Resoconto commissione una tantum – 13 gennaio 2015

Resoconto della terza seduta della commissione per l’incentivo una tantum per il recupero parziale degli scatti stipendiali bloccati

Nella terza riunione della commissione una tantum abbiamo discusso della possibilità di inserire nella valutazione ulteriori indicatori, in modo da avere un’analisi più globale della nostra attività. Abbiamo parlato di tesi seguite, conto terzi, direzione di progetti, attività gestionali e organizzative, brevetti, fondi raccolti… tutti indicatori significativi della nostra attività ma che a un’analisi più approfondita sono risultati essere di difficile valutazione e soprattutto è risultata chiara la mancanza di dati omogenei e completi relativi ad anni così remoti (per la valutazione del mancato scatto del 2011 dobbiamo valutare l’attività del triennio 2008-2009-2010).

La commissione ha condiviso la difficoltà a valutare queste attività, ma ritenendole comunque molto importanti per il nostro Ateneo ha condiviso anche la decisione di invitare gli Organi di Governo a cominciare da subito a raccogliere tutti i dati al riguardo, per auspicabili future valutazioni.

A posteriori della seduta mi hanno anche fatto notare che il decreto 665 del 2013 relativo all’una tantum non lascia poi tanta autonomia nell’uso degli indicatori, visto che indica esplicitamente che i regolamenti debbano essere redatti “…osservando i seguenti criteri
a) previsione di criteri e procedimenti distinti per ruolo e per fascia;
b) ammissione al procedimento per ciascuno degli anni 2012 o 2013 dei soggetti aventi diritto, rispettivamente ai sensi dell’art. 2 o 3, che hanno presentato domanda;
c) presentazione da parte dei candidati della relazione sul complesso delle attivita’ didattiche, di ricerca e gestionali svolte, ai sensi dell’art. 6, comma 14 della citata legge n. 240 del 2010;
d) assolvimento da parte dei candidati dei compiti loro affidati nel triennio precedente, in relazione allo stato giuridico e alle esigenze dell’ateneo di appartenenza;
e) accertamento da parte della autorita’ accademica della effettuazione di pubblicazioni scientifiche nel triennio precedente;
f) verifica della qualita’ della produzione scientifica nel triennio precedente sulla base di criteri adottati a livello internazionale.”

Non sono indicate tesi, brevetti, conto terzi, fondi raccolti, direzione di progetti… e anche l’attività gestionale è solo indicata nella relazione periodica delle attività (che tra l’altro non tutte la Facoltà chiedevano).

Se ci atteniamo abbastanza strettamente alla legge, forse non è poi così difficile venirne fuori. Direi che l’unica questione che rimane aperta è come selezionare il 50/60% a cui dare il premio (su fondi ministeriali, con altri fondi è da studiare) dall’insieme di quelli che hanno fatto la didattica loro affidata e hanno superato le soglie sul numero di pubblicazioni e sui risultati del CPD.

Come ho già scritto nei precedenti resoconti, la mia proposta è di stabilire dei vincoli di soglia per accedere all’incentivo una tantum, senza fare classifiche. Se passa la soglia più del 50/60% (massimo consentito dalla legge) si da precedenza a chi ha minore anzianità di servizio (e di conseguenza è più colpito, e ancora di più sarà colpito in futuro, dal blocco degli stipendi).

Siccome però tutti sanno che il blocco degli stipendi colpisce soprattutto i più giovani, ma forse non tutti hanno ben chiara la dimensione del fenomeno, ho presentato alla commissione un documento con qualche stima approssimata, ma che comunque da bene l’idea dell’estremo impoverimento a cui sta andando incontro la categoria docente. Pur svolgendo il medesimo ruolo, chi ha goduto degli scatti automatici per decenni si ritrova stipendi irraggiungibili per le nuove generazioni e sta pagando molto meno (anche meno di un decimo) di quanto stanno pagando la crisi i più giovani.

Ci sono conseguenze economiche di poche migliaia di euro a fronte di altre di centinaia di migliaia. Una situazione veramente incredibile e che dovrebbe ragionevolmente far ritenere opportuna la mia proposta ispirata al principio di solidarietà generazionale.

Come sappiamo, dare tutto l’incentivo ai più giovani delle rispettive categorie non è possibile per legge, ma credo che una volta che si sia posta una ragionevole soglia minima di accesso, utilizzare il criterio dell’anzianità di servizio (e quindi andare a restituire qualcosa a chi sta patendo nettamente di più la crisi) sia una scelta non solo sostenibile e giustificabile davanti all’Ateneo, ma direi anche doverosa.

Ovviamente l’incentivo sarebbe comunque una goccia nel mare e non potrebbe neppure vagamente compensare l’enorme ingiustizia che si sta compiendo nei confronti delle giovani generazioni, ma la goccia credo vada messa dalla parte giusta. Far piovere sul bagnato, benché si tratti di una pioggerellina, sarebbe indubbiamente una possibile fonte di ulteriore disgregazione della nostra comunità e credo vada evitata.

Se l’Ateneo dovesse approvare un regolamento che mette sullo stesso piano persone che stanno patendo perdite enormi e chi non si accorgerà quasi del blocco essendo a fine carriera, andando a ripartire l’una tantum in base a un articolo in più o in meno o a qualche punticino in più o in meno su qualche altro indicatore, credo farebbe una scelta, certamente legale e anche basata su dati oggettivi, ma profondamente ingiusta.

La prossima riunione della commissione è fissata per martedì 27 Gennaio 2015.

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