Comunicato all’Ateneo sulla revisione dello Statuto

Alcuni spunti di riflessione sulla revisione dello Statuto

A quasi tre anni dall’insediamento della commissione Statuto del Senato Accademico, la revisione del nostro Statuto sta giungendo alla conclusione del suo iter, attraverso la discussione che è ora aperta anche a tutto il personale di Ateneo.

Dopo la presentazione ufficiale della bozza di nuovo Statuto nella Conferenza di Ateneo dell’11 febbraio, vorremmo proporre all’attenzione dell’Ateneo alcuni principi, da sempre sostenuti dal Coordinamento PoliTo, che potrebbero essere utili per la riscrittura dell’atto normativo fondamentale della nostra Istituzione: l’allargamento della partecipazione al governo dell’Ateneo con conseguente maggiore rappresentatività degli Organi e il riconoscimento delle competenze del nostro personale docente al di là dell’appartenenza di fascia, che possono trovare immediata applicazione nella stesura del nuovo Statuto e del nuovo RGA (Regolamento Generale di Ateneo).

La formulazione dello Statuto attualmente in vigore prevede 9 Direttori di Dipartimento, 9 rappresentanti dei docenti di ruolo suddivisi per fascia, 1 RTD, 1 AdR, 2 PTAB, 5 studenti (compreso un dottorando). L’esperienza di questi anni ha evidenziato che la presenza di 9 Direttori su 11 ed una composizione fissa dell’Organo rendono problematica l’elezione, comprensibilmente percepita più come una eliminazione che come una vera e propria elezione di rappresentanti, senza contare che presenta delle complicazioni legate alla questione della ineleggibilità/decadenza per legge dei Direttori stessi.

A nostro parere la Legge 240/2010 prevede già troppi vincoli alla composizione del Senato Accademico e rende difficile definire un Organo massimamente rappresentativo, come compete a una comunità accademica. Per questo riteniamo che debbano essere tenuti al minimo le numerosità delle componenti previste dalla legge e di conseguenza lasciare il massimo spazio all’elezione democratica della rimanente parte dell’Organo: 2/3 di docenti, di cui 1/3 di Direttori di Dipartimento, è già un vincolo molto forte e riteniamo che sarebbe preferibile non andare oltre. Ancora più importante è il mantenimento di tutte le elezioni a livello di Ateneo, nell’ottica che gli Organi di governo rimangano composti da rappresentanze trasversali maggiormente in grado di esprimere contributi che mirano agli interessi generali dell’Ateneo.

L’originaria proposta del Coordinamento PoliTo, portata in discussione negli Organi di Governo, prevedeva una diminuzione della numerosità del Senato a 27 membri, con 18 docenti (minimo di legge di 2/3 del totale dei membri), di cui 6 Direttori di Dipartimento (minimo di legge di 1/3 dei docenti), lasciando invariate le rappresentanze di tutte le altre categorie rispetto allo Statuto attuale.

A seguito dei lavori della Commissione istruttoria, gli Organi di Governohanno deliberato a maggioranza una soluzione che prevede una composizione a geometria variabile in funzione del numero di Dipartimenti dell’Ateneo. Con l’attuale numero di Dipartimenti pari a 11, la numerosità dell’Organo passerebbe a 30 membri, di cui 20 docenti di ruolo oltre al Rettore. L’elezione dei docenti di ruolo terrà conto di due diverse esigenze di rappresentatività: 9 membri saranno eletti tenendo in considerazione la fascia di appartenenza e 11 membri tenendo invece in considerazione il Dipartimento di afferenza.

Pur essendo questo impianto lontano da quello da noi proposto, una soluzione di compromesso potrebbe essere raggiunta a patto di specificare nel testo dell’RGA due condizioni che vadano incontro all’esigenza per noi fondamentale di avere un meccanismo elettorale che tenda a far prevalere la trasversalità e la condivisione: fissare il numero dei Direttori di Dipartimento al minimo di legge (7 nell’attuale configurazione con 11 Dipartimenti) e mantenere tutte le elezioni a livello di Ateneo, principio che saggiamente è stato condiviso nel 2011 e ha ispirato la stesura dell’attuale Statuto.

Non sarebbe questo il Senato che avevamo in mente, ma pensiamo che sia importante per una comunità come la nostra cercare sempre di trovare una sintesi tra le diverse posizioni.

Sottolineiamo inoltre l’importanza di garantire le pari opportunità, e riteniamo che ci sia spazio per inserire a Statuto specifiche norme che vadano in questa direzione.

Riguardo la seconda questione, vogliamo con grande soddisfazione ricordare che il Politecnico di Torino è uno dei pochi Atenei dove ogni docente, se competente e stimato, può fare il Vicerettore, il Consigliere di Amministrazione, il Coordinatore di Collegio, il Presidente del Comitato Paritetico per la Didattica, Il Direttore della scuola di Master… e vogliamo riconoscere l’attenzione a questo tema dimostrato dagli Organi di Governo che hanno proposto nel testo di revisione attualmente in discussione di estendere anche la carica di vicedirettore a tutti i docenti di ruolo. Sarebbe interessante approfondire la possibilità di estendere il principio di competenza anche ad altre cariche e nel caso questo non risulti possibile, per espliciti impedimenti legge, scegliere di non indicare i vincoli di fascia nello Statuto, ma solo nei regolamenti di rango minore.

Auspichiamo infine che questa fase di discussione, esterna agli Organi di Governo, coinvolga tutto l’Ateneo al fine di arrivare al referendum necessario all’approvazione del nuovo Statuto con la massima consapevolezza dell’importanza di questo documento e la massima partecipazione democratica al voto che esprimerà un giudizio su di esso.

Coordinamento PoliTo

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Conferenza di Ateneo per la revisione dello Statuto – 11 febbraio 2019

Interventi di Danilo Bazzanella alla conferenza di Ateneo dell’11 febbraio 2019

PRIMO INTERVENTO
Per prima cosa ci tengo molto a ringraziare i colleghi del Senato Accademico, e in particolare i membri della commissione statuto, in primis il prof. Ghione, per il grande lavoro fatto in questi mesi per arrivare a una prima bozza di revisione completa dello Statuto.

La riscrittura dell’atto normativo fondamentale del nostro Ateneo è di capitale importanza per la vita della nostra Istituzione e per questo ci tengo a dare il mio contributo alla sua discussione.

Il lavoro fatto mi pare ottimo e completamente condivisibile, con l’eccezione di un solo punto, su cui non posso che sospendere il giudizio: la composizione del Senato Accademico.

La nuova composizione prevede l’elezione di 20 docenti, oltre al Rettore membro di diritto, il che porta la componente docente a superare il minimo di legge dei 2/3 della dimensione dell’Organo. I non docenti avrebbero quindi una rappresentanza più ridotta di quanto sarebbe consentito dalla legge, e questo ci ha spinto a presentare una nostra proposta alternativa, che purtroppo non ha avuto il necessario sostegno all’interno degli Organi di Governo.  La questione più delicata è però soprattutto che nell’attuale bozza dello Statuto non si specifica con precisione in quale modo vengono eletti questi 20 docenti.

Per i primi nove è molto chiaro, sono eletti con un vincolo di fascia, e nello Statuto viene specificato in modo dettagliato come questo si realizza. Per gli altri 11 (con l’attuale assetto Dipartimentale) è solo scritto che sono eletti uno per Dipartimento, ma le necessarie precisazioni sulle modalità di elezione sono rimandate al Regolamento Generale di Ateneo (RGA).

Non mi pare quindi possibile valutare compiutamente l’attuale testo dello Statuto senza conoscere anche il testo dell’RGA. Esistono numerosi modi per eleggere 11 docenti da 11 Dipartimenti, in modo che ogni Dipartimento veda esattamente un eletto, sempre con il vincolo di legge di avere un numero minimo di Direttori eletti. Purtroppo, nessuno semplice e lineare.

In questo mio intervento non farò una proposta di dettaglio, ma mi limiterò a fare un’osservazione di principio su questo delicato punto, non ancora definito dagli Organi di Governo.

Sono convinto che per il buon funzionamento del nostro Ateneo sia fondamentale che gli Organi di Governo siano massimamente rappresentativi e composti da rappresentanze trasversali, maggiormente in grado di far prevalere la condivisione e la ricerca di soluzioni di sistema.

Come saggiamente deciso dalla originaria Commissione Statuto del 2011, nell’attuale testo dello Statuto tutte le elezioni delle componenti del Senato e del CdA si svolgono a livello di Ateneo e sono fermamente convinto che sarebbe un grave errore abbandonare questo principio ispiratore, prevedendo sistemi ibridi con qualche componente eletta a livello Dipartimentale.

Si rischierebbe di mettere in estrema difficoltà le persone coinvolte che non potrebbero che essere sempre combattute tra il dovere democratico di rappresentare gli interessi dei propri elettori e il dovere istituzionale di cercare soluzioni rispettose degli interessi generali dell’Ateneo.

Si rischierebbe inoltre di trasformare il Senato nel luogo dello scontro degli interessi di parte invece che, come è ora, il luogo dove le visioni parziali che si hanno dai diversi punti di vista sull’Ateneo possono integrarsi per facilitare l’individuazione di soluzioni equilibrate e largamente condivise.

Se ci sarà tempo, spero si potrà nel proseguo della conferenza andare più nel dettaglio sulle possibili modalità di elezione. Credo però che prima di addentrarsi nelle questioni tecniche sia fondamentale confermare questa grande scelta di principio.

SECONDO INTERVENTO
Intervengo nuovamente per precisare alcune questioni che forse non ho espresso in modo del tutto compiuto nel mio intervento precedente.

Non credo ci sia una discussione in atto sull’importanza dei Dipartimenti. Nessuno mette in dubbio l’importanza dei Dipartimenti nella nostra organizzazione. Certamente non io.  Mi pare scorretto dire che le modalità di elezione dei rappresentanti dei docenti del Senato Accademico che stiamo discutendo siano più o meno “a favore” dei Dipartimenti o che diano conto di una maggiore o minore centralità dei Dipartimenti. La centralità e l’importanza dei Dipartimenti, a mio parere, è molto più legata ad altre scelte strategiche di Ateneo, come per esempio le decisioni sul Fondo di Finanziamento dei Dipartimenti (FFD), le politiche su possibili nuovi Centri Interdipartimentali e le nuove modalità di ripartizione e utilizzo delle risorse di Ateneo.

Non mi pare neppure corretto discutere sul fatto che le diverse impostazioni che stanno emergendo siano giuste o sbagliate. Sono semplicemente diverse. Si può ritenere, come ho proposto io, che per la rappresentatività del Senato Accademico e la sua capacità di trovare soluzioni che mettano al centro gli interessi generali dell’Ateneo, sia preferibile prevedere che tutti i membri siano eletti a livello di Ateneo, oppure si può preferire che ogni Dipartimento abbia il diritto di mettere in Senato Accademico un rappresentante di propria fiducia. Non c’è nulla di errato nelle due posizioni: sono solo diverse perché rispondono a principi diversi.

Io ritengo preferibile la mia impostazione perché nel momento che si deve definire un Organo di Governo centrale ritengo sia doveroso concentrarsi sulla capacità di mettere al centro l’interesse dell’Ateneo, ma non sono per nulla contrario a cercare delle soluzioni che possano anche aumentare la rappresentatività, anzi, per esempio prevedendo dei vincoli di appartenenza dipartimentale, come proposto nella bozza attuale di Statuto in discussione.

Dal mio punto di vista quello che è fondamentale è la democrazia dell’elezione dei 20 rappresentanti dei docenti di ruolo dell’Ateneo, perché non dimentichiamo che la legge, vedi nota [1], non parla di rappresentanti dei Dipartimenti e neppure di rappresentanti di fascia, parla solo di “composizione per almeno due terzi con docenti di ruolo”.

Penso sia opportuno sacrificare in parte la democrazia di questa elezione perché si metterebbe a rischio la rappresentatività dell’Organo. Con modalità del tutto democratiche, in casi estremi, potrebbero essere eletti 20 docenti tutti dello stesso Dipartimento, della stessa fascia e magari anche dello stesso genere. Il sacrificio però, a mio parere, deve essere ben valutato e il più limitato possibile.

Per l’elezione dei primi 9 docenti di ruolo, che prevedono un vincolo di fascia, le regole sono chiare e ragionevoli già nell’attuale Statuto e sono previste tutte elezioni a livello di Ateneo, in modo omogeneo a quanto previsto per le componenti dei PTA, AdR, RTD, per gli studenti… Per quanto riguarda gli altri 11 docenti (nell’attuale assetto Dipartimentale), credo non ci sia nulla di male a prevedere un vincolo dipartimentale, assicurandosi che nessun Dipartimento risulti escluso dal Senato Accademico come previsto nel testo di Statuto in discussione. Credo però non sia opportuno derogare ulteriormente al principio democratico e ritengo assolutamente fondamentale confermare la scelta di principio alla base dell’attuale Statuto che prevede esclusivamente elezioni trasversali ai Dipartimenti.

Nell’intervento prima del mio il prof. Rossetto ha fatto notare che già nell’attuale Statuto non tutte le elezioni sono a livello di Ateneo, come quelle dei rappresentati di fascia. Ho risposto che pur essendo ristrette a una singola fascia, sono comunque elezioni trasversali ai Dipartimenti, che è il punto fondamentale per garantire la trasversalità dei candidati.

L’osservazione ha fatto emergere una ulteriore domanda: perché eleggiamo i docenti in modo diviso (9 e 11) e con regole non omogenee? Non saprei dire se questa questione è stata valutata e discussa in Senato Accademico. Forse si è ritenuto troppo difficile procedere su questa strada per i problemi tecnici, dovuti soprattutto agli insensati vincoli di legge previsti dalla Gelmini, ma sicuramente sarebbe interessante.

Si potrebbe massimizzare la democrazia, seguendo il principio che tutti votano tutti, inserendo ad arte i vincoli di fascia, i vincoli di appartenenza dipartimentale e magari anche qualche garanzia di genere.  Perché no?

Concludo con la sensazione che mi è rimasta ripensando a questa prima Conferenza di Ateneo sulla riforma dello Statuto. Durante la discussione siamo andati progressivamente a desumere i principi che sottendono alle varie scelte tecniche e abbiamo cominciato a porre in evidenza le grandi scelte di principio che l’Ateneo deve fare. Soprattutto per rispetto del lavoro dei colleghi senatori, sarebbe stato meglio approfondire le questioni di principio prima che il Senato Accademico dedicasse mesi e mesi di lavoro a mettere a punto delle soluzioni tecniche.

A questo punto, visto i pochi mesi a disposizione prima della fine del quadriennio di mandato di questo Senato, è difficile rimettere del tutto in discussione i principi e ripensare quindi alle possibili soluzioni tecniche conseguenti, per cui ritengo che sia necessario approvare al più presto tutte le modifiche di Statuto largamente condivise (che dalla discussione mi sono parse essere la quasi totalità) e decidere di soprassedere per ora sulle questioni su cui eventualmente non si riuscisse a raggiungere una larga convergenza, a mio parere assolutamente necessaria quando si procede a riscrivere quella che possiamo considerare una sorta di nostra Costituzione.

[1]  Legge 240/2010, ART. 2, “f) costituzione del senato accademico su base elettiva, in un numero di membri proporzionato alle dimensioni dell’ateneo e non superiore a trentacinque unita’, compresi il rettore e una rappresentanza elettiva degli studenti; composizione per almeno due terzi con docenti di ruolo, almeno un terzo dei quali direttori di dipartimento, eletti in modo da rispettare le diverse aree scientifico-disciplinari dell’ateneo;

Comunicazione delle rappresentanti RTI sull’inaugurazione dell’A.A.

Cari amici e colleghi ricercatori,
come rappresentanti dei RTI in Senato teniamo a farvi partecipi di una decisione che abbiamo preso con altri colleghi in relazione alla cerimonia di inaugurazione dell’a.a.

Il ministro Bussetti, invitato dal nostro Rettore, per impegni inderogabili ha incaricato di presenziare alla cerimonia il prof. Giuseppe Valditara (Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca del MIUR).
Il prof. Valditara rappresenta la continuità con le precedenti politiche di smantellamento dell’università pubblica ed è stato fra i principali estensori della legge Gelmini, che tanti danni ha procurato al nostro sistema universitario.
In particolare, la legge ha letteralmente stritolato le figure dei ricercatori, non solo disconoscendo la loro professionalità e il loro ruolo, ma proprio “dimenticandosi” della loro esistenza.

Dunque – per la dignità  nostra e di tutti voi che noi rappresentiamo – la presenza del professore non è gradita e la riteniamo non compatibile con la nostra.
Con la nostra assenza non intendiamo dissociarci dall’impegno del Rettore, che sottoscriviamo, e desideriamo ringraziarlo perché sappiamo che sottoporrà al professor Valditara domande stringenti e istanze precise circa la situazione attuale dell’Università italiana.

Siamo certe che comprenderete la nostra posizione.

Le rappresentanti dei RTI in Senato
Valeria Minucciani e Raffaella Sesana

Comunicato all’Ateneo del 30 Novembre 2018 – Valditara all’inaugurazione dell’A.A.

Cari Colleghi,

come saprete, alla imminente cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico presenzierà il Professore Giuseppe Valditara che è stato da poco nominato Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca del MIUR, posizione di grande potere nella gestione quotidiana e di indirizzo strategico dell’intero comparto della ricerca. Tale nomina sancisce la continuità con una delle stagioni più sciagurate per l’Università italiana in età repubblicana, iniziata con l’approvazione della legge 240/2010 (“Legge Gelmini”) della quale proprio il Prof. Valditara fu tra i principali estensori. Come ricorderete, la riforma universitaria del 2010 è stata varata nonostante l’opposizione di ampia parte del mondo universitario italiano. Una riforma che ha destrutturato il sistema universitario, incrementato il potere gerarchico e ulteriormente precarizzato l’accesso ai ruoli universitari. Da quel momento tutti i governi hanno continuato a portare avanti provvedimenti di riduzione delle risorse per l’Università e la ricerca pubblica.

Contemporaneamente le risorse residue sono state attribuite alle istituzioni dichiarate eccellenti mediante opache procedure di valutazione messe a punto dall’ANVUR. Il risultato è che l’Italia continua ad essere il fanalino di coda tra i paesi OCSE (dietro, ad esempio, a Turchia, Colombia e Costa Rica) in termini di percentuale di cittadini laureati, tagliando alla radice non solo la possibilità per milioni di persone di avere accesso al benessere culturale e materiale potenzialmente disponibile, ma anche le speranze di formare le competenze necessarie al Paese per affrontare le sfide scientifiche del futuro.

In aggiunta, a causa della riforma del 2010, l’attuale posizionamento italiano nel panorama scientifico internazionale, prodotto con il lavoro di ricercatori dotati di risorse molto inferiori a quelle a disposizione dei colleghi di paesi più lungimiranti, è destinato ad esaurirsi per il mancato ricambio generazionale causato dal massiccio ricorso al precariato delle giovani leve di ricercatori, le cui energie sono costrette a essere spese in contratti e servizi di basso livello, impedendo loro di sfruttare gli anni più produttivi della loro carriera.

Tutto questo è quanto il Prof. Valditara ha contribuito a ottenere, e, sulle macerie prodotte dalla riforma da lui fortemente voluta e sostenuta, ora dirige l’influente Dipartimento dell’Università del Ministero della Istruzione, Università e Ricerca. 

Per questi motivi, pur confidando che il nostro Rettore saprà cogliere l’occasione della cerimonia per manifestare al Governo del Paese rappresentato dal Prof. Valditara lo stato di sofferenza del sistema universitario italiano, il Coordinamento del Politecnico di Torino, nato proprio in opposizione alla Legge 240/2010 e impegnato tutt’ora a mitigarne i devastanti effetti, allo scopo di manifestare pubblicamente il proprio profondo dissenso nei confronti delle politiche che il Prof. Valditara rappresenta, non può che, con dispiacere, rinunciare a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico del proprio Ateneo.

Un caro saluto a tutti.

Coordinamento PoliTo

CdA 30 ottobre e 7 novembre 2018

Visto la completezza dell’usuale resoconto istituzionale aggiungiamo solo alcune osservazioni puntuali.

È arrivata a conclusione la procedura di revisione dello Starting Grant per gli RTD. È stata accettata la nostra proposta di prevedere un nuovo finanziamento per ogni RTDa che diventa RTDb, lasciando nella disponibilità del ricercatore gli eventuali avanzi di fondi ottenuti come RTDa. Su questo punto c’è stata un po’ di discussione ma alla fine è stato condiviso che ogni scadenza per i fondi rischia di portare a un utilizzo frettoloso e quindi con una maggiore probabilità di non essere ottimale.

Siamo stati rassicurati che anche nel passaggio da RTDb a PA le rimanenze degli Starting Grant sono sempre state, e continueranno ad essere, lasciate nella disponibilità dei neo PA.

La richiesta che abbiamo fatto nella sedute precedenti di discutere l’eventuale pagamento della didattica complementare per gli RTD che superino le soglie previste, è stata presa in considerazione ma è stata passata al SA, a causa della necessità di rivedere il regolamento in tal senso. La questione tornerà poi in CdA per la delibera relativa al finanziamento dell’operazione.

Finalmente dopo mesi il CINECA ha risposto alla nostra richiesta di avere un software per calcolare l’importo dell’una tantum per ogni singolo docente. Purtroppo la risposta è stata negativa e quindi non avremo un applicativo sviluppato appositamente a livello nazionale per questo calcolo. Dovremo quindi affrontare la questione a livello di Ateneo. Questa è sicuramente una cosa insensata perché come noi anche tutti gli altri Atenei dovranno affrontare il medesimo problema e sarebbe stato sicuramente più efficiente e uniforme gestirlo nazionalmente. È stata quindi creata un’apposita commissione istruttoria che proporrà delle possibili soluzioni nella prossima seduta di CdA. Difficilmente si riuscirà a distribuire l’una tantum prima dell’inizio del nuovo anno.

Nella seduta congiunta del 7 di novembre è stato discusso il testo del Piano Strategico. Subito dopo la fine della seduta congiunta si è tenuto un CdA straordinario con un unico punto all’ordine del giorno: la revisione dello Statuto dell’Ateneo. Ci è stata presentata solo una nuova proposta di composizione per il futuro SA, visto che su tutto il resto il CdA si era già espresso all’unanimità in modo positivo nelle scorse sedute. La nuova proposta di composizione prevede l’elezione di un docente per ogni Dipartimento e poi il completamento della componente docente con 9 rappresentanti di fascia. Si eviterebbe così la farsa dell’elezione di 9 Direttori su 11, andando comunque ad un allargamento del SA (che passerebbe da 28 a 30 componenti, con l’attuale assetto a 11 Dipartimenti) ma di dimensioni più limitate rispetto alla precedente proposta (che prevedeva 34 membri). Pur riconoscendo il grande lavoro fatto dal Senato, abbiamo espresso le nostre perplessità sulla scelta politica di risolvere i problemi dell’attuale composizione rischiando di far fare all’Ateneo un ulteriore passo nella direzione opposta a quella da noi sempre sostenuta.

Per questi motivi abbiamo fatto le seguenti dichiarazioni di voto:

“Prima cosa vorrei ringraziare molto il Senato Accademico per il grande lavoro fatto in questi anni riguardo la riforma del nostro Statuto e in particolare vorrei ringraziare il prof. Ghione per aver coordinato i lavori dell’apposita commissione. Giudico il lavoro fatto in modo molto positivo e dichiaro la mia intenzione di votare a favore a tutte le modifiche di Statuto proposte, con un solo punto su cui vorrei soffermare la mia attenzione.  

La riforma Gelmini, contro cui ci siamo battuti nel 2010, ha avuto come effetto quello di ridurre gli spazi di democrazia all’interno dell’Università e di inserire elementi di gerarchizzazione che sono del tutto in contrasto con l’idea di Università Pubblica come Comunità Accademica. In particolare, nella composizione del Senato Accademico ha posto dei vincoli che riservano uno spazio eccessivo ai docenti di ruolo nei riguardi delle altre componenti accademiche (almeno due terzi del Senato deve essere composto da docenti di ruolo). Visto il vincolo di avere almeno il 15% di studenti, tutte le altre componenti (i circa 600 AdR, 200 RTD e quasi 800 PTA), pur rappresentando la grande maggioranza della nostra comunità, risultano avere una rappresentanza nel Senato Accademico che per legge non può essere di molto superiore al 15%. C’è poi un ulteriore vincolo di natura verticistica all’interno della rappresentanza del corpo docente che prevede che almeno un terzo dei docenti siano Direttori di Dipartimento. L’insieme di questi due vincoli rende illegittimo prevedere a Statuto una composizione del Senato Accademico che lo possa rendere realmente rappresentativo della nostra comunità.

La mia posizione, del Coordinamento PoliTo e della R29A a livello nazionale, è da sempre quella di cercare di minimizzare i danni della riforma Gelmini, e quindi nel punto specifico di tendere a una composizione che porti al minimo di legge la rappresentanza dei docenti di ruolo, lasciando il massimo spazio consentito agli altri, e porti al minimo di legge la componente dei Direttori di Dipartimento all’interno della componente docente, cercando di creare un sistema il più democratico possibile.

Con l’occasione della riforma dello Statuto abbiamo organizzato vari incontri pubblici e seguendo questa linea siamo andati a convergenza su una proposta di nuova composizione del Senato Accademico a 27 membri con 18 docenti (esattamente i 2/3), di cui 6 Direttori di Dipartimento (esattamente 1/3 dei docenti), lasciando il massimo spazio alle altre componenti della nostra Istituzione.

La proposta che ci arriva dal Senato Accademico rappresenta invece un cambiamento, anche se piccolo, nella direzione opposta, visto che prevede la crescita della componente docente rispetto alle altre componenti e rischia di ampliare ancora il numero dei Direttori di Dipartimento all’interno della componente docente. Per questo confermo il mio giudizio molto positivo sull’insieme della riforma di Statuto che ci è stata proposta, ma non posso dare il mio voto positivo sullo specifico punto della nuova composizione del Senato Accademico.” (Danilo Bazzanella)

“Prima di iniziare il mio intervento, per evitare qualsiasi fraintendimento, vorrei esprimere il mio ringraziamento e la mia stima per l’operato del Senato tutto e del Prof. Ghione, responsabile della Commissione Statuto, per la grande mole di lavoro svolto per arrivare alla proposta di modifica dello Statuto su cui oggi, qui in CdA, dobbiamo esprimerci.  La mia opinione sul complesso della revisione del documento è ampiamente positiva, tuttavia mi restano ancora delle perplessità sulla nuova formulazione dell’articolo 11 relativo alla composizione del Senato Accademico.

So perfettamente, avendo in passato fatto parte io stessa della Commissione Statuto, quanto sia stato, sia, difficile trovare una posizione condivisa su questo punto, perché le diverse opzioni esaminate nel tempo, senato più snello o senato più ampio, possono comportare conseguenze differenti e sono potenzialmente in relazione da un lato con l’incisività dell’azione dell’organo, dall’altro con la tutela della rappresentanza e della democrazia.

Ma proprio per la necessità che io ritengo più importante, di cercare di garantire la massima democrazia nel funzionamento del Senato anche nel futuro, concordo con quanto richiamato poco fa da Danilo Bazzanella, e quindi su questo singolo punto il mio voto è contrario.” (Caterina Mele)

Caterina Mele
Danilo Bazzanella