Giornata di Mobilitazione Nazionale – 24 Novembre 2017

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Resoconto ultimi CdA

Visti i resoconti istituzionali delle sedute del 20 settembre, 18 ottobre (seduta congiunta con il Senato Accademico) e 9 novembre 2017, aggiungo solo qualche osservazione puntuale.

Nella seduta di settembre è stato dato parere positivo dal CdA a una proposta di introduzione delle quote di genere nell’elezione del CdA. Andando più nel dettaglio il nuovo testo prevede che per i 5 membri eletti interni all’Ateneo “Sono eletti quattro candidati votati dai professori e ricercatori a tempo indeterminato e un candidato votato dal personale tecnico-amministrativo. Il meccanismo di designazione garantisce la presenza di almeno due rappresentanti per ciascun genere.” e per i membri esterni viene previsto nello statuto che gli esterni il Senato Accademico li nomina “prevedendo la designazione di almeno un componente per ciascun genere”. Molto più complicata è la rappresentanza degli studenti, che essendo assicurata mediante liste male si adatta alla previsione di quote di genere. Comunque le modalità di elezione sono nel regolamento elettorale e non necessitano di modifiche di Statuo o Regolamento Generale. E’ stato poi proposto dal Senato Accademico, e ha avuto il parere positivo del CdA, la previsione di avere due voti esprimibili per ogni docente votante, ma diversamente da ora, il doppio voto prevederà il vincolo di essere al massimo un voto per genere.  Si potrà quindi dare un primo voto a qualunque genere, ma chi intenderà dare un secondo voto (non obbligatorio, ovviamente) potrà darlo solo a un candidato dell’altro genere.

In futuro ci saranno nel caso peggiore almeno 3 persone per genere su 11 (4 se si trova un modo per prevedere delle quote di genere anche per gli studenti). Non è molto, ma è un inizio. Se non altro è stata condivisa l’idea di intervenire per cercare di riequilibrare la rappresentanza femminile, molto ridotta e addirittura nulla in qualche CdA precedente.

Nella seduta di ottobre, seduta congiunta CdA e Senato Accademico, è stato approvato un documento rigurdante le criticità del sistema universitario nazionale e alcune proposte per cercare di uscire dalla situazione in cui siamo stati ridotti dalle politiche dei governi di questi ultimi anni.

Nella seduta di novembre è stato precisato che non ci sono vincoli per l’utilizzo del finanziamento diffuso, se non quello relativo alle spese di personale, che per evitare il protrarsi di figure precarie può prevedere solo assegni di ricerca per dottorati e laureati da non più di tre anni. I vincoli ovviamente sono gli stessi del FFD (Finanziamento di Funzionamento dei Dipartimenti), anche perché altrimenti non sarebbe possibile prevedere gli auspicati cofinanziamenti dipartimentali alle iniziative dei singoli e dei gruppi. E’ stato precisato che si possono utilizzare anche per attivare borse di dottorato, ovviamente con il coinvolgimento di Scudo.

La presentazione sugli spazi da destinare ai centri interdipartimentali si è conclusa con la richiesta di rinviare la delibera al CdA del 29 di novembre, per aver modo di trovare anche gli spazi adeguati per soddisfare le richieste degli studenti.

Danilo Bazzanella

Assemblea Nazionale

Nei prossimi giorni sarà resa pubblica la prima bozza della legge di bilancio e se il mondo universitario intende dare un contributo propositivo al riguardo, cosa oltremodo urgente, è necessario farci sentire ora. Per questo motivo proponiamo una

ASSEMBLEA NAZIONALE
degli studenti e i lavoratori in mobilitazione
POLITECNICO DI TORINO – 6 novembre 2017
ORE 11:00 – aula 27b

INFORMAZIONI PER RAGGIUNGERE L’ASSEMBLEA

per fare sintesi delle proposte di che stanno emergendo a livello locale e convergere su una grande azione di mobilitazione condivisa e nazionale da mettere in atto nel caso il testo della legge di bilancio che verrà approvato non risponda adeguatamente alle nostre richieste, che sono state espresse nella lettera aperta alla Ministra ( vedi https://politecnicoblog.wordpress.com/petizione/) e ricordiamo sono principalmente:

  • Aumentare significativamente il Fondo di Funzionamento Ordinario (FFO), cercando almeno di avvicinarci alla media europea;
  • Programmare un grande piano straordinario pluriennale di reclutamento di Ricercatori in tenure track per ringiovanire e aumentare la numerosità della docenza universitaria, con l’obiettivo di adeguare il rapporto numerico studenti/docenti del nostro sistema universitario a quello degli altri paesi europei;
  • Ridurre le limitazioni all’accesso degli studenti all’Università e investire maggiormente nel sostegno al diritto allo studio, nella residenzialità universitaria e in politiche mirate all’aumento del numero degli iscritti e dei laureati;
  • Investire nel finanziamento e nella valorizzazione del dottorato di ricerca, a cominciare dall’eliminazione delle disparità oggi esistenti fra i dottorandi;
  • Procedere celermente al rinnovo del CCNL 2016-2018 del personale contrattualizzato dell’Università e avviare un recupero progressivo del potere d’acquisto dei salari, perduto in 8 anni di blocco;
  • Riportare una ragionevole equità tra il trattamento economico dei docenti universitari e il resto del personale pubblico non contrattualizzato, in particolare riguardo il recupero dell’anzianità persa in questi ultimi anni;
  • Ripensare le modalità della valutazione, evitando un uso automatico degli indicatori al fine delle ripartizioni dei fondi e dei compiti di indirizzo del sistema;
  • Uscire dalla logica della concorrenza tra gli Atenei, i Dipartimenti e i ricercatori e riprendere a gestire l’Università Pubblica come un’istituzione nazionale con obiettivi di sistema e con la finalità primaria di fornire un adeguato e uniforme servizio all’intero paese.

Vogliamo sottolineare e rendere pubblico quanto la legislazione attuale abbia profondamente modificato il modello di governo delle università e il metodo di reclutamento e di progressione del personale docente, generando evidenti criticità del sistema universitario italiano sia nella capacità attrattiva che nella capacità di motivare chi è in una posizione strutturata. In particolare uno dei problemi più pressanti sul sistema e sulla vita delle persone sono i tempi troppi lunghi necessari per passare nella figura di professore di ruolo e la mancanza di un’unica figura pre ruolo che possa andare a sostituire l’attuale eterogeneità di figure. Tali criticità dovranno essere al più presto corrette con interventi urgenti e puntuali e soprattutto dovranno essere oggetto di una discussione nazionale nella prospettiva di una riforma complessiva della docenza universitaria.

Il sistema universitario è un bene comune con un ruolo sociale insostituibile. Lavoriamo insieme per il riscatto dell’Università Pubblica.

Locandina PDF

 

PER CONTATTI E SEGNALAZIONI
di assemblee trasversali che si stanno tenendo negli Atenei per discutere sulle azioni di mobilitazione condivisa da tutte le componenti del mondo universitario, scrivere a riscattouniversitapubblica@gmail.com  Alla pagina La Mobilitazione potete trovare le iniziative che ci sono state segnalate

Se la toppa è peggio del buco

Mi pare che la notizia della cupola che ha controllato l’ASN di diritto tributario abbia creato reazioni scomposte e a volte ben poco razionali. Il picco della bufera forse è passato e quindi, spero, si possa cominciare a fare qualche ragionamento un po’ più meditato.

Non c’è dubbio che i baroni esistono e che sono tutti professori ordinari. Per lo meno se con “barone” si intende un professore che gestisce una parte dell’Università Pubblica come se fosse una cosa di sua proprietà. Non è però vero il viceversa, cioè che tutti gli ordinari sono baroni. Conosco di persona professori ordinari di levatura morale ineccepibile. Si tratta quindi di una parte, mi auguro una minoranza, all’interno di una categoria che in tutto rappresenta comunque poco più di un quarto del corpo docente universitario. Se contiamo che il nostro mondo è composto anche dalle migliaia di ricercatori non strutturati, dai tecnici, dagli amministrativi, dai bibliotecari, dai dottorandi e soprattutto dai milioni di studenti, siamo davanti a una piccolissima minoranza di persone che persegue i propri interessi personali a discapito della grandissima parte dell’Università, che è la vera parte lesa di questo fenomeno.

Che possa essere fatto di tutta l’erba un fascio, attaccando l’Università in quanto tale è veramente inaccettabile e del tutto irrazionale. Oltra al danno anche la beffa. Le persone che hanno comportamenti scorretti o addirittura illegali vanno individuate e non criminalizzate intere categorie. È talmente ovvio che mi vergogno un po’ a doverlo scrivere.

Alcuni meno superficiali hanno deciso invece di attaccare i concorsi universitari, invece che l’Università in quanto tale. Molto meglio, direi. Solo che la soluzione proposta è peggio del male. C’è la corruzione nei concorsi e quindi eliminiamoli e sostituiamoli con le chiamate dirette, cioè dando la possibilità ai baroni di decidere legalmente chi chiamare a loro piacimento. Una sorta di legalizzazione delle scelte arbitrarie, che tra l’altro non appare neppure legalmente possibile, visto che per essere assunti nella pubblica amministrazione è necessario un concorso pubblico.

Come già successo nel 2010 con la riforma Gelmini, un nuovo tentativo di spianare la strada al potere baronale, proprio con la scusa della guerra ai baroni. Occhio alle toppe peggio del buco!

Tutto sommato però l’idea di eliminare i concorsi non mi dispiace. È proprio sul potere di condizionare i concorsi che si basa una parte del potere baronale e poi soprattutto è del tutto irrazionale una sequenza di concorsi come quella prevista nell’Università italiana. Concorso per fare l’assegnista, poi altro concorso per diventare RTD (Ricercatore a Tempo Determinato) di tipo a, poi ulteriore concorso per diventare l’RTD di tipo b e quindi Professore Associato e l’ennesimo concorso per diventare infine, oramai spesso anzianotto, Professore Ordinario. Non è un caso se i professori ordinari italiani hanno in media più di 60 anni, veramente tanti anni in più che nel resto del mondo.

Di concorso ne basterebbe uno, quello per il reclutamento, e poi la progressione si potrebbe fare con delle valutazioni sulla persona, in base quindi all’impegno e ai risultati relativi dell’intera gamma della nostra attività lavorativa. Idea originale e rivoluzionaria? Veramente fanno così nella quasi totalità dei sistemi universitari del mondo e anche in qualsiasi posto di lavoro, in Italia o all’estero, nel pubblico e nel privato. C’è una selezione comparativa all’ingresso, al momento dell’assunzione, e poi da lì in avanti conta quello che fai tu, quanto bene svolgi il tuo lavoro e la carriera si basa su quello.

Se è una rivoluzione è la rivoluzione dell’ovvio. La cosa strana è che invece nell’Università italiana, e solo quella italiana, si viene assunti infinite volte. Assunto come assegnista, poi licenziato e riassunto come RTDa, di nuovo licenziato e riassunto come RTDb… La cosa più assurda e che fanno finta di licenziarci anche all’interno dei ruoli strutturati. Si viene formalmente licenziati da Professore Associato e riassunti come Professore Ordinario, quando si fa l’ultimo dei passaggi di carriera ed è con questo trucco che ci rubano tutta l’anzianità di servizio, facendoci ripartire da zero. Si continua a fare il medesimo lavoro: stessi corsi, stessi studenti, stessi dottorandi, stessa ricerca, anche stessa scrivania… ma ci raccontano che è un altro lavoro, e quindi giustamente essendo un nuovo lavoro necessita di una nuova assunzione e di ripartire da un’anzianità nulla. Raccontato a chi non fa parte del mondo dell’Università sembra una cosa da pazzi, e in effetti lo è, ma il re è nudo e nessuno lo dice o forse ci siamo così abituati che ci sembra vestito.

Di posizioni nel corpo docente ne basterebbero due: un’unica figura pre-ruolo di professore junior che permetta ai migliori, dopo un tempo ragionevolmente limitato e una fase di tenure track, il passaggio a professore di ruolo. Sarebbe poi sufficiente avere un adeguato sistema di valutazione dell’attività globale delle persone per la progressione di carriera, ovviamente affiancato dalla possibilità di reclutare dall’esterno del sistema universitario e del paese. Quest’ultima possibilità a dire il vero è  già esistente, anzi in qualche misura è addirittura obbligatoria con le leggi vigenti, ma è di difficile realizzazione a causa dei limitati stipendi, soprattutto in entrata, che abbiamo nel nostro paese e che inevitabilmente ci rendono molto poco attrattivi.

Con questo si risolverebbe qualsiasi problema di favoritismi o corruzione? Certo che no, non esistono leggi che possano impedire la delinquenza. Forse però si avrebbe un sistema un po’ più ragionevole, dove ognuno cercando di fare bene il proprio lavoro ha tutta la convenienza a collaborare con i colleghi, invece che vederli come pericolosi antagonisti nella corsa ad ostacoli degli innumerevoli concorsi del sistema attuale.

Danilo Bazzanella