PIETRO MANDRACCI: Candidatura a rappresentante degli RTI in Senato Accademico

PIETRO MANDRACCI

pietro_mandracciCandidatura a rappresentante degli RTI in Senato Accademico


Chi sono

Mi chiamo Pietro Mandracci, ho una Laurea (vecchio ordinamento) in Fisica, un Dottorato di Ricerca in Dispositivi Elettronici e dal 2004 sono Ricercatore presso il Politecnico di Torino. Attualmente afferisco al DISAT (Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia) e la mia attività di ricerca riguarda lo studio di materiali e processi per le nanotecnologie e per l’ambito biomedicale, mentre svolgo la mia attività didattica, come titolare di corsi e come esercitatore in aula e in laboratorio, sia nell’ambito dei corsi di base delle Lauree triennali che  in corsi della Laurea Magistrale in “Nanotecnologie per le ICT”.

Al di là del mio percorso scientifico e didattico, che potete leggere nel mio curriculum, a partire dal 2010, anno in cui è incominciata a delinearsi la cosiddetta “Riforma Gelmini” dell’Università, ho iniziato un cammino di condivisione di esperienze e di discussioni insieme alle colleghe e ai colleghi che si riconoscono nel “Coordinamento Polito” (fino all’anno scorso conosciuto come “Coordinamento Ricercatori”).  Con loro condivido innanzi tutto l’idea di una Università pubblica, intesa come portatrice dei valori di una Cultura libera e aperta a tutti, volta al miglioramento della società e motore del suo progresso materiale e morale, così come la intende la nostra Costituzione.


Le motivazioni della mia candidatura

Le ragioni che mi hanno spinto a candidarmi per la rappresentanza dei Ricercatori sono legate innanzi tutto al desiderio di contribuire a portare avanti nelle sedi istituzionali il lavoro del Coordinamento Polito, senza il supporto del quale non avrei nemmeno immaginato di fare questo passo.  Ritengo la situazione attuale dell’Università molto precaria, a causa sia del progressivo definanziamento, di cui tutti vediamo quotidianamente gli effetti nel nostro lavoro, sia di una campagna mediatica di delegittimazione. In questo contesto generale, credo sia importante mantenere alta l’attenzione, per evitare che nel nostro Ateneo, sotto la spinta di pressioni esterne, possano venire attuate politiche che non siano conformi a quei principi di democrazia, eguaglianza, trasparenza e libertà di pensiero che dovrebbero essere propri di una Università pubblica. Il Senato Accademico, per quanto le sue funzioni siano state ridotte dopo l’entrata in vigore della legge 240/10 (“Legge Gelmini”), è certamente uno dei luoghi nei quali si può vigilare in questo senso.


Il ruolo dei Ricercatori

In seguito alla messa a esaurimento della fascia dei Ricercatori Universitari a Tempo Indeterminato (RTI) si è creata una situazione anomala e potenzialmente pericolosa. Nel nostro ateneo, infatti, la fascia RTI conta più di 200 unità e questo numero, anche se andrà progressivamente a ridursi  per effetto degli avanzamenti di carriera, rimarrà considerevole per un tempo piuttosto lungo. La presenza di un ruolo a esaurimento così numeroso costituisce una evidente anomalia, che comporta il rischio di demotivazione per i suoi componenti, per i quali le prospettive di carriera non sempre sono adeguatamente garantite.  In questa situazione, inoltre, una grave stortura è la messa in competizione, per l’accesso alle posizioni da PA, di personale strutturato (RTI) e personale a tempo determinato (RTD), per cui le risorse necessarie agli avanzamenti di carriera dei RTI vengono sottratte alla stabilizzazione degli RTD e viceversa.

La prospettiva che auspico, in accordo con quanto scritto nel contributo elettorale del Coordinamento Polito, è la realizzazione a livello nazionale del ruolo unico della docenza universitaria. Questa sarebbe, a mio parere, una efficace soluzione sia alla situazione anomala per cui Ricercatori, PA e PO svolgono funzioni del tutto analoghe, ma con una forte distorsione dei riconoscimenti e dei poteri (a cominciare dalla partecipazione alle commissioni di concorso), sia alla iniqua competizione tra RTI e RTD, consentendo la separazione tra progressioni di carriera e immissioni in ruolo. E’ chiaro che una soluzione efficace a questi problemi potrebbe avvenire solo nell’ambito di una riforma della legislazione nazionale, tuttavia, nella situazione attuale in cui permane questo tipo di strutturazione del personale docente e ricercatore, è importante che gli RTI mantengano un ruolo attivo e propositivo all’interno dell’Ateneo e che nelle sedi istituzionali vengano fatte pressioni per prendere provvedimenti che vadano nella direzione di ridurre e non di esacerbare questi problemi.  Per questo riterrei fondamentale costruire un dialogo tra RTI, RTD e AdR, per concordare strategie che mirino a mediare tra le rispettive esigenze di progressione di carriera e di stabilizzazione.


Valutazione ed eccellenza

Uno dei “mantra” a cui siamo quotidianamente sottoposti è la affermazione di come sia necessario valutare le attività del personale docente e ricercatore, sia a livello nazionale che a livello locale.  La valutazione è certamente un aspetto importante per la spinta al miglioramento delle performance di individui e strutture, tuttavia credo che abbiamo tutti molto presente quanto facilmente possa esserne fatto un uso distorto. La valutazione, oltre che essere oggettiva, dovrebbe tenere in conto tutte le attività, non solo quelle di ricerca, e dovrebbe tendere a promuovere la collaborazione tra ricercatori e tra aree disciplinari. Troppo spesso, nella situazione attuale, prevalgono invece sistemi di valutazione che trascurano aspetti importanti della nostra attività e esasperano la competizione interna.  In questo senso ritengo auspicabile individuare metodologie che stimolino la cooperazione e consentano a ciascuno di dare il meglio in base alle proprie capacità.

Per quanto riguarda un altro mantra a cui siamo sottoposti, quello dell’eccellenza, il principale obiettivo a cui tendere, a mio parere, dovrebbe essere il sostenimento di un buona qualità media generale della ricerca e della didattica. Su una buona qualità diffusa possono crescere delle punte di “eccellenza”, ma a mio parere sarebbe fuorviante pensare che si possano ottenere dei risultati eccellenti definanziando la maggior parte della ricerca e concentrando le poche risorse esclusivamente su pochi gruppi o individui.


Questioni di metodo

Tengo a precisare che, se dovessi risultare eletto in Senato Accademico, la mia azione non si svolgerebbe a livello personale, ma sarebbe intesa come attuazione nell’organo collegiale di una azione collettiva, che troverebbe nel Coordiamento Polito il suo luogo naturale di confronto e di sintesi. Infatti personalmente non intendo la rappresentanza come la assunzione di una sorta di delega in bianco, ma come la assunzione della responsabilità di portare in un organo decisionale delle istanze collettive, frutto di un lavoro di discussione.  Inoltre, siccome ritengo che la trasparenza sia un valore assoluto a tutti i livelli, riterrei un mio imprescindibile dovere diffondere con la massima tempestività ogni informazione sulle discussioni e sulle decisioni prese nell’organo di cui farei parte, oltre che a stimolare la discussione e raccogliere la quantità di opinioni più ampia possibile, auspicabilmente in collaborazione con gli altri rappresentanti.

Pietro Mandracci

Lettera aperta dei rappresentati degli RTI in Senato Accademico sul regolamento chiamate

Cari Colleghi,

come avete visto, in data 5 giugno 2015 è stato modificato il “Regolamento di Ateneo per la disciplina della chiamata di professori di prima e seconda fascia ai sensi della Legge 240/2010” emanato con D.R. n. 177 del 31 luglio 2012 e modificato con DD.RR. n. 277 del 25 luglio 2013.

La proposta di modifica è stata presentata in prima istanza nel CdA del 27 maggio scorso durante la cui seduta «è stato espresso parere favorevole ad una integrazione al “Regolamento di Ateneo per la disciplina della chiamata di professori di prima e seconda fascia”».

Lo stesso Regolamento modificato, senza alcun invio preventivo all’Organo di Governo, è stato portato, nelle varie ed eventuali, nella seduta di Senato del 29 maggio e approvato (10 favorevoli, 3 contrari, 6 astenuti) a valle di una discussione a nostro avviso non esauriente. Chi di noi era presente (Cappelluti, Occelli) si è espresso contro le proposte di modifica, sia per una questione di metodo, perché riteniamo che i componenti del Senato Accademico dovrebbero essere messi sempre in condizione di operare nelle decisioni con competenza e informazione, sia per questioni di merito che abbiamo presentato in sede di dibattito, in particolare riguardo l’opportunità di introdurre due diverse modalità per la procedura valutativa (ai sensi dell’Art. 24, comma 6 della L. 240/2010) riservata ai professori associati e ricercatori a tempo indeterminato abilitati e in servizio presso il Politecnico, per l’accesso rispettivamente al ruolo dei professori ordinari e dei professori associati, tenuto anche conto della transitorietà di tale percorso agevolato, attuabile soltanto fino al 2017.

Approfittiamo di questo messaggio di informazione circa il nostro operato nell’Organo di Governo, per condividere con voi alcuni problemi che rileviamo rispetto al testo delle modifiche apportate al Regolamento.

Al Titolo IV, “Chiamata nel ruolo di professore I e II fascia all’esito di procedura valutativa” (art. 24, comma 6 Legge n. 240/2010), art. 12, “Modalità di svolgimento della procedura”, comma 2, si prescrive che: “Omissis… 2. Tale procedura può svolgersi con due modalità:

– 2.1 Di norma attraverso una Commissione, nominata con Decreto Rettorale, composta da cinque professori ordinari e/o docenti stranieri di elevata qualificazione e di posizione accademica di pari livello, e di cui almeno quattro non appartenenti ai ruoli del Politecnico di Torino ovvero di uno stesso altro Ateneo. Le modalità di funzionamento della Commissione sono disciplinate dall’art. 5 commi da 2 a 9 del presente Regolamento; per la valutazione del curriculum, dei titoli e della produzione scientifica si applicano le disposizioni previste dall’art. 7 del presente Regolamento.

– 2.2 Nei casi se ne ravvisi l’opportunità attraverso una chiamata diretta del candidato abilitato, adeguatamente motivata da una delibera del Consiglio di Amministrazione, su proposta motivata del Rettore e/o di un Dipartimento”.

Ci domandiamo, come già in Senato, a quale logica corrisponda la scelta del Regolamento di individuare “due modalità” per espletare una procedura di chiamata che la Legge disciplina con un solo articolo. Quali requisiti giuridici dovranno differenziare i candidati sottoposti all’una o all’altra “modalità” e come possono essere individuati i “casi” per i quali sarebbe ravvisabile l’”opportunità” alla quale fa riferimento il comma 2.2? Ci domandiamo poi perché la modalità di valutazione, prevista dalla Legge 240/10, molto ben dettagliata nel comma 2.1, non venga specificata nel comma 2.2. Questo fatto lascia intendere che potrebbe quindi essere diversa caso per caso. Notiamo poi che non è chiarito il ruolo svolto dal Dipartimento nel caso in cui la proposta di chiamata sia formulata dal Rettore, né se con “proposta di un Dipartimento” nel comma 2.2 si intenda una delibera del Consiglio di Dipartimento.

Abbiamo manifestato in Senato preoccupazione per queste questioni e abbiamo conseguentemente espresso voto contrario. Gli interrogativi restano aperti e auspichiamo possano ricevere presto una risposta.

Cordiali saluti,

Marco Barla, Federica Cappelluti, Chiara Occelli (rappresentanti in Senato Accademico dei Ricercatori TI)

CATERINA MELE: Candidatura a rappresentante degli RTI in Senato Accademico

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Candidatura a rappresentante degli RTI in Senato Accademico


Chi sono in breve 

Sono ricercatore confermato in Architettura Tecnica presso il Dipartimento di Ingegneria Strutturale Edile e Geotecnica. Ho una laurea in Architettura conseguita presso questo Politecnico (1988) e sono Dottore di Ricerca in Ingegneria Edile (1998). Ho iniziato la carriera universitaria come ricercatore non strutturato nel 1992 grazie ad una borsa di ricerca CNR svolta presso il Dipartimento di Ingegneria dei Sistemi Edilizi e Territoriali della I Facoltà di Ingegneria di questo ateneo. Dopo il dottorato, varie borse di ricerca post-doc e un assegno di ricerca quadriennale, nel 2003 ho vinto il concorso come ricercatore a tempo indeterminato nella mia area disciplinare, il mio ingresso in ruolo tuttavia è avvenuto solo nel 2004, a causa del blocco delle assunzioni del pubblico impiego attuato dalle politiche governative di quegli anni. Sono quindi un vecchio ricercatore malgrado la mia anzianità in ruolo lo sia meno e, grazie alle esperienze vissute in prima persona, comprendo bene le problematiche umane e di carriera di coloro che oggi appartengono al personale non strutturato, ricercatore e non.

Il mio campo principale di ricerca riguarda gli aspetti progettuali e tecnologici dell’intervento sul Costruito, storico e moderno. Su questi temi ho partecipato a numerosi progetti cofinanziati (Murst e Prin). Dopo la laurea ho fatto parte per alcuni anni dell’équipe di ricerca della Missione Archeologica Italiana a Hierapolis di Frigia in Turchia di questo Politecnico. Nei primi anni duemila sono stata eletta rappresentante italiano del Board International Specialist Commitee of Technology (ISC/T) di Docomomo International, che si occupa della salvaguardia e della valorizzazione delle opere di architettura del Movimento Moderno a livello internazionale. Più di recente ho iniziato ad approfondire i temi della sostenibilità, applicata al campo edilizio nelle sue valenze tecniche, ma anche etiche e ambientali. Per queste ragioni ho partecipato con convinzione all’organizzazione scientifica della Conferenza Internazionale “Science and the Future” (http://scienceandthefuture.polito.it) con Angelo Tartaglia e altri colleghi dell’ateneo nell’ottobre 2013. Ricopro incarichi come docente titolare nelle materie afferenti al mio settore disciplinare fin dal mio ingresso in ruolo e prima ancora come docente a contratto. Ho fatto parte del Collegio Docenti del Corso di Dottorato in Innovazione Tecnologica per l’Ambiente Costruito, e del Collegio del Corso di Dottorato in Beni Culturali della Scuola di Dottorato del nostro ateneo. Recentemente ho svolto come coordinatrice attività formativa di terzo livello sui temi della riqualificazione edilizia per il personale della Pubblica Amministrazione per la scuola Master del Politecnico. Ho collaborato a numerose iniziative di divulgazione culturale in collaborazione con la Città di Torino e la Regione Piemonte, tra cui mostre e conferenze sui temi dell’architettura. Le mie esperienze gestionali riguardano la partecipazione alle commissioni dipartimentali e un mandato nella Giunta del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio.


RTI dopo la legge 240 e dopo il Piano Straordinario 

Come RTI appartengo ad una categoria in via di estinzione e sono consapevole che, a quattro anni dall’applicazione della legge 240/10, alcuni dei guasti che molti di noi avevano prefigurato, sono ormai avvenuti: la frammentazione delle figure e delle posizioni dei ricercatori (abilitati, non abilitati, RTI, RTDa, RTDb) in una situazione di continua riduzione delle risorse, ha certamente contribuito a demotivare e a disincentivare i più anziani tra noi – quelli per intenderci che hanno alle spalle anni di didattica e di ricerca, “buona” ma non “eccellente”, e che hanno avute poche o nulle opportunità di progressione di carriera, essendo il Piano Straordinario Associati concesso dal Ministero dopo la nostra battaglia sulle indisponibilità ad assumere le titolarità dei corsi, insufficiente a sanare una situazione compromessa da anni di totale immobilismo – e ad esacerbare la competizione tra quelli più giovani, spinti a produrre il più possibile per assicurarsi i pochi posti “veri” disponibili. Ad aggravare la situazione, la legge 240/10, attraverso l’istituzione dell’ Abilitazione Nazionale, ha spinto ulteriormente sulla competizione, opponendo abilitati contro non abilitati e spostando sempre più lontano l’ingresso in ruolo o la progressione di carriera. Tuttavia come il darwinismo in biologia ha mostrato i suoi limiti (è stato dimostrato che non è la specie più forte quella che sopravvive meglio, ma quella più cooperativa e adattativa), è vitale per la ricerca e i ricercatori uscire da questo darwinismo universitario opponendo resistenza a politiche che spingono alla frammentazione e al conflitto, allargando la partecipazione consapevole e la discussione alle scelte politiche dell’università e dell’ateneo. Credo che la via di uscita maestra da questa competizione senza fine, in cui pochissimi vincono mentre tutti gli altri perdono, sia il Ruolo Unico della docenza (secondo quanto proposto a livello nazionale dalla Rete29 aprile), che ricollegandosi all’idea fondativa di Universitas, comunità tra pari, significa innanzitutto pari dignità e rispetto. Nella contingenza è necessario comunque continuare ad adoperarsi perché siano messe in campo risorse significative per le progressioni di carriera, con meccanismi, chiari, equi e trasparenti per le valutazioni, accanto a quelle primarie e fondamentali per il reclutamento.


Motivazioni alla candidatura 

Credo nell’impegno civile e nei valori fondanti della nostra Costituzione secondo i principi dell’art 9 per cui “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”, e ritengo l’università pubblica, come in generale tutta l’istruzione pubblica, Bene Comune da tutelare. Credo nel diritto allo studio come strumento di libertà e uguaglianza dei cittadini così come recita l’art. 34 del dettato costituzionale “la scuola è aperta a tutti. I capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Ritengo quindi che l’università, in quanto espressione del più alto grado di istruzione pubblica, debba avere un ruolo chiave e non subalterno, come accade ormai da tempo, nel guidare e indirizzare lo sviluppo della società (ne denunciava i pericoli già negli anni Cinquanta Piero Calamandrei, ma il processo di assogettamento ha avuto il suo punto di svolta nella Dichiarazione di Bologna del 1999, quando i Ministri degli allora 15 paesi europei adottarono una agenda comune di armonizzazione dei cicli universitari modulato sul sistema dei crediti formativi che sta alla base del modello attuale e che tende a subordinare la formazione superiore alle esigenze del mercato globalizzato).

Credo che l’università oggi abbia più necessità di promuovere ricerca “buona” al servizio della collettività, piuttosto che ricerca “eccellente” al servizio di interessi di parte, che contribuisce a esacerbare il conflitto tra ricercatori e aree disciplinari, con classificazioni aleatorie sul livello di importanza di studi e settori disciplinari in funzione della loro remuneratività per il “Mercato”. In questo solco L’ANVUR, il principale strumento dell’attuale mito meritocratico ha contribuito a tagliare drasticamente i fondi destinati alla ricerca pubblica (Progetti confinanziati, dottorati di ricerca ecc.) e a creare atenei di serie A e di serie B, permettendo altresì la proliferazione di università private e telematiche di dubbio valore e al di fuori di ogni serio meccanismo di controllo e valutazione. Come appartenente ad una università tecnologica condivido i principi esposti nella Carta delle Università Tecniche a Grenoble nel 2000 (Manifeste Pour la Technologie au Service De L’Homme, Grenoble ,2000), che riguardano la non esclusività della conoscenza nei ristretti circoli del sapere, ma la loro divulgazione alla società civile, l’esigenza di obbiettività e onestà nella ricerca di natura scientifica e tecnologica, nel principio di Responsabilità e Precauzione, nella ricerca scientifica e tecnologica finalizzata al bene comune, in una formazione rivolta ai giovani secondo criteri scientifici, principi etici e di servizio nei confronti della società.

Ritengo anche che molti di questi principi siano in realtà parte integrante degli elementi fondativi della nostra cultura politecnica delle origini, verso la quale occorrerebbe guardare con rinnovata attenzione per riportare ad un sapere federativo delle scienze, nel solco del pensiero di Carlo Cattaneo, fondato sulla capacità di comprendere l’insieme dei fenomeni complessi della realtà grazie ad una formazione realmente inter e transdisciplinare. Attitudini e capacità di cui la società ha oggi estremamente bisogno, dal momento che la contingenza storica ci costringe a confrontarci con sfide epocali che riguardano gli squilibri ambientali e geopolici provocati dal nostro attuale modello di sviluppo.


Una candidatura del COORDINAMENTO Polito 

La mia candidatura come rappresentante in Senato per la fascia dei ricercatori nasce all’interno del COORDINAMENTO Polito di cui faccio parte. Il Coordinamento Polito in questi anni si è affermato come spazio di discussione libera, aperta, propositiva, per contribuire fattivamente ad una gestione democratica e partecipata all’interno degli Organi di Governo del nostro Ateneo. Le voci dell’attuale Coordinamento (attraverso la mailing list, sito web, blog ecc.), nato nel 2010, inizialmente tra i ricercatori dell’Ateneo che si mobilitarono contro l’approvazione della legge 240, appartengono oggi a persone collocate in ruoli diversi, strutturati e non, unite da una visione comune che mette al centro il ruolo pubblico dell’università, ricerca e didattica, e del diritto allo studio. In questi anni il Coordinamento ha contribuito concretamente alle politiche dell’ateneo, sia dentro agli Organi di Governo con rappresentanti eletti nel Senato (Chiara Occelli, Marco Barla e Antonio Gliozzi) e nel Consiglio di Amministrazione (Danilo Bazzanella), sia al di fuori di esso, con iniziative volte ad ampliare il più possibile la partecipazione democratica e consapevole alle scelte dell’ateneo, si ricordano tra tutte il contributo alla stesura del Nuovo Statuto, i Dialoghi del Senato, e il recente Convegno Nazionale sul Ruolo Unico della docenza universitaria. Il documento preparato collegialmente dal Coordinamento Polito per queste elezioni riassume le linee guida e di programma che come candidata condivido e sottoscrivo.

Grazie per l’attenzione.

Caterina MELE

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CLAUDIA DE GIORGI: Candidatura a rappresentante dei professori associati in Senato Accademico

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Candidatura a rappresentante dei professori associati in Senato Accademico

Architetto e designer, nata nel 1968 e laureata nel 1993 al Politecnico di Torino, dal 2004 sono stata ricercatore e dal 2014 professore associato di disegno industriale. Svolgo attività di ricerca e didattica presso il DAD – Dipartimento di Architettura e Design, occupandomi con approccio multidisciplinare di tematiche inerenti il design per i sistemi produttivi locali e la cultura dei materiali per il design, che nel 2013 mi sono avvalse la Menzione d’Onore del Compasso d’Oro ADI per un’operazione di ricerca e didattica congiunte. Sono responsabile scientifico di ricerche internazionali su bandi competitivi e di numerose convenzioni con enti e aziende del territorio, nonché dell’archivio MATto_materiali per il design (www.polito.it/matto.it), aperto dal 2010 a consulenze gratuite alle aziende di Camera di commercio di Torino. Vice coordinatore del Collegio di Design dal 2012, sono stata membro dei gruppi di lavoro AiQ Assicurazione Interna Qualità e AVA-SUA ANVUR; sono inoltre idonea all’iscrizione all’Albo degli Esperti Disciplinari per la valutazione dei CdS.


perché mi candido

 Mi candido al Senato Accademico per essere utile all’ateneo portando la mia personale esperienza nella direzione e gestione della didattica e della ricerca, nonché nella valutazione della didattica. Credendo nei principi di trasparenza, democrazia e partecipazione, penso che l’azione di governo vada esercitata nella prospettiva del ruolo unico della docenza universitaria.


la qualità della didattica e della ricerca

Dopo questi primi tre anni di necessaria messa a punto di Regolamenti, il Senato avrà il compito di dare precisi indirizzi culturali all’Ateneo secondo strategie di medio e lungo termine e, oltre a considerare la situazione contingente, potrà raccogliere la sfida del cambiamento che stiamo vivendo per proporre nuove direzioni con sensibilità e apertura al confronto. Nella didattica, ritengo che sarebbe utile mettere a fuoco direzioni che, guardando ai contenuti e alle nostre talvolta difficoltose modalità di lavoro, consentano di misurare realisticamente, e innalzare, la qualità reale di quanto stiamo insegnando: l’efficienza è fondamentale, ma oggi occorre lavorare sull’”umanizzazione” dei numeri e dei parametri della Qualità che dichiariamo.

Nella ricerca, occorre discutere strategie che puntino anche a supportare le nostre attività “quotidiane”: se la competizione sui bandi europei, oggi unica via di finanziamento significativo della ricerca, è sempre più serrata e solo “uno su mille ce la fa”, gli altri, che cosa fanno? Come valorizzare i nostri progetti, sovente di notevole livello, che non sono stati selezionati come eccellenti?


la multidisciplinarietà come nuovo registro

La multidisciplinarietà intesa come valore fondante del Corso di Studi in Design cui appartengo e che quindi insegno e pratico tutti i giorni, è a mio avviso il “registro” che potrebbe arricchire di nuovi significati la parola “politecnico” a noi cara, ma che oggi appare un po’ impolverata. Nel nostro Ateneo in numerose occasioni di ricerca e didattica non si teorizzano e non si praticano solo “tecniche”, né “poli-tecniche”, ma multi-scambi tra saperi scientifici e umanistici che rendono del tutto artificiale (e politica) la tradizionale divisione tra Architettura e Ingegneria, semplificazione che oggi è necessario superare per stare al passo con le veloci trasformazioni della ricerca, delle professioni, dei comportamenti e dei modelli di sviluppo. Non ci sono due culture, ma una, e si deve rivendicare la natura unitaria e complessa delle discipline, il legame necessario tra la produzione dei saperi e la loro diffusione democratica, il diritto allo studio generalizzato come fonte di conoscenza e di stimolo per la ricerca di soluzioni in grado di migliorare la qualità della vita.


io e il Coordinamento PoliTO

Non ho una mia personale “visione” dell’Ateneo, ma la consapevolezza che ho in mano il mio frammento di mosaico e la voglia di costruirlo con voi e con gli altri senatori, in un dialogo continuo e seguendo i principi della democrazia, della trasparenza e del tendere a essere una vera comunità accademica, in grado di andare oltre alle visioni di fascia, di area e di settore. Mi riconosco quindi nel programma del Coordinamento PoliTo che ho contribuito a stilare e che vi invito a leggere.

Claudia DE GIORGI

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Verso le elezioni dei rappresentanti in Senato Accademico

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Politecnico di Torino
Giugno 2015

COORDINAMENTO POLITO
Contributo alla discussione


  1. Dal Coordinamento Ricercatori al Coordinamento PoliTo

Il Coordinamento dei ricercatori, nato nel 2010 in occasione della discussione sul Disegno di legge “Gelmini”, poi legge 240/2010, si è posto in questi anni come un luogo aperto di elaborazione e dibattito, ed ha contribuito attivamente alla vita politica del nostro Ateneo, dentro e fuori gli Organi di Governo. In occasione dell’organizzazione del Convegno Nazionale sul Ruolo Unico, Il Ruolo unico: una rivoluzione necessaria?abbiamo ritenuto di cambiare il nome del coordinamento in Coordinamento PoliTo, proprio per fare un passo nella direzione del superamento della divisione in fasce, in modo da rendere evidente anche nel nome l’atteggiamento di apertura e trasversalità che da sempre ci contraddistingue.

In coerenza con gli obiettivi della Rete 29 Aprile ci siamo impegnati, e continueremo a farlo, per difendere il carattere pubblico dell’Università statale, la sua autonomia e l’inscindibilità della ricerca dalla didattica, per la trasmissione di un sapere critico e indipendente in un’Università ad accesso libero e garantito da adeguati livelli di welfare studentesco, a tutte e a tutti, senza preclusioni.

In questi anni i rappresentanti uscenti in Senato che si riconoscono nel Coordinamento PoliTo hanno lavorato attivamente per applicare questi principi generali nella gestione concreta del nostro Ateneo. Coinvolgendo anche altri rappresentanti, hanno proposto e promosso politiche innovative e trasparenti che hanno sempre guardato all’Ateneo come a un’unica comunità e mai agli interessi di una sola parte, cercando sempre soluzioni di equilibrio tra le legittime aspirazioni di tutti. Tra i risultati più significativi ottenuti ricordiamo la massimizzazione dei processi democratici nella stesura dei numerosi regolamenti approvati, la soluzione della questione della didattica dei ricercatori a tempo indeterminato, la difesa delle prospettive dei precari della ricerca e dell’amministrazione, l’approvazione di un regolamento per il recupero “una tantum” degli scatti bloccati degno di una vera comunità accademica e l’organizzazione di discussioni pubbliche come quelle dei “Dialoghi del Senato”. I risultati raggiunti non devono e non possono essere considerati come un risultato acquisito per sempre e ci impegniamo, se saranno eletti rappresentanti che si riconoscono in questo documento, a difenderli e rinforzarli anche nel prossimo mandato del Senato Accademico.

  1. Democrazia e partecipazione

Uno degli aspetti che più abbiamo contestato della Legge 240/10 è stata la deriva dirigista e la tendenza a concentrare le responsabilità in poche mani. Gli esempi più evidenti di tale volontà sono la scelta di prevedere commissioni di concorso composte da soli ordinari e soprattutto di spostare quasi tutto il potere dal Senato Accademico, organo allargato e rappresentativo, al Consiglio di Amministrazione, organo di dimensioni molto più ridotte e con una conseguente minore possibilità di essere largamente rappresentativo.

Crediamo che l’antidoto a tale tendenza non possa che essere una gestione democratica e partecipata degli Organi di Governo e che il ruolo dei rappresentanti eletti possa essere fondamentale in tale direzione. In perfetta continuità con la modalità di intendere la rappresentanza che abbiamo fino ad ora praticato, i nostri candidati, se eletti, si impegnano a: diffondere in anticipo gli ordini del giorno degli Organi di Governo, raccogliendo i pareri e le osservazioni di tutti, diffondere celermente i resoconti delle sedute con l’indicazione delle delibere adottate, utilizzare appositi strumenti (mailing list, forum, sito web, blog…) per diffondere le informazioni e massimizzare la consapevolezza e la partecipazione alle decisioni degli Organi di Governo, organizzare con regolarità assemblee e conferenze di Ateneo dedicate agli argomenti più delicati su cui gli Organi di Governo si accingono di volta in volta a deliberare, utilizzare mezzi informatici per raccogliere sistematicamente i pareri dell’Ateneo sulle questioni più sensibili (per esempio con l’organizzazione di referendum on line, come già realizzato in occasione del rinnovo dello Statuto di Ateneo) e mantenere alto, in ogni modo possibile, il livello di partecipazione, perché siamo convinti che la democrazia senza la partecipazione sia solo una ripetizione di vuota ritualità.

  1. Per essere un’autentica comunità accademica

Negli scorsi anni ci siamo dedicati con il massimo impegno perché la scelta forte del nostro nuovo Statuto fosse quella di non introdurre discriminazioni basate sull’appartenenza di fascia, allargando al massimo consentito dalla legge la possibilità di partecipazione (tanto che PA e RU possono essere Vicerettori, Coordinatori di Collegio, far parte del CdA… e il Politecnico è tra i pochi Atenei italiani che prevede una rappresentanza di AdR e RTD nel Senato Accademico), delineando un sistema di massimo rispetto nei confronti del lavoro di tutti.

Abbiamo lavorato per questo obiettivo nella prospettiva del ruolo unico della docenza universitaria, proposta che nasce proprio dall’idea di Università come comunità di pari e che riteniamo abbia la potenzialità di coniugare la democrazia e la partecipazione con l’obiettivo di tendere sempre più a una comunità universitaria coesa e con un forte senso di appartenenza, fondamentale per il buon funzionamento di una Istituzione Pubblica.

  1. Attivare politiche che favoriscano il reclutamento responsabile

I ricercatori non strutturati stanno vivendo un momento drammatico di assenza di prospettive, i cui effetti rischiano di impedire il necessario ricambio generazionale. Stiamo di fatto perdendo intere generazioni di ricercatori. Di fronte a questa situazione crediamo che sia necessario lo sforzo di tutti per individuare una scala di valori condivisi e per attivare politiche di reclutamento maggiormente responsabili. Riteniamo fondamentale mantenere l’accantonamento preventivo delle risorse necessarie per consentire l’ingresso nel ruolo dei professori di tutti gli RTDb meritevoli, rendendo effettiva la tenure track e riteniamo necessario monitorare e regolamentare con attenzione la programmazione degli AdR e RTDa, per evitare il rischio di creare una sorta di figura di ricercatore “usa e getta”, cosa purtroppo permessa nell’attuale quadro legislativo. Queste politiche, anche al fine di evitare conflittualità tra categorie, devono essere affiancate (e non confuse) con la messa in campo di risorse significative per le progressioni, secondo il principio della separazione tra reclutamento e avanzamento di carriera

  1. Valutare per valorizzare

In questi ultimi anni, a livello nazionale e locale, molto opportunamente sono iniziate pratiche di valutazione della nostra attività. Purtroppo fino ad ora le politiche nazionali di valutazione sono state troppo approssimative e superficiali (come nel caso della VQR e dell’ASN), con un evidente intento punitivo (vedi il decreto sul recupero “una tantum” degli scatti bloccati) e incentrate esclusivamente sull’attività di ricerca. Siamo convinti che la valutazione possa essere utile all’Università Pubblica nella misura in cui abbia come obiettivo primario il miglioramento del suo funzionamento e permetta di incentivare comportamenti virtuosi, con la massima attenzione a evitare l’effetto disgregante di comportamenti competitivi che inevitabilmente ridurrebbero la fondamentale capacità collaborativa della nostra comunità. Per tale motivo riteniamo che la valutazione debba essere soprattutto valutazione dei gruppi e delle strutture, evitando il rischio di inseguire la chimera dell’eccellenza dei singoli ricercatori, nella convinzione che il miglioramento di un’Istituzione non possa che passare dalla diffusione delle buone pratiche, dal buon servizio fornito a tutti gli studenti e dal buon funzionamento delle strutture. Le pratiche di valutazione devono essere condivise, sperimentate e messe a punto, nella consapevolezza della difficoltà e delicatezza dell’utilizzo degli indicatori quantitativi soprattutto se di natura bibliometrica, evitando pericolosi automatismi tra valori dei parametri rilevati e conseguenze, in una logica di responsabilità informata sulle scelte, che devono rimanere scelte politiche consapevoli e non un acritico adeguamento ai risultati di un qualche algoritmo valutativo. La valutazione deve tendere sempre più ad essere una valutazione globale di tutte le nostre attività e deve tenere in conto le peculiarità delle attività di ricerca e di didattica delle varie aree dell’Ateneo. Infine, di fronte all’accrescimento degli adempimenti obbligatori relativi alla gestione e alla valutazione dei Corsi di Studio e della ricerca dipartimentale, che costituiscono ormai una parte importante del lavoro di molti di noi, senza la quale l’Ateneo si bloccherebbe, riteniamo sia giusto procedere a riconoscere tutte le attività gestionali, valorizzando il contributo di chi si impegna per il buon funzionamento dell’Ateneo.

Coordinamento PoliTo

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