Infine, di fronte all’accrescimento degli adempimenti obbligatori relativi alla gestione e alla valutazione dei Corsi di Studio e della ricerca dipartimentale, che costituiscono ormai una parte importante del lavoro di molti di noi, senza la quale l’Ateneo si bloccherebbe, riteniamo sia giusto procedere a riconoscere tutte le attività gestionali, valorizzando il contributo di chi si impegna per il buon funzionamento dell’Ateneo.

Coordinamento PoliTo

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